Il ritorno al lavoro dopo le vacanze estive. Ecco alcuni consigli per non deprimersi troppo

Bye Bye spiaggia, sole, mare, tuffi e divertenti serate a base di rum all’ananas.

Ormai non rimane che piazzarsi davanti alla tediosa scrivania, unica meta da (ri) esplorare di nuovo. E’ innegabile, tornare in ufficio, dopo un bel po’ di ferie è dura, molto dura.

Nostalgia e stress prevalgono su tutto. Ma ogni cosa va affrontata nel modo migliore, sopportando i ricordi dei pomeriggi sotto il sole dorato e le spensierate risate in compagnia.

Come affrontare, dunque, il primo giorno di lavoro?
Un passo alla volta, accettando il suono della sveglia, la fugace colazione, il traffico snervante e l’apertura della porta dell’ufficio. Piccoli step, pertanto, lontani dal ritmo frenetico della lettura delle email, delle telefonate, dei saluti forzati che trasformerebbero tutto in una situazione insostenibile.

Uno studio americano, infatti, afferma che “Il ritorno alla solita routine può creare problemi al fisico nella sua interezza e creare un malessere profondo”.

Quindi, precedenza ai piccoli obbiettivi, come leggere i messaggi sul PC, organizzare gli appuntamenti, mangiare sano. Buon rientro!!!

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Continuano a suicidarsi per disperazione, ma il Governo che fa?

Solitamente sono due i messaggi lasciati, nei quali c’è scritto: “La dignità vale più della vita di un uomo”; nel secondo viene espressa l’intenzione di uccidersi. Il suicidio è quasi sempre un messaggio, un terrificante messaggio e certuni artigiani, impiegati, pensionati, vogliono lanciare con simili gesti il loro disperato grido di angoscia e di disperazione togliendosi la vita.

Molti italiani negli ultimi anni, sotto i colpi devastanti della crisi economica, hanno deciso di portare a termine tale risolutoria azione. Alcuni, dopo aver pagato dissanguanti debiti fiscali, ricevono, subito appresso, notifiche di altri pagamenti da onorare e tutto ciò lo percepiscono come la fine, senza la minima possibilità o speranza. Altri si accorgono di non poter più provvedere alla propria famiglia a causa della disoccupazione, del lavoro precario, della mancanza di prospettive o, direttamente, di possibili alternative a questa loro situazione economica.

Alcuni si impiccano, lasciando l’intiera famiglia nella più totale disperazione, poiché l’azienda dove lavorano, precariamente, ha annunciato un’ulteriore riduzione delle ore e dei salari. Storie tristi, crude, che colpiscono in profondità. Non più tristi di altre centinaia di vittime per suicidio che vengono raccontate dai mass media a causa della bizzarra legge applicata nel nostro Paese, dove a pagare sono sempre i soliti noti. Tali vicende colpiscono ancora di più perché compiute in un mondo che, credevamo, basato sulla stabilità e il quieto vivere.

Impressionano perché rivelano che il capitalismo funziona in tutto il mondo con la stessa logica, quella di conservare i privilegi e colpire i più deboli, soprattutto verso quegli individui che credono nel diritto a tal punto da permettergli di passare su di loro come un rullo compressore. Tutte queste morti hanno costretto, i vari Governi nullafacenti, a rivedere, per un po’ di tempo, la propria politica fiscale, rigorosa e decisa, ma morbida e permissivista verso il capitale finanziario, con la speculazione che, lungi dall’essere punita per aver causato un crollo globale senza precedenti è, invece, stata premiata, rispettata e obbedita in tutte le sue drastiche imposizioni.

Basterebbe che gli statisti italiani guardassero per un momento a ciò che accade in Sud America, in Africa, in Asia, per capire che molti fantasmi si sono annidati nelle loro stantie idee economiche. Non è tempo di rimuoverli? L’imminente fallimento del nostro settore imprenditoriale, il taglio drammatico delle pensioni, la perdita dell’impiego quando mancano pochi anni al riposo, raffigurano alcune delle ragioni attribuite ai suicidi o tentati suicidi in un paese, ove anche la legge, ci mette del suo per far sì che il numero di vittime aumenti sempre di più a causa di sentenze fasulle, giudici compiacenti, interpretazioni personali del codice penale sempre e, comunque, a discapito del cittadino comune, che si ritrova senza alcuna spiegazione in un carcere per una reato mai commesso, e sappiamo lo stato in cui versano i penitenziari di questo nostro italico stivale.