La pubblicità americana che ha creato la società dello stupro e delle molestie sessuali. E oggi…tutto come prima!

Al giorno d’oggi quesa tipologia di pubblicità verrebbe sicuramente censurata per il contenuto estremamente sessista e razzista. La propaganda americana ha dato il là alla società dello stupro e delle molestie sessuali senza nessun ostacolo da parte delle autorità sol perchè l’oggetto/soggetto era una donna. Beh, certo, le violenze perpetrate verso il sesso femminile esistono dai tempi dei tempi, ma arrivare a pubblicizzarle appare abbastanza disgustoso.

“Soffiale il fumo in faccia e lei ti seguirà ovunque” recitava vigliaccamente uno spot del 1969.

image

Ancora più cinico lo slogan della Kellog’s del 1930 : “Più duramente lavorerà una moglie e più sembrerà carina”. Da vomito!

image

Le marche più famose di allora, dai pantaloni Mr Leggs ai saponi N.K.Fairbank, con un piccolo bimbo bianco che incuriosito chiede ad uno di colore perchè sua madre  non l’avesse lavato con il sapone pubblicizzato, fanno capire che la Guerra di Secessione è servita ben poco agli americani.  

image

Immagini ignobili e sconcertanti che gli statunitensi accettavano senza batter ciglio e che parevano sponsorizzare un’ideologia e non un prodotto da consumare. Una sorta di fascismo all’americana che se ne fregava altamente dei diritti umani; veri e propri stimoli -espliciti e diretti- verso l’acclamazione della violenza nei confronti dei soggetti più deboli. Guardate con attenzione questa locandina che evidenzia un uomo che si domanda se sia ancora illegale uccidere una donna!

image

Oppure questo spot che sosteneva il machismo più arrogante e perverso, raffigurante una donna schiava del marito.

image

Pubblicità più recenti sembrano continuare, non tanto velatamente, la pessima sinfonia degli anni che furono con immagini che raffigurano giovani donne sculacciate dal marito, calpestate e con la testa sotto i piedi di predatori casalinghi, assolutamente assoggettate al capo e ritenute addirittura incapaci di aprire una bottiglia di passato di pomodoro.

image.jpeg

image

“È bello avere una ragazza intorno”.

image.jpeg

“Il capo sa fare tutto, ma non cucinare; per quello ci sono le mogli!

image.jpeg

“Pensi una donna possa aprirlo?”

Non che nel 2017 le cose siano migliorate; no, non volevo scrivere questo. Anzi, pubblicità con modelle brutalizzate, come quella censurata di Dolce & Gabbana, quelle con fastidiosi doppi sensi tipo “Fidati…Te la do gratis- La montatura !” e via dicendo, sottolineano ancora di più quanto l’ Homo Erectus sia attualmente presente nella nostra iper-tecnologizzata società, sempre alla ricerca, stavolta, di prede umane preferibilmente di sesso femminile, stimolato giornalmente da certa propaganda “svestita” che diventa un pericoloso pungolo ad agire nel peggiore dei modi.

image

image

Annunci

Può rientrare nella sfera del Femminicidio il caso Weinstein? O è qualcosa di diverso

Possiamo parlare di Femminicidio riguardo al caso Weinstein? Queste attrici che dopo vent’anni si sono scagliate, sicuramente a giusta ragione, contro il potente produttore holliwoodiano rientrano nel novero di coloro che sono state brutalmente maltrattate e stuprate? O è semplicemente qualcosa di meno fragoroso di quello che ci vogliono far intendere. D’altronde, abbiamo da tempo imparato ad operare una vera e propria cesura alla sequela di eventi che partoriscono vicende di dimensioni spropositate e che si riflettono sulla vita propria…

Se tutte le attrici americane, inglesi, italiane e via dicendo, cominciassero ad urlare allo stupro creando un vero e proprio status potremmo anche comprendere che tutto non è proprio come viene presentato.
Vorrei sapere l’assalto, come definito iersera da Asia Argento a “Carta Bianca”, se deve annoverarsi in una aggressione solamente fisica, dalla quale l’allora 21enne agile e scattante, avrebbe potuto sottrarsi dandosela a gambe e lasciando sul posto il maestoso orco definito da lei ” alto così e tre volte grande”, verbale – da impaurirla a tal punto da rimanere paralizzata, piccola o devastante.

Insomma, fu vera aggressione? O un tentativo, contornato di promesse, per far spogliare la giovane di turno? In fondo c’è, a questo punto, da chiedersi se un ” quanto sei bona” sussurrato per strada è sinonimo di attacco psicologico; se una mano che sfiora un braccio è aggressione; se un invito a bere un drink sia una molestia. Quindi, il mio personale parere è che queste signorine, poi divenute signore e famose attrici, abbiano innescato una campagna giornalistica pruriginosa in cui si sono, all’improvviso, trasformate in reporter di un periodo imprecisato senza specificare cosa realmente sia successo in quelle camere, in quei bagni, sul taxi o nello chalet di campagna. Praticamente, venuta fuori la prima denuncia, hanno voluto iscriversi in un baleno al club delle vittime, non spiegandoci a cosa porta tutto questo.

Porta a solidarietà? A compassione? Ad una nevrotica lotta dell’apparire sempre e in ogni caso? A diventare paladine di donne stuprate che forse hanno fatto solo sesso per mantenere la parte in quella serie televisiva? A mostrare la propria vita conventuale che si contrappone a scene di sesso esplicito e ben recitato? Ma non sarebbe più facile dirigersi subito verso il primo distretto di polizia e denunciare l’arco malefico? Così come è consigliabile che certune la finiscano di picchiare la testa nel muro per farsi notare. La violenza sulle donne è una cosa serissima, che va considerata con la massima serietà. E non svegliarci una mattina, guardare le notizie sui media, e gridare al lupo…

 

E improvvisamente fu stupro. Il mostro Weinstein e l’ipocrisia di molte attrici

Ed improvvisamente fu stupro. Forse, e sottolineo forse, quando faceva comodo erano solo prestazioni sessuali. Non sono qui a giudicare chi ha aperto le gambe al “mostro” Weinstein, un pezzo da novanta di Hollywood, un produttore vincitore di Oscar e premi vari. La fica è della donna e ci può fare ciò che vuole. Non mi metto a sentenziare se essa viene donata o venduta, sono affaracci di chi la possiede, pertanto, non voglio fare assolutamente il bacchettone. Dico solo che certe giovanissime la sfruttano per motivi personali, di carriera e, quindi, non vengano a fare le santarelline a giochi fatti.

Fare la puttana è, storicamente provato, il mestiere più antico del mondo, ma le prostitute di ogni epoca hanno almeno avuto la decenza di non ergersi a maestrine verso le cosiddette donne perbene e non si sono mai permesse di gridare alla violenza carnale dopo una prestazione sessuale terminata con pagamento cash.
Se in molte l’hanno data, su richiesta di un pezzo grosso del cinema o della televisione, per arrivare ad avere una parte in una commedia o per un contratto televisivo, questo non deve essere definito stupro; non può perchè è stata una scelta ben precisa, a meno che non ci sia stato veramente un atto violento che abbia costretto la persona, con la forza, ad un rapporto sessuale.

E così, dopo aver raggiunto la fatidica meta, cioè fama e ricchezza, non me la sento di credere a coloro che con le lagrime agli occhi giurano di essere state obbligate a prostituirsi per non rovinarsi la carriera. È solo snervante ipocrisia! Cosa bisognava fare? Non inchinarsi al sistema e tenere ben strette le gambe.
Dopo quanto sopra arrivare al caso Weinstein è obbligatorio, e rimanere perplessi di queste meravigliose attrici che improvvisamente si destano da un incantesimo e trovano la forza di denunciare le malefatte del potente produttore americano, già conosciuto per certe sue intemperanze sessuali, ma mai sputtanato per paura della sua potenza e dei suoi finanziamenti ai Clinton, una famigliola che di perversioni ne capisce parecchio.

No, non mi sono dimenticato di Asia Argento, che a detta della stessa avrebbe accettato di fare sesso per poter continuare indisturbata la propria carriera. Poverina, lei che ha sempre interpretato la casalinga perfetta e che non ha mai slinguazzato con cani o animali vari.
È dai fratelli Lumière che certe donnette se la spassano a letto con produttori e registi, finiamola con questa sceneggiata napoletana.
Come d’incanto tutte diventano Santa Rita da Cascia, cercando di camuffare la propria scarsa dignità urlando ai quattro venti di essere esseri umani e non oggetti, di avere la stessa possibilità di trattamento degli uomini, di sessismo, di violenze, mentre le vere, uniche nemiche delle donne sono loro.
Se non aveste creduto a certi compromessi, se aveste tenuto le mutandine addosso, avreste obbligato il sistema a decidere la carriera di una donna solo in base alla sua bravura, punto.

Almeno per una volta risparmiateci il vostro assurdo vittimismo che esplode improvviso e zittitevi per qualche istante in onore di quelle donne che a causa vostra non otterranno mai il posto che meritano nella società.

L’uomo e quel bagaglio di nozioni che lo avvicinano al mondo dello stupro

Purtroppo, lo stupro, è da millenni una vera e propria cultura che contagia l’uomo. Essendo di sesso maschile fai per forza parte di quel bagaglio di nozioni che ti avvicinano al mondo delle sevizie verso le donne. Esse, in qualsiasi parte del mondo, si muovono circospette avendo bene in testa che in ogni momento della giornata, soprattutto la notte, possono essere oggetto di tremende violenze. Lo stupro è difficile da mandare giù, poichè per i più è solo l’espressione di un maschio violento e cavernicolo.

Le statistiche ci portano a conoscenza che i maschi commettono il 99% delle violenze sulle donne, siano esse giovani o meno giovani o addirittura ultra settantenni. Pertanto, il sol fatto di essere un uomo ti recluta nella categoria della nozione dello stupro. Pensiamo a noi, che non siamo stupratori e a quando, magari a tarda sera, affianchiamo, durante il cammino in una strada semi deserta, una donna; il primo pensiero che ci balena nella mente è di far notare la nostra vicinanza con discrezione affinchè non si spaventi, si senta a proprio agio capendo di non aver a che fare con chi pensa lei.

E facciamo ciò solo perchè siamo uomini e cerchiamo di concentrarsi su ogni persona di sesso femminile in una maniera che la faccia sentire a proprio agio, sicura, certa di non essere in pericolo. Praticamente vorremmo,  addirittura, non essere lì, davanti a lei.  Ogni uomo “sano” deve rispettare lo spazio personale di ogni ragazza o donna che sia, non facendola sentire, così, vulnerabile o preda. Mai come ora una donna si è sentita così esposta, scoperta. Da Nord a Sud, passando per il Centro Italia, non trascorre giorno che non vi siano notizie di stupri o violenze sulle donne. Bisognerebbe un attimo fermarsi, noi uomini, a pensare allo stato d’animo di chi, per forza di cose, trema a prendere l’ascensore con uno sconosciuto; a chi deve attraversare una strada deserta; a chi non può fidarsi nemmeno delle forze dell’ordine. Le donne, da un pezzo a questa parte, devono – prima di lasciare casa-pensare ad un tragitto che non sia a rischio; in primis le pendolari del lavoro che non utilizzano l’auto.

Insomma, come potremmo, noi maschi, sopportare e concepire una tale situazione?La libertà maschile, per arrivare a comprendere la cultura dello stupro, passa dalla non libertà femminile alla quale da tempo deve assoggettarsi la donna. Spesso e volentieri si parla di prevenzione dello stupro, mentre non ci si sofferma ai modi per far sì che gli uomini la smettano di violentare, a certe pene severissime da comminare a chi arriva a tanto. È contro questa nozione della violenza sulle donne, che dovremmo coalizzarci tutti: persone comuni, uomini, donne, magistratura, forze dell’ordine…e politici.

Dovremmo ascoltare più le donne, anche chi è predisposto alla sicurezza, senza mettere in dubbio una denuncia o una dichiarazione che evidenzia delle violenze. Purtroppo succede spesso che Carabinieri o Polizia non diano sufficientemente credito alle parole di chi vorrebbe denunciare il fidanzato o il marito. Poi, come succede sempre, è troppo tardi.