Cristiano Ronaldo e la Juventus sono fatti l’uno per l’altra: piuttosto appiccicosi, orgogliosi e notevolmente odiati

” Venire alla Juventus è stata una decisione facile”, ha detto Cristiano Ronaldo tempo fa nella sua presentazione nella sede di Torino . “Mi piacciono le sfide e vorrei fare la storia anche nella Juve. Sono sicuro che le cose andranno bene. Sono quasi certo iamo che sarà così, perché il portoghese e la Vecchia Signora sono fatti l’uno per l’altro. E lo dimostro in questi pochi punti.

Addii astiosi
Cristiano Ronaldo ha detto addio al Real Madrid senza una sola lacrima, o almeno una foto in cui su Instagram, o sui social network mostra un po’ di delusione. Praticamente come la Juventus ebbe a salutare ha salutato il suo vecchio stadio con disprezzo. E in più, battezzando la sua nuova casa con un nome impersonale: lo Juventus Stadium. Un nome assolutamente grigio, che ricorda le prime versioni di Pro Evolution Soccer in cui Konami non aveva i diritti di immagine delle squadre, quelli in cui Cafu era “Facu”, Frank de Boer era Frank de Mole o Rivaldo era Ravoldi . Non escludiamo di un Cristiano Ronaldo che corre sul prato con una maglietta con la scritta  Crustianu Radolno.

Odiato allo stesso modo
Se Florentino Perez è ossessionato dall’universalità del Real Madrid, e ha detto che ci sono Scuole Calcio del Real Madrid anche nelle Isole Galapagos, la Juve vanta due caratteristiche che la rendono unica: la sua italianità e il suo anti campanilismo. Entrambi i concetti fanno riferimento a quella Juve come squadra di italiani e non-luppolo. Ma dimmi cosa pensi e ti dico cosa ti manca: la Juventus è di gran lunga la squadra più odiata del calcio europeo. Se il Real Madrid è invidiata perché è la compagine più famosa e vittoriosa al mondo, e perchè molti affermano essere molto esperta nel barare ed essere assecondata dal governo, la Juve è diffamata perchè è una potenza economica senza limiti che le permette di strappare i migliori giocatori alle altre squadre.
In aggiunta, c’è il rapporto tra la famiglia Agnelli e il club, che risale a prima della prima guerra mondiale. La più famosa e potente industria del Nord Italia ha nutrito i bianconeri con le sue finanze sino a oggie, cosa questa veduta da molti italiani come un doping monetario, che ha condizionato da anni il campionato.
Dell’odio che Cristiano Ronaldo suscita, non parliamo nemmeno. L’attaccante è stato apostrofato brutalmente in tutti i campi che ha calcato, e pur avendo eseguito prestazioni antologiche in molti di essi, è stato solo applaudito in tre stadi. Il Bernabeu, Old Trafford e curisamente allo Juventus Stadiom, dove ha segnato il suo storico goal su rovesciata.

Ambizione senza limiti
Lo slogan non ufficiale di Juventus è “Vincere non e’ importante e’ l’unica cosa che conta”, un mezzo gioco di parole che viene verniciato di crack Portoghese, il giocatore che vuole sempre di più. La Juve dice di aver vinto 34 campionati di Serie A (gli ultimi sette consecutivi) e 13 Coppe Italia, trofei che prevede di aumentare con Crisitiano Ronaldo.

Qualche gaffe
La Juventus è in ritardo nelle coppe europee per club, perdendo addirittura ben 7 finali, guadagnate negli ultimi 22 anni. Cristiano Ronaldo ha vinto 5 coppe europee e ha vinto 12 delle 15 finali giocate con il Real Madrid. Ma senza la camicia bianca non è stato poi così vittorioso individualmente. Con il Portogallo ha perso la finale dell’Eurocup nel 2004 e ha potuto giocare solo pochi minuti nel 2016. Inoltre, ha perso una finale di Champions League con il Manchester United in cui non ha mai tirato in porta.

Orgoglio
“Tutto questo accade perché sono Cristiano Ronaldo “, ha rilasciato in un interrogatorio il portoghese al giudice che stava prendendo in carico il suo caso di frode fiscale, per il quale è stato infine condannato a due anni di prigione e a una multa di 18,8 milioni di euro. Questo aneddoto è solo uno dei mille esempi dell’arroganza di Cristiano Ronaldo, che si sentirà a casa a Torino. La sua nuova squadra è così somigliante a lui, che per anni ha rifiutato di indossare la sua maglia con due stelle che le hanno accreditato come vincitrice di 20 o più campionati,  perché i supponenti Agnelli hanno ritenuto che ne meritava 3, “perché ne avevano vinte più di 30 sull campo”. Quei campionati persi corrispondono agli anni bui di Luciano Moggi, direttore generale della squadra, che fu condannato per aver influenzato la designazione di arbitri “favorevoli”. Il caso si è concluso con la scomparsa dalla Juventus dei suoi ultimi due scudetti (2004-2005 e 2005-2006) ed è stata condannata a scendere in serie B e iniziare con 30 punti di svantaggio. Ma non ha mai voluto assumersi la colpano istante le varie sentenze del tribunale.

Un punto negativo
La Juventus ha qualcosa che dà un po’ di brividi e che non ha nessuna altra squadra di calcio nel mondo. Sono i cartelloni con la faccia dei loro giocatori, che spuntano ogni volta che uno di loro segna un goal. Una situazione surreale e un campione di uniformità degno di un campo sovietico. Dobbiamo riconoscere che le foto sono stampate in alta qualità, con una definizione incredibile … ma a loro manca il calore che si vede in altri stadi. Nonostante il Crisitano sia atterrato a Torino indossando un elegante due pezzi di Trussardi, il portoghese è un po’ pacchiano.

Artificiosità
La Juventus è una squadra artificiale. Non è nemmeno la prima squadra di Torino – quell’onore è detenuto dal grande Torino. Ma la sua mancanza di naturalezza non è dovuta al fatto che ha cambiato colore (inizialmente era rosa e nero) o perché ha copiato la sua maglia dal Nottingham Forest (a causa di uno dei suoi primi giocatori, un inglese di nome John Savage stanco del rosa).
È a causa della sua strana politica di stadio. Il suo precedente campo, il Delle Alpi , aveva una gigantesca pista di atletica, che lo rendeva più che uno stadio di calcio un terreno polifunzionale. Sembrava che il sabato la Juve vi avesse già giocato, la domenica toccasse al Torino, e il lunedì ci fosse una gara sui 1.500 metri in onore dei pompieri in pensione del Piemonte. Ed era vero: le due grandi squadre della città condividevano lo stesso campo, che serviva anche a celebrare gli eventi locali del re degli sport olimpici. Infatti, più eventi di atletica internazionale si sono tenuti in pista, perché i progettisti hanno dimenticato di includere un posto per riscaldarsi. In altre nazioni, gli stadi durano almeno mezzo secolo. E poi vengono  abbattuti.
Il Delle Alpi non aveva nemmeno trent’anni. E’ stato costruito nel 1990, in occasione del Mondiale tenutasi in Italia, e demolito nel 2006. E’ sempre stato conosciuto per essere uno stadio freddo, con scarsa visibilità e mai pieno. Il suo punto più basso è stato una partita di coppa contro la Sampdoria, dove solo 230 persone hanno preso il loro posto sugli spalti (69.000 era noi posti a sedere). È interessante notare che il suo miglior box office nei suoi 26 – anni di storia è avvenuto in Champions nel 2003, quando il Real Madrid dei Galacticos ha firmato la sua condanna a morte in quella semifinale in cui Figo ha sbagliato un rigore che doveva essere battuto da Ronaldo Nazario e che Hierro è stato ridicolizzato da quella corsa galoppante di Nedved.

Cristiano Ronaldo è artificiale? Assolutamente no. Ma il suo stile di vita asettico, i suoi distaccati saluti ai tifosi, e il suo sorriso sforzato non è che trasmettano molta naturalezza. Confermo, Cristiano e Juventus, un matrimonio perfetto .

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Cristiano Ronaldo avrebbe già firmato un contratto con la Juventus. Lo dice anche Moggi…e di lui ci si può fidare!

Il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, ha chiamato urgentemente il rappresentante di Cristiano Ronaldo, Jorge Mendes, per definire la possibile continuazione del rapporto con i Blancos della stella portoghese, voluto, ormai lo sanno tutti, dalla Juventus.
Il capo del Real, ha riferito il quotidiano spagnolo Marca, ha ricordato che Cristiano Ronaldo era già preso da innumerevoli dubbi in merito alla sua permanenza nel club “merengue” dopo la vittoria per 3-1 contro il Liverpool nella finale di Champions League, il 26 maggio a Kiev.
Nell’intervista Pérez ha citato il portoghese Mendes per definire se il 33enne attaccante portoghese adempierà al suo contratto, con scadenza nel 2021, o se davvero vuole andarsene.
Nel corso della riunione, sempre secondo Marca, Perez ha consultato Mendes per sapere se Cristiano Ronaldo vuole continuare a riprendere i negoziati per un miglioramento del suo stipendio, o se vuole a lasciare senza una ben precisa motivazione, e per valutare la quantità da rivendicare per il suo eventuale passaggio alla squadra torinese.
Il giornale sottolinea che la stella portoghese vuole allontanarsi dal Real Madrid a causa del suo rapporto con il club e, in particolare, a causa delle sue divergenze con il presidente.
Per aggiungere altro intrigo alla situazione, Luciano Moggi, ex dirigente bianconero squalificato a vita per la sua condotta nello scandalo di corruzione noto come “Calciopoli”, ha detto tramite il suo account Twitter che “Cristiano Ronaldo ha già firmato con la Vecchia Signora”. Poi ha aggiunto che il calciatore raggiungerà i suoi nuovi compagni dopo le vacanze spostate a causa della partecipazione alla Coppa del Mondo.
Moggi, che nel 2002 non potè far firmare per la Juventus Cristiano Ronaldo a soli 18 perché il cileno Marcelo Salas rifiutò di trasferirsi allo Sporting Lisbona, ha detto che “alcune persone importanti” hanno offerto 100milioni di Euro al Real per l’attaccante portoghese.
Le parole di Cristiano Ronaldo dopo la finale di Kiev coincidono con quelle del gallese Gareth Bale, anche lui disposto a valutare la sua continuità nel Real Madrid, che ha chiamato Julen Lopetegui come successore di Zinedine Zidane, che si è dimesso cinque giorni dopo aver vinto la sua terza Champions League.

Le trasmissioni sportive insistono ancora sul Triplete dell’Inter, paragonando la squadra di Mourinho alla Juve delle 7 (sette) finali perse di Champions League

A bocce ferme possiamo riparlare di Triplete e congetture varie. Non c’è programma televisivo sportivo che non ricordi, con congetture varie, il meraviglioso Triplete nerazzurro. E lo fanno paragonandolo alle finali perse dai bianconeri nella medesima manifestazione. Pura degenerazione della  verità, per la quale al normale dibattito sportivo si sostituisce una propaganda pro Juventus dai toni sempri lusingatori, allo scopo di sminuire il trionfo mondiale delle Beneamata.

Inter e Juventus sono due realtà assolutamente diverse che sempre e comunque si faranno “guerra” sportiva. Le maglie con stampato il trionfo di Cardiff già pronte e stirate e, addirittura, in vendita, avrebbero dovuto seppellire, una volta per tutte, le gloriose gesta nerazzurre precedenti; la superbia, l’infinita certezza di chi è avvezzo, aliter et aliter, a uscire vincitore anche se non lo merita. Invece, come sovente accade alla Vecchia Signora al di là dei patrii confini le cose non vanno come le accade in casa; gli arbitri si mettono a fare gli arbitri, i guardalinee i guardalinee…

Ormai sono anni, da quel favoloso 22 maggio 2010, che certi pseudo-giornalisti commisurano il percorso in Champions juventino con quello trionfale dell’Inter; nonostante i punti in comune siano davvero pochi. Due compagini totalmente diverse, ma soprattutto gironi diversi. L’Inter di Mourinho il Barcellona, quello vero, la squadra stellare, il dream team del calcio mondiale, lo dovette battere in semifinale, ma prima fece fuori il Chelsea altra candidata alla vittoria o alla finale, non le toccò certo una squadretta come il Monaco, o il Barcellona rimaneggiato di un anno addietro, che ancora recrimina per quel rigore regalato ai bianconeri.

Saranno tanti, adesso, che arricceranno il naso, dicendo che sono troppo interista: e chi mai l’ha negato, anzi ne vado fiero. Che impresa portammo a termine a Madrid; i goal spettacolari di Milito, il Bayern imbambolato dalle prodezze di Schneider, le lagrime di Mou e Materazzi e, dulcis in fundo, la Coppa con le orecchie alzata dal grande capitano Zanetti. Il vero, unico, immenso Triplete resta quello vinto dall’Inter. E, ahiloro, dovranno arrendersi all’ evidenza e farsene una sacrosanta ragione i dirigenti e i tifosi bianconeri, delusi per le tante sconfitte in finale: sette, e record da suggellare sulla maglietta.

E anche il trio delle meraviglie alla rovescia di Sky -Marocchi, Mauro, De Grandis- dovrà chinare la testa all’ impresa leggendaria dei nerazzurri; così come tutti quei giornalisti sportivi (!) che cercano con veemenza di ridimensionare la vittoria della Beneamata. Dovrà rivedere qualcosa anche il sito juventino che ogni 5 maggio fa gli auguri ai suoi tifosi, prendendo in giro apertamente quelli nerazzurri.

L’Inter che dovrebbe fare? Ricordarsi ogni anno delle delle date storiche delle 7       (sette) finali perse dalla Juve? Non c’è verso, come amo dire sempre, ci sono le categorie che fanno la differenza: c’è chi è da B e chi solo e sempre sarà da A.

Juventus più potente del VAR. Ormai è la dirigenza bianconera ad indirizzare il Palazzo. Moggiopoli non ha cambiato niente

Ormai tutti hanno capito che nemmeno il VAR, quando gioca la Juventus, ha voce in capitolo. Per battere i bianconeri bisognerebbe giocare con arbitri stranieri che non hanno timore di finire sulla lista nera della “Signora d’Italia”. Ormai il palazzo è la Juve e solo essa può decretare chi deve vincere o perdere. Nonostante la lotta sia serratissima, con il Napoli ancora in testa, il vero grande problema è la totale impotenza dinanzi a certuni episodi che ci hanno fatto strabuzzare gli occhi: prima il derby di Coppa Italia e dopo la partita contro il Cagliari. Come si fa a non parlare di malafede, quando il mondo intiero si è accorto della gomitata rifilata a Pavoletti da Benatia dalla cui mancata applicazione del fallo è scaturito il goal dei bianconeri? Come è possibile non affermare che i pregiudizi alla fine si trasformano in tesi validissime a favore di chi si scaglia contro gli arbitraggi a favore della Juve. Cross di Padoin e Bernardeschi salta con le braccia larghissime, quasi fosse un airone. Rigore tutta la vita! Ma niente da fare, il pessimo Calvarese non assegna. Ora, in molti, ci chiediamo:” A maglie invertite il direttore di gara si sarebbe comportato in egual modo?”

La Juventus è famosa nel mondo più che per i trofei vinti per i favori ricevuti durante i tanti anni in cui è diventata la regina incontrastata del campionato italiano. Ma quanto accaduto in quest’ultima settimana e ancora prima, quando la TV bianconera permise alla vigilia di Juve Inter al presidente di Comunicazione Bianconera Sandro Pellò di apostrofare la Beneamata con queste parole :” Io sogno di asfaltarli, cancellarli dal pianeta, togliere loro ogni piccolo barlume, desiderio, speranza di essere diventati una squadra normale. Devono stare nelle fogne dove sono stati negli ultimi anni, nei tombini nascosti al buio“, evidenzia in tuta la sua brutalità che se una società calcistica, tanto seguita in tutto il cosmo,  si permette certe comunicazioni così belluine, non può che aver avuto l’autorizzazione da parte della dirigenza tutta. Le scuse, del giorno dopo, non hanno più valore. Pertanto, è proprio il caso di dire c’era una volta lo stile Juventus! O, meglio dire, lo stile di Gianni Agnelli! O meglio ancora la classe cristallina di un vero gentleman. Troppe volte oramai abbiamo visto i bianconeri spogliarsi della loro storia a favore della rabbia, frantumare la propria incarnazione nell’angoscia, ridurre il tutto nella malignità becera dell’ambiguo. La Juventus non più da sola in testa, non è mai apparsa così attaccabile.

Il Napoli è sopra, la Lazio può veramente dare un volto nuovo al campionato, il tutto nella massima sportività, ma qualcuno sentendosi più esposto mette le mani avanti mandando in avanscoperta le decisioni folli degli arbitri, in un momento -l’attuale- ove si sta facendo di tutto per abbassare i toni, per cercare di vivere civilmente, per meritarci una sana e godibile partita di calcio, un gioco fatto di persone in mutande che devono buttare in una lunga rete una sfera di cuoio. Ma c’è chi vuol trasformare il gioco più bello del mondo in un girone dantesco, in una bolgia infernale. Nemmeno nei tenebrosi anni di Moggiopoli, la Signora d’Italia ebbe a raggiungere così tanto livore: condizionava arbitri, tornei, designatori, ma senza però ostacolare il corso della giustizia sportiva. Ora, purtroppo, un tal Andrea che, per il sottoscritto, si avvale di un cognome decisamente eccessivo, quello degli Agnelli, ha disumanizzato questa società in una mera combriccola partitica ove ogni colpo basso all’avversario è cosa ben gradita. Gli stessi tifosi juventini credono ormai che sia arrivato il momento di accennare a qualche frase cordiale e distensiva verso questa realtà di cui la Juventus sembra voglia far parte a sé, investendo con male-parole e minacce l’avversario di turno.

Eppure, nonostante tutto, se leggi Tuttosport, o per caso transiti su JTV, ti accorgi che da occulti manovratori quali sono, vogliono passare come coloro che subiscono torti e complotti vari. Ma, per favore, basta ricordarsi certi avvenimenti nelle ultime due partite e lo “sbugiardamento”  è sotto gli occhi di tutti.  Se il veemente Andrea sarà mai in grado di rabbonirsi un po’…  meglio per tutti, altrimenti forse sarebbe il caso di destituirlo per non fare altri danni al calcio italiano e alla sua veridicità. Con la speme, che uno di questi giorni sia miracolato e impari come si comporta un vero Agnelli.

Messi e Ibrahimovic all’Inter… più di un’ipotesi. Pronta una montagna di Euro per i due

In molti stanno ipotizzando l’arrivo di Messi e Ibrahimovic all’Inter. La dirigenza interista ha contattato da tempo i due, e per quanto riguardo lo svedese c’è stato l’ok anche di Icardi che si è detto favorevole all’arrivo di Zlatan.

Se veramente arriveranno anche Nainggolan e due terzini di fascia, la Beneamata potrebbe diventare davvero la squadra più da temere da parte della Juventus. I contratti per i due nuovi arrivi sono ultra milionari, ma questo non ha impedito al gruppo Suning di arrivare a loro.

Aspettiamo, intanto, i prossimi giorni sperando di saperne di più.

Se realmente si realizzasse quanto sopra ci sarebbe tanto da divertirsi con quei tre.

 

 

Perde di brutto la Juventus con il Real Madrid e perde ancora più malamente l’organizzazione dell’evento in Piazza San Carlo.

La Juve suonata e bistrattata dalla superiorità calcistica dei blancos perde la sua settima finale. A coronamento il finto attentato terroristico di piazza San Carlo che causa migliaia di feriti di cui 3 in stato comatoso. Poca organizzazione di gioco e pessima a livello amministrativo.

Nelle tantissime inquadrature prepartita si erano visti uomini, donne, ragazzi e ragazze con lattine e bottiglie di birra. Un fiume di birra. Le bottiglie di vetro erano innumerevoli e sono convinto che senza tutti quei pezzetti di vetro sull’asfalto la maggior parte dei feriti non si sarebbe fatta male. Molti, nel perdere le scarpe, mentre correvano nella calca oceanica, si sono vistosamente tagliati i piedi.

Venditori abusivi con i loro carretti pieni zeppi di alcolici servivano birra a go-go. Gli affari prima di tutto. E sorgeva già la prima domanda:”  E le forze dell’ordine?” Inoltre, tutti hanno notato come fosse posto in basso il grande schermo, così da costringere la gente ad accalcarsi sotto di esso. Perchè gli organizzatori non lo hanno posizionato più in alto? Già, gli organizzatori! Dov’erano! Che facevano!

Da certi varchi potevano entrare solo uno alla volta, mentre al centro della Piazza l’accesso era molto più agevole e molti non venivano controllati. Critiche anche al sistema dei controlli. Il rischio terrorismo in fondo non è mai stato programmato. Così, C ome quello dell’ubriiachezza, del panico, della calca, delle bottiglie di vetro rotte.

Poi, all’improvviso, un boato assordante, ma non quello di una bomba, ma della gente che gridava, che fuggiva dalla paura; fragore dei vetri calpestati dai piedi nudi. No, non ci sono stati spari o scoppi di petardi. In molti hanno capito che non poteva essere un attentato. Ma continuavano a correre, impazziti, in preda al panico. Tre devastanti folate di gente che correva senza meta per sfuggire al niente. Solo orrore per le persone che creavano orrore in questa corsa sfrenata.

E nel caos delirante non poteva mancare lo sciacallaggio. Delinquenti che si impossessavano di zaini lasciati durante la corsa, portafogli caduti, scarpe di marca, cellulari… A chi si nutre di carogne va bene tutto. E le persone cadevano, facendosi male, mentre in una di queste folate molti sono finiti a terra trascinandosi amici addosso, ed altri che continuavano a cadere in preda al panico…e il dolore fisico e mentale la facevano da padrone.

La causa di tutto ciò? L’ebbrezza. Quei venditori abusivi in P.zza San Carlo sono una, ma importantissima, ragione di quanto successo. Perchè questi illegali signori erano liberi di vendere alcolici senza il minimo controllo?
La Polizia municipale che caspita faceva? Dov’erano i rappresentanti della questura?

Torino ha perso a livello calcisticoin quel di Cardiff, ma soprattutto a livello organizzativo in P.zzasan Carlo. Che la Procura apra un’indagine, una di quelle vere, non solo per apparire sui media, ma per arrivare quanto prima a scoprire la verità su questo strano evento.

Lo dice la storia: l’Inter prima o poi ha il rigetto degli allenatori di seconda fascia

C’è veramente poco da fare, l’Inter, durante il suo cammino centenario, ha sempre fatto capire che prima o poi tende a rigettare gli allenatori di seconda fascia, o terza come Orrico, rinvigorendosi solo con i grandi Mister. E’ la storia a parlare e io che la amo non posso che essere con lei.

Fino a poche settimane fa, comprendendo la sosta per la Nazionale, Pioli era osannato come il salvatore della patria nerazzurra, ma a ben vedere le strisce positive erano arrivate solo con squadre di mezza tacca, fatta eccezione per la partita con l’Atalanta.

Gli spartiacque con Napoli, in quel dei partenopei, Lazio in casa (Coppa Italia), Roma a San Siro, Juventus a Torino, Torino a al Comunale, Sampdoria in casa, Crotone fuori casa, hanno dimostrato che siamo tornati ai tempi da apocalisse, quando eravamo guidati dai vari Mazzarri e Mancini, ma ora il futuro è ancora più nero e tetro.

Un dèjà vu angoscioso, che riporta la mente alle catastrofiche sconfitte in casa e fuori con le piccole, con le neo promosse, con le compagini ormai in serie B.  La colpa è dell’allenatore? Sì e no. Sì, perchè gli orientali dovevano sin dall’inizio puntare ad un grande coach; no, perchè Pioli è un mediocre, vincendo con squadre da torneo dei bar e perdendo tutte, o quasi, quelle con le grandi ( se l’Atalanta può essere classificata grande).

La Società non esiste, sa fare solo grandi proclami e, nonostante, le promesse di una futura grande squadra, l’anno prossimo saremo ancora qui a domandarci di chi è la colpa. Ho letto alcuni giornali sportivi e non, che valutavano la prestazione oscena dell’Inter, e tutti davano la colpa ai giocatori e al mister, senza però entrare nel dettaglio filosofico della vicenda.

La rosa dell’Inter è una delle migliori d’Europa, però, a parte questo, è riuscita a fallire per l’ennesima volta. Ha deragliato sul più bello perchè non ha un Mourinho, un Capello, un Conte, un Guardiola, un Ancelotti, allenatori vincenti che sanno affrontare ogni tipo di avversario, che sanno stimolare la squadra ai massimi livelli, che riescono ad iniettare una tale dose di fiducia che anche i giocatori più scarsi riescono ad integrarsi alla perfezione nel gruppo.

Sono certo che Conte, con questi giocatori, sarebbe tranquillamente arrivato al terzo posto, partendo da dove ha iniziato Pioli. Avrebbe vinto con la Roma, col Torino,con la Samp, a Crotone sarebbe finita in goleada per i nerazzurri. Pioli è uno spento come Mazzarri, come Mancini certe volte, è un non vincente, non riuscirà mai a trasformare il brutto anatroccolo in un cigno; mai!

E, ora, anche gli occhi a mandorla, dopo le dichiarazioni alla sconfitta di ieri, sembrano meno convinti: ” È accaduto ciò che non doveva accadere”; “Guardiamo come andrà il derby”.  Dai trionfalismi di pochi giorni fa al pericoloso dietrofront di chi comanda.

Che Zhang sia già stufo di ausilio e compagnia bella? Io lo sarei.

La Beneamata è settima, anni luce dagli intendimenti di una squadra vincente e consapevole della propria forza. Gli stessi giocatori, da mega eroi, sono diventati improvvisamente dei brocchi senza valore e ora sta diventando tremendamente difficile raggiungere un posto anche in Europa League. La sua rosa, come detto sopra, è discreta, ma non ha coraggio, non ha responsabilità…non ha carattere. Purtroppo, non possiede nemmeno un fuoriclasse. Icardi è un grande centravanti a momenti, ma non un trascinatore. La Juve ha Buffon, Chiellini, Bonucci, Higuain…

La Roma ha Nainggolan, il Napoli Insigne e Hansik, la Lazio Biglia e de Vrij; il Milan tanti giovani con l’entusiasmo di fare sempre meglio.  L’Inter col Crotone è apparsa spocchiosa e inconcludente, C on i centrocampisti, mentre era sotto di due goal, che giocavano di suola e di tacco. Ci fosse stato Mourinho non sarebbe mai accaduto.

L’avessero fatto a Conte si sarebbero ritrovati a vita in tribuna.

All’Inter si tende a giustificare tutto, senza vincere mai più nulla.