Henry John Woodcock, il peggior PM di tutti i tempi. Lo testimoniano i suoi continui flop giudiziari

Il buon Henry John Woodcock è il più grande manettaro italiano… lui, magistrato, che tenta di arrestare valanghe di persone, quasi tutti VIP,  e che poi in realtà ne arriva a condannare una, due al massimo, per ubriachezza molesta. HJW è il re dei flop, ma nonostante la sua incompetenza continua a vantarsi di essere un grande paladino della giustizia italiota.

Non si è lasciato certo perdere l’occasione di apparire su Vanity Fair, dove ha posato come un divo di Hollywood; poi, sulla copertina di Dipiù con la sua compagna e su panorama in posa con fotografie da neonato e adolescente assieme al cane.
I giornali di sinistra lo hanno subito venerato facendo sapere al mondo intiero che è ghiotto di formaggini, banane, arance, mozzarella, salame e caciocavallo. Partecipando ad alcune trasmissioni televisive ha detto espressamente che il suo sogno era di fare lo stilista. Ma già, le sue le sue indagine più famose, erano state una raccolta di incompetenze territoriali, nomi conosciutissimi assolti, ministri prosciolti, richieste d’arresto infondate, e poi archiviazioni, tantissime archiviazioni, e spese ai danni dei cittadini.

Flop sulla banca Mediterranea; sul VIPgate che coinvolgeva ben 78 tra politici e personaggi della TV e dello spettacolo. Flop sulle Iene 2, per non parlare del Savoiagate che mirò a sputtanare vergognosamente Vittorio Emanuele di Savoia e che finirà con l’assoluzione piena. Poi prenderà di mira l’ex sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi, arrestato e costretto alle dimissioni, ma in seguito riconosciuto al medesimo un risarcimento di 11mila euro, mentre a Vittorio Emanuele, 40mila. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano giungerà a chiedere al Csm notizie di questo Woodcock. E l’inchiesta sull’Inail? Vennero giudicati innocenti tutti i parlamentari che aveva inquisito e rispediti al mittente una sessantina di arresti, compresi due deputati e il presidente della Camera penale della Basilicata, poi scagionato e uscito di galera in tempo per diventare difensore di Vittorio Emanuele.

Forse è per questo che, più di queste cose, nel 2007, la stampa italiana spiegava che quando c’era Montalbano in tv, la sera, Woodcock usciva anzitempo dall’ufficio. Spiegava che gli piaceva anche Distretto di Polizia. Che sul suo comodino c’erano libri di Salinger, Pasolini ed Erri de Luca. Che il rapporto tra Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli (con la quale fu immortalato in varie situazioni) era solamente di tipo professionale. Notizie importanti. E le ispezioni ministeriali, spedite a Potenza dall’allora guardasigilli Clemente Mastella, in fondo, di notizie non ne trovarono molte di più. I giornali invece sì, anche perché la nuova inchiesta glamour “Vallettopoli” era fantastica: la soubrette Elisabetta Gregoraci, il portavoce di Gianfranco Fini Salvatore Sottile, e Lele Mora, Fabrizio Corona, l’allora ministro Alfredo Pecoraro Scanio, poi vabbeh, l’inchiesta approdò a Roma per legittima competenza e videro che non c’era nulla: però c’eravamo divertiti, no? Morto un processo nel silenzio, tanto, i giornali già si lanciavano su sempre nuove inchieste: allora come oggi. Woodcock fece anche un’inchiesta sulla massoneria (mancava) ma per una volta fu lui stesso a fare marcia indietro per inconsistenza dell’accusa. Miracolo. Sta di fatto che Woodcock aveva raggiunto la quota di 210 innocenti accusati senza fondamento – fu calcolato – con una media di 15 all’anno a partire dal 1996.” Tratto da articolo di Filippo Facci

Poi si trasferì a Napoli e con lui il suo metodo altamente irregolare. Nel 2011, quando uscì il primo numero del Fatto Quotidiano, il primo titolo di prima pagina fu: «Indagato Gianni Letta»: e naturalmente era innocente. Indovinate di chi era l’inchiesta. Fecero rumore, dunque, le intercettazioni dell’indagine cosiddetta P4, un «sistema informativo parallelo» allestito dal mediatore Luigi Bisignani. Alfonso Papa (Pdl) fu clamorosamente svenduto dal Parlamento e divenne il primo parlamentare italiano a finire in carcere per dei reati non violenti: anche se, dopo 157 giorni di galera, fu scarcerato dal Tribunale del Riesame e poi anche dalla Cassazione, che di passaggio sancì che l’associazione P4 non esisteva.

Poi? Poi è finito lo spazio – qui – ma non i flop – ovunque. Ci sarebbe da dire anche sull’inchiesta sulla Guardia di Finanza avviata da Woodcock nel 2014: limitiamoci al destino del generale Vito Bardi, già indagato da Woodcock nell’inchiesta “P4” (innocente) e nuovamente archiviato il 4 aprile scorso per «insussistenza di ogni ipotesi di illecito». Bardi non era neppure stato mai ascoltato né aveva avuto la possibilità di conoscere i suoi accusatori. Carriera distrutta lo stesso: diversamente da quella del magistrato che l’aveva accusato due volte. In tribunale, comunque, Woodcock ha ottenuto anche delle vittorie: per le querele che ha sporto. Eccoci candidati a suoi nuovi mirabolanti successi.

Non ho mai creduto alle inchieste di Woodcock, anche perchè troppo spalleggiato dalla banda Travaglio e Co. L’ultimo tentativo di sputtanamento nei confronti di altre persone conosciute a livello nazionale e internazionale è andato malamente a puttane. Nei grossi guai, guai veri, questa volta sono finiti il PM e tutti gli investigatori che falsarono indecentemente prove e intercettazioni e quei giornalisti dalla penna sporca che col megafono alla bocca urlarono allo scandalo, mentre chi vive onestamente già sapeva trattarsi di inchiesta ancora una volta senza sbocco.  Non sono stati resi noti i mandanti e i complici, certo è che Matteo Renzi e i dirigenti del PD chiedono giornalmente di fare chiarezza su una vicenda sporca e di mettere in galera i colpevoli.

Solo una cosa voglio aggiungere. Personalmente sono pienamente d’accordo con il segretario PD e con tutti i vertici di partito, ma allo stesso tempo tengo a ricordare a costoro tutte le vittime che hanno fatto quando si ergevano a carnefici di un certo Berlusconi con manovre dissolute e con l’ausilio di PM compiacenti che pendevano dalle loro bocche.

Chi l’ha visto? Tutta l’Italia e oltre… Woodcock e Sciarelli indagati per fuga di notizie

Tre mesi fa da queste pagine ebbi a parlare del PM Woodcock e del grande amico Travaglio. Oggi sono ancora qui per scrivere di intercettazioni false e carte contraffatte, tutte preparate ad arte contro il babbo di Renzi da parte della Procura di Napoli che, non contenta, sembra aver architettato anche una deplorevole fuga di notizie su atti altamente riservati, con l’ausilio dei soliti spioni del Fatto Quotidiano, guidato dal Santo delle Procure Marco Travaglio.

Tutto questo marciume è stato portato a galla dalla Procura di Roma e, da alcune ore, il PM Woodcock e la sua fidanzata Federica Sciarelli, conduttrice del programma Chi l’ha visto?, sono iscritti nel registro degli indagati.

Il PM di Napoli era già noto alle cronache per alcuni errori giudiziari in cui era inciampato, ma in pochi pensavamo potesse addirittura finire sotto inchiesta per fuga di notizie. Forse hanno voluto renderlo un capro espiatorio, perchè da tempo immemore questa forma di reato esiste, in quanto molti magistrati compiacenti rivelano segreti istruttori a questo o quel giornale.

Nonostante ciò, da una Procura seria (quante ne esistono in Italia?) non deve trapelare niente senza che il Procuratore Capo non voglia. L’obbiettivo, di queste spie manipolate, è quello di fomentare dissenso verso la persona presa di mira; di portarlo all’esasperazione, di renderlo indifendibile da parte della società. Insomma, un disegno politico ben mirato per distruggere la sua dignità.

È, forse, una novità? Assolutamente no! La giustizia dello Stivale spuntato porta avanti il suo lavoro così, basta pensare i processi a Berlusconi, non quelli in cui era accusato di irregolarità e illeciti finanziari, ma quelli svolti contro la sua sfera privata, la sua privacy, le sue donnette…

Il PM Woodcock non è nuovo a questi trucchetti e, prima o poi, dovevano coglierlo con le mani nel sacco, sebbene torni a ripetere che nelle procure di mezza Italia certi giochetti si fanno tutti i giorni. Ne sono, ahimé, un testimone perchè, anche io caduto nella ragnatela della giustizia italica, ricordo, come fosse ieri, la giornalista del quotidiano la Nazione tranquillamente seduta in Procura che prendeva appunti sul mio caso, che poi è esploso in maniera devastante quando è finito in edicola. Ma questa è un’altra storia!

Il PM di Napoli non ha avuto la minima remora a coinvolgere in questa triste vicenda anche la compagna Sciarelli. Ormai, chi lavora nelle procure, si sente un intoccabile, un dio in terra, un essere al di sopra delle parti, ancor più se ha un giornale che lo glorifica ad ogni suo insuccesso. Il Fatto Quotidiano, giornale pro-tribunali, PM, magistrati e togati vari, non ha perso tempo per una strenua difesa che non stava nè in cielo nè in terra. Una pagliacciata.

Per questo giornale va tutto bene quando si sbattono in galera politici, imprenditori, giornalisti con altre vedute, comuni cittadini; ma diventa una furia se vengono toccati gli “intoccabili”.

Ma, la realtà è un’altra: se un uomo della procura, e per di più famoso alle cronache, ha fatto uscire dal suo ufficio segreti che dovevano rimanere tali, siamo di fronte ad un atto scellerato contro la democrazia, un governo del popolo che non dovrebbe permettere questo conflitto d’interessi tra giustizia e giornali di qualsiasi sponda.

Il PM Henry John Woodcock e Marco Travaglio vanno sospesi. Ecco perché

Viviamo in Italia, quindi tutto ciò che riguarda la giustizia e un certo tipo di stampa non dovrebbero più sorprenderci, ma adeguandoci a tale sistema vincerebbe la non giustizia e i giornali che predicano la falsità.

Sì, avete capito, mi riferisco al caso Consip, ove è stato commesso un deprecabile errore, sbaglio che non è stato spiegato in maniera credibile anzi ha aumentato la teoria del complotto più marcio e destabilizzante.

Tutti sono rimasti al loro posto e ognuno tira a campare.
Solitamente, in ogni settore lavorativo, soprattutto quelli che hanno a che fare con la comunità, chi commette gravi passi falsi viene sospeso in attesa della verità e di come si sono svolti i fatti.

Tutti i settori lavorativi dicevo, meno quello intoccabile della magistratura dove si possono mandare in galera migliaia di innocenti senza che nessuno venga minimamente toccato; al massimo uno spostamento di sede in altra città. Dove un PM può essere accusato di pedofilia e dopo un po’ di tempo avere un avanzamento di carriera. Dove un giudice di sorveglianza rilascia un permesso natalizio a un noto serial killer e questo non fa ritorno in carcere ecc ecc.

Ora è il turno del PM di Napoli Woodcock, che approvando un falso ha colpito il padre di Matteo Renzi e di conseguenza lo stesso ex Premier. Non sapremo mai se l’azione del PM napoletano sia stata fatta in malafede o meno, sappiamo però che c’è stata una imperdonabile noncuranza e mancanza di approfonditi controlli prima di dare la notizia in pasto a certi avvoltoi della carta stampata e del web.

A questo punto chiunque si aspetterebbe che Woodcock e gli inaffidabili personaggi che hanno creato il falso fossero immediatamente fermati e allontanati dal caso. Indovinate se è successo questo? No, davvero! Tutti continueranno appassionatamente a indagare sulla Consip con l’aggiunta della rabbia accumulata verso i magistrati romani che hanno portato in superficie il falso. Risultato: un’irrefrenabile desiderio di vendetta da parte della Procura di Napoli.

Veniamo ora a Marco Travaglio, santo protettore di PM, giudici, e toghe varie. Lo stesso, querelato da Matteo Renzi, per aver dato rilevanza primaria nel suo giornale il Fatto Quotidiano al falso poi rivelatosi una vera chiavica, per cercare di giustificare la cosa ha espressamente detto, come un magistrato che ha sbattuto in carcere un innocente: “Non è la prima e non sarà l’ultima volta che un investigatore sbaglia”. Bellissima e chiarificatrice spiegazione.

Poi, un’altra genialità giornalistica:” Solo uno sbaglio spiacevole, ma umanamente comprensibile”.

Personalmente, più che errore lo definirei reato. Qui si è scoperta una vera e propria trama ai danni dello Stato e, quindi, di tutti noi cittadini. I verbali falsi sono uno sbaglio?  San Travaglio, protettore di PM, magistrati…- ah già!, l’ho scritto sopra – crede che noi italiani siamo dei trogloditi con il cervello limitato da qualche tara radioattiva.

Un errore che poteva compromettere la carriera di un politico (molti di altra fede diranno: magari!) e la vita di suo padre; azione non andata in porto solo perchè la procura e un giudice hanno sbagliato goffamente mira e soprattutto perchè Henry John Woodcock, come tutti sanno, non è nuovo a questi “errori”.

Tanto lui può permetterselo, ha un santo che lo protegge.

 

Foto: Travaglio e il PM Woodcock