Può rientrare nella sfera del Femminicidio il caso Weinstein? O è qualcosa di diverso

Possiamo parlare di Femminicidio riguardo al caso Weinstein? Queste attrici che dopo vent’anni si sono scagliate, sicuramente a giusta ragione, contro il potente produttore holliwoodiano rientrano nel novero di coloro che sono state brutalmente maltrattate e stuprate? O è semplicemente qualcosa di meno fragoroso di quello che ci vogliono far intendere. D’altronde, abbiamo da tempo imparato ad operare una vera e propria cesura alla sequela di eventi che partoriscono vicende di dimensioni spropositate e che si riflettono sulla vita propria…

Se tutte le attrici americane, inglesi, italiane e via dicendo, cominciassero ad urlare allo stupro creando un vero e proprio status potremmo anche comprendere che tutto non è proprio come viene presentato.
Vorrei sapere l’assalto, come definito iersera da Asia Argento a “Carta Bianca”, se deve annoverarsi in una aggressione solamente fisica, dalla quale l’allora 21enne agile e scattante, avrebbe potuto sottrarsi dandosela a gambe e lasciando sul posto il maestoso orco definito da lei ” alto così e tre volte grande”, verbale – da impaurirla a tal punto da rimanere paralizzata, piccola o devastante.

Insomma, fu vera aggressione? O un tentativo, contornato di promesse, per far spogliare la giovane di turno? In fondo c’è, a questo punto, da chiedersi se un ” quanto sei bona” sussurrato per strada è sinonimo di attacco psicologico; se una mano che sfiora un braccio è aggressione; se un invito a bere un drink sia una molestia. Quindi, il mio personale parere è che queste signorine, poi divenute signore e famose attrici, abbiano innescato una campagna giornalistica pruriginosa in cui si sono, all’improvviso, trasformate in reporter di un periodo imprecisato senza specificare cosa realmente sia successo in quelle camere, in quei bagni, sul taxi o nello chalet di campagna. Praticamente, venuta fuori la prima denuncia, hanno voluto iscriversi in un baleno al club delle vittime, non spiegandoci a cosa porta tutto questo.

Porta a solidarietà? A compassione? Ad una nevrotica lotta dell’apparire sempre e in ogni caso? A diventare paladine di donne stuprate che forse hanno fatto solo sesso per mantenere la parte in quella serie televisiva? A mostrare la propria vita conventuale che si contrappone a scene di sesso esplicito e ben recitato? Ma non sarebbe più facile dirigersi subito verso il primo distretto di polizia e denunciare l’arco malefico? Così come è consigliabile che certune la finiscano di picchiare la testa nel muro per farsi notare. La violenza sulle donne è una cosa serissima, che va considerata con la massima serietà. E non svegliarci una mattina, guardare le notizie sui media, e gridare al lupo…

 

Adesso basta! Fermiamo il mattatoio di donne e ragazze da parte di mariti ed ex compagni, orchi assassini che si rifugiano dietro la parola “raptus omicida”. Vi spiego perchè questa scusa è ormai smascherata

Ancora una. E poi un’altra. E ancora una. E via e via senza possibilità di soluzione. Donne, ragazze trucidate da mariti e fidanzati, ex compagni col sangue alle tempie che dopo un litigio o la fine di un rapporto ammazzano tra infiniti tormenti le malcapitate di turno. Ogni giorno la stessa storia, ma nessuno, nessun politico, men che meno la magistratura con pene pesantissime, mettono fine a questo mattatoio infernale.

Donne strangolate, stuprate e poi bruciate, sventrate da un paio di forbici e trovate in pozze di sangue; donne inseguite e uccise a colpi di pistola, annientate da pugni e calci mortali. Tanto poi sarà la stessa tiritera, le varie agenzie parleranno di raptus omicida, esploso da motivi di gelosia, magari scaturito da un presunto tradimento della ragazza e la vittima sarà un po’ meno vittima. E il demoniaco orco sarà un po’ meno colpevole. È così che la pensa la politica e la legge italiana. È così che regrediamo ad uno stato medievale in cui a prevalere è sempre e solo una persona: l’uomo. È stato un raptus, questa la giustificazione di tutto. Gli stupri e omicidi ai danni di queste donne, quasi sempre, vengono “giustificati” come conseguenza di un attimo di follia del marito o ex compagno. Tutto falso, perché le vittime -prima della loro uccisione- sono state da mesi e mesi torturate dai loro consorti o fidanzati, attraverso un perverso utilizzo di “stalking” , poi con botte e minacce e infine il gesto fatale.  Sono circa 100 all’anno, ma potrebbero essere di più, basta infatti pensare a tutti quei casi che non conosciamo e che non vengono denunciati. La media approssimata per difetto, ormai da anni, si alza vertiginosamente.

È una vera e propria emergenza nazionale, ma politici e magistratura si tengono ben lontani da lanciare allarmi di sicurezza. Non si capisce, però, perché per la microcriminalità questo non avvenga e immediatamente dopo una denuncia i vari segnali di pericolo vengano divulgati a livello statale. Vi chiedete perché? Uno dei motivi è che questi massacri sono argomentati come «crimini privati» e «inevitabili»: ed essendo il frutto di un impulso irragionevole, la spiegazione è solo nel cervello dell’uomo che ammazza e, per giudici e politici, non esiste soluzione. Ma anche questa spiegazione è falsa. Nell’uomo che arriva a tanto, esiste un elemento costitutivo, a livello culturale, che porta in sè la pretesa di disporre della femmina e della sua vita, giustificando così ogni gesto violento. Studiosi ed esperti in materia, hanno sentenziato che quasi tutti i raptus sono facilmente intuibili.

La dottoressa Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa, ha studiato oltre 467 omicidi di donne e passati in giudicato, per i quali è stato individuato con certezza un colpevole, o che si sono conclusi con il suicidio dell’aggressore. Ha scoperto che     ” solo il 10% degli uomini che uccidono è affetto da patologie psichiatriche: tutti gli altri sono in grado di intendere e di volere, persone che sapevano quello che stavano facendo. Ma soprattutto che almeno nel 70% dei casi gli omicidi sono stati preceduti da violenze ripetute, maltrattamenti o stalking che si sono aggravati nel tempo, anche se non sempre sono stati denunciati “.  Pertanto, come già significato sopra, questi omicidi non arrivano dal niente, improvvisamente, ma sono anticipati da segnali di alto rischio e, dunque, possono essere studiati, riconosciuti così da poter organizzare meccanismi di prevenzione e protezione.

Bene, adesso che abbiamo smascherato che, in tali circostanze, la parola “raptus” è solo una scappatoia contro la galera a vita, che il Parlamento e la Magistratura si rimbocchino le maniche e creino una legge che preveda l’ergastolo per gli assassini di Nadia, Rosina, Manuela, Maria, Anita, Janira, Giulia, Erika e tante altre, in modo che possano riposare in pace e le loro famiglie ritrovare un minimo di serenità.

 

Femminicidio. Uccisa da uno stalker la dott. Ester Pasqualoni davanti al suo ospedale. Non considerate due sue denunce, poi archiviate. Italia senza giustizia

Il Femminicidio in Italia sta diventando routine. Ogni giorno vicende di donne uccise da uomini invasati, follemente gelosi e perversi, si ripetono senza che nessuno porga un argine a questa carneficina. Poche ore fa è arrivato il turno di una dottoressa dell’ospedale di Sant’Omero (Teramo), pugnalata davanti all’ospedale. Ricoverata, in gravissime condizioni, è morta poco dopo.

Sono accorsi sul luogo del delitto i carabinieri della Compagnia di Alba Adriatica e i colleghi del Reparto operativo di Teramo. La donna si chiamava Ester Pasqualoni, 53 anni, ed era la responsabile del day hospital oncologico dell’ospedale. È stata accoltellata alla gola e poco dopo è deceduta. Le forze dell’ordine hanno riferito di sapere chi sia il vigliacco assassino e che, molto probabilmente, lo stesso sia uno stalker..

La Signora Pasqualoni aveva finito il suo orario lavorativo e se ne andava tranquilla al parcheggio verso la sua auto. Da lì a poco la tragica fine. La dottoressa lascia due figli. Indiscrezioni parlano di un auto che si è allontanata dal parcheggio e di una persona che abbia urlato “aiuto”.

L’ Ansa riporta le dichiarazioni di un’amica della vittima, la quale “aveva presentato due denunce contro il suo stalker, ma erano entrambe state archiviate. Quell’uomo la perseguitava da anni, seguendola e osservandola ognove. Si era intrufolato nella sua vita non sappiamo neanche come, con artifici e raggiri. Non era un suo ex, non avevano niente a che fare, era solo ossessionato da lei”.

Ancora dal servizio ANSA :

Collega, morta tra le mie braccia – “È morta tra le mie braccia. Una cosa assurda pensare che era Ester”. Parla Piergiorgio Casaccia, il medico del pronto soccorso di Sant’Omero intervenuto per primo sulla dottoressa del suo stesso ospedale, Ester Pasqualoni, uccisa nel parcheggio della struttura, forse dall’uomo che sembra la perseguitasse. “Ero in servizio mi hanno avvisato e sono corso. Ho trovato questa persona a terra riversa in una pozza di sangue. Quando sono arrivato non aveva più polso. Ho cercato di capire se potevo fare qualcosa. Ma era chiaro che non c’era più nulla da fare”, racconta Casaccia ai cronisti. “È passato un altro collega. Abbiamo coperto il cadavere. Non l’avevo riconosciuta. Poi quando sono arrivati i Carabinieri, hanno visto i documenti e hanno chiesto se lavorava all’ospedale, a quel punto ho capito che era Ester. Intorno c’erano evidenti segni di colluttazione, c’erano due borse in terra, il cellulare. Una cosa assurda. Poi c’è stata solo disperazione e pianto. Perché, chi, chi può volere del male a Ester?”, si chiede il soccorritore. “Una persona stupenda che ha aiutato tutti i pazienti, anche di notte. C’è sempre stata per tutti. Tra le mie mani ha fatto gli ultimi respiri. Una cosa assurda pensare che era Ester”.

Una settimana fa, da queste pagine, abbiamo raccontato la tragedia di Marianna Manduca, anch’ella assassinata da un uomo malvagio a coltellate. E pure in quella circostanza due PM non avevano considerato le denunce della donna.                              La Dott. Pasqualoni ha fatto la stessa fine.

Anni e anni di malagiustizia, dovuta a PM che non guardano in faccia a nessuno, o almeno ai soliti noti, e che denunce di stalkeraggio, maltrattamenti fisici e psicologici,  vengono passati per liti familiari, normali battibecchi mentre, poi, chi denuncia, è regolarmente ucciso e lascia nel dolore più tremendo i suoi cari. Malagiustizia e Femminicidio ormai vanno a braccetto; non bastano le dodici denunce di Marianna Manduca o le due di Ester Pasqualoni per destare dal loro torpore pubblici ministeri che danno precedenze ad altre cose, magari di carattere politico, mentre le donne che potevano essere salvate grazie ad un maggiore interesse, vengono ritrovate morte in un bagno di sangue.

Ditemi voi se questa è giustizia!

 

Giustizia folle! Senigallia, uccisa dal marito dopo dodici denunce, senza che due PM le credessero. I due condannati, ma Marianna Manduca è morta

Sono anni, ormai, che grido a squarciagola che in Italia siamo privi di Giustizia, quella Giustizia che non guarda in faccia a nessuno e non avvantaggia i soliti noti. A conferma di quanto sopra un nuovo, disgustoso caso di Malagiustizia: dopo dodici denunce per percosse e minacce continuate sempre cadute nel vuoto più assoluto Marianna Manduca è stata, alla fine, pugnalata dal feroce marito.

Più volte la donna si era presentata alla Procura di Caltagirone per denunciare la follia devastante del marito, ma i due PM consultati non presero mai per seria l’angosciante situazione di Marianna. A questo punto i giudici della Corte di Appello di Messina altro non hanno potuto che condannare questi incompetenti e menefreghisti pubblici ministeri con una pena pecuniaria di 250mila Euro, dovuta all’inerzia della loro riprovevole condotta, all’interno della quale hanno individuato il dolo e la colpa grave.

Se analizziamo il sito http://www.errorigiudiziari.com,  potremo notare le continue sviste di questi “strani” paladini della legge e non mancheremo di meravigliarci per tutte le persone innocenti sbattute in galera, ma assolutamente innocenti.
Il verdetto della Corte di Appello si spera possa trasformarsi in giurisprudenza, così da salvare altre donne da questo incessante Femminicidio. Purtroppo, però, siamo ancora qui a raccontare un’altra tragedia, stavolta di una 32enne che nonostante le tante denunce contro il marito violento, ha trovato sulla sua strada due PM completamente disinteressati al caso e che non l’hanno minimamente considerata.

Basta pensare che negli ultimi mesi di vita la vittima aveva ripetutamente chiesto aiuto presso la Procura: ” Vi prego, aiutatemi, mi ha minacciata con un taglierino, non so più che fare”.
I due brillanti PM hanno catalogato gli accorati appelli solo come “liti familiari”. Forse per questi due personaggi è una cosa normale picchiare e pugnalare una donna, dal momento che il tutto viene giustificato come lite familiare. A casa loro, dunque, le rispettive consorti vengono trattate a botte e calci? No, credo proprio di no! Poi, come avviene molto spesso, le parole della denuncia si sono trasformate in realtà e Marianna è stata uccisa.

Addirittura, al marito, tossicodipendente e disoccupato, erano stati affidati i tre figli minorenni. Il peggio del peggio della razza umana doveva accudire tre  persone bisognose di attenzioni e tanto affetto. In seguito, saranno affidati alla madre che programmerà di allontanarsi dal marito cercando di trasferirsi a Milano. Ma, alcuni giorni prima, in quel di Palagonia, in provincia di Catania, verrà tamponata volontariamente dall’assassino. La obbligherà a scendere e la colpirà al petto e all’addome. Rimarrà ferito anche il padre della donna, che uscito di macchina tenterà di darle tutto il suo aiuto.

Questo, in breve, il drammatico susseguirsi degli eventi. La colpa? Semplice, la colpa è solo dei due pubblici ministeri che, pur condannati, avranno sempre sulla coscienza questo assassinio.

Già, ma i PM hanno una coscienza?

Femminicidio: il più efferato crimine di sempre. Ciudad Juàrez

Siamo di fronte al più riprovevole crimine di tutti i tempi.

Ciudad Juárez, è una città nello stato messicano di Chihuahua, gemellata con El Paso, in Texas, dove più di 450 donne sono state ammazzate secondo la solita meschina regola: sequestro, violento supplizio, stupro, amputazioni di parti pubiche e rettali, soffocamento tramite buste di nylon. Da svariati anni -chi dice 11, chi tredici, chi addirittura 15-, con la cadenza di due morti al mese, nei sobborghi di questo abominevole capoluogo vengono riportati alla luce cadaveri di giovani donne, nella maggioranza dei casi fanciulle non ancora sviluppate e adolescenti: denudate, seviziate e sfregiate. Alcuni detective della Polizia di Chihuahua pensano sia l’attività di due, al massimo tre, serial killer pazzoidi, finora latitanti e sicuramente aiutati da gente del posto.

La storiografia di uno dei più repellenti serial killer, l’ungherese Bela Kiss, è una vera e propria epopea, per gli studiosi di criminologia, non tanto per la sua malvagità, quanto per l’abitudine a riuscire a sfuggire alle forze dell’ordine fino alla sua morte avvenuta nel 1936. Tutto ha inizio con un doppio assassinio per amore, per procedere poi ad una vera carneficina che si concluderà con la ventiquattresima vittima.

Theodor Robert Bundy, celeberrimo serial killer del ventesimo secolo, primo nella insopportabile graduatoria dei sicari assassini, ha accompagnato con se nella fossa la verità su un’ innumerevole serie di uccisioni la cui disumanità è penoso rappresentare.

Se questi miei riferimenti a due dei più sadici e infernali assassini seriali vi hanno impressionato, certamente è perché noi tutti alligniamo in realtà pressoché ordinarie nelle quali simili brutture non accadono sovente.
Vicende, comunque, che ci parrebbero scontate se agissimo in un mondo in cui venissero ammessi i più nefandi crimini: rapimenti, abusi, deturpazioni fisiche, delitti. Un ambiente dove gli agenti di polizia nascondessero i killer peggiori, ne diventassero i loro favoreggiatori, gioissero nel diffamare gli incolpevoli e intimidissero, o perfino uccidessero, qualsiasi inquirente. Un non mondo in cui i poteri forti facessero finta di non vedere, gli assassini vivessero resi liberi e gli innocenti tormentati.
In breve, un incubo ad occhi aperti.

Il grande problema è che questa società dell’orrore esiste. Ogni cosa è vera quanto reali sono le vittime, gli accertamenti e le deposizioni accumulate, da poliziotti onesti, in tutti questi anni.
Ciudad Juárez, confina con gli Stati uniti. La sua popolazione, 1.350.000 abitanti, è ormai da anni prigioniera di criminali senza volto, identità che molte autorità del luogo non intendono svelare. I diritti umani vengono ogni giorno calpestati dalla burocrazia e dall’inettitudine della polizia locale. Più di 450 donne sono state sequestrate, seviziate e sfregiate orribilmente. Molte di loro avevano peculiarità comuni: circa duecentottanta provenivano da famiglie disagiate, la maggioranza operaie, tutte di statura bassa, capelli neri e lunghi.
Tutte hanno trovato la medesima terrificante fine e per moltissime non è stato possibile associarle ad un nome.
Diversi corpi sono stati rinvenuti nei rioni del centro, altri sono emersi, dopo le lunghe piogge, nelle incolte terre dei sobborghi. Resta una certezza: le altre vittime sono state fatte a pezzi in altre zone, dopo avere subito le più aberranti e sadiche torture.

Il modus operandi dei sicari è la fotocopia di quello dei più spietati serial killer. Gli atti criminali si replicano, si rassomigliano, le atrocità sono le mesme, comprendendo in particolar modo fanciulle e adolescenti, e nientemeno che bambine di 9 o 11 anni.
Ciudad Juárez è, a tutt’oggi, il posto meno sicuro al mondo, con la più alta percentuale di criminalità verso le donne. Nemmeno negli Stati uniti dove i serial killer pullulano come formiche, il sesso femminile è così seriamente al pericolo.
In questa infernale città, quattro persone strangolate su dieci sono giovani ragazze.
Le Nazioni Unite, avvertono nei vari summit sui diritti umani, che queste catene di delitti non avranno una fine breve dal momento che, il livello di immunità nello stato di Chihuahua è pari al 100%. D’accordo e accettiamo le percentuali dell’ONU, ma allo stesso tempo mi chiedo quali soluzioni siano possibili per annientare un simile eccidio, se non serva rispondere a questa ecatombe con un atto di forza. E lo chiedo alla confinante America, che come tutti sappiamo non perde tempo nello sferrare attacchi missilistici a certuni possessori di bombe atomiche. No, Mr President Obama, Chihuahua non possiede ordigni di distruzione di massa, ma incorpora all’interno della sua società il più alto tasso di criminalità al mondo, con giovinette che tirano un sospiro di sollievo se la sera riescono a tornare a casa dal lavoro sane e salve. Non è anche questa una forma di bieco terrorismo?

Nel 2001, Candice Skrapec, una delle più importanti criminologhe del mondo, dichiarò apertamente che più di 100 degli omicidi erano stati compiuti da due killer seriali. La Skrapec era certa che Angel Maturino Reséndez , il tristemente celebre «assassino delle ferrovie», fosse uno degli artefici.

Per quale orribile motivazione certi corpi sono stati smembrati e altri sfregiati e deturpati? Da cosa deriva tanto furore sulle vittime, tanta bestiale perversione? Siamo di fronte a una setta satanica? Ad un’organizzazione che filma tali avvenimenti e li rivende ai siti masochisti della rete? Abbiamo a che fare con trafficanti di organi?
Le domande si avvicendano all’infinito, ma nessuna indagine autorevole riesce a produrre il benchè minimo riscontro. Disparate deposizioni suggeriscono che i delinquenti avrebbero avuto protezione da parte di autorità altamente corrotte. Altri affermano che gli stessi poliziotti di Chihuahua treschino con certi narcotrafficanti per ottenere agevolazioni dai poteri alti del Messico.

Intorno al 2003 diversi corpi martoriati vennero ritrovati nei paraggi di un’abitazione di trafficanti di droga. Questa sembrava ben più di una semplice concomitanza, poiché poteva sancire una relazione tra gli assassini e il racket del narcotraffico. Le personalità atte alle indagini però rigettarono ogni richiesta in tal senso.

Governo locale, magistratura, polizia insistono vigliaccamente a minimizzare in merito al numero delle morti e, all’opposto, additano le vittime stesse come imputabili degli accadimenti, in quanto molte di loro «passeggiavano in posti oscuri vestendo minigonne o differenti abiti da puttane…».

Le autorità avvalorano il loro compito, dicendo di aver risolto decine di casi, -ma il vero grosso problema è da riscontrare nella leggerezza delle donne che si fanno beccare mezze nude, pur sapendo il rischio che corrono- soggiungono codardamente. Inoltre, sostengono che molti degli omicidi commessi «saranno chiariti quanto prima».

Ma, è ancora realmente immaginabile fidarsi di queste persone? Con le loro frasi «criminali acciuffati» o «indagine con esito favorevole» tentano di ingannare i familiari delle vittime, e il mondo intero, per cui, in concreto, sono semplicemente degli interrogatori a individui «messi a conoscenza dei fatti». Il disegno criminale di vari rappresentanti governativi per «decifrare» il problema dei serial killers di Ciudad Juárez ha addotto una serie di contraffazioni e camuffamenti, che in realtà incriminavano degli incolpevoli, persone semplici che non avrebbero nociuto alla falsificazione degli inquirenti.

Fonti certe confermano che alcuni influenti appaltatori di El Paso, di Ciudad Juárez e di Tijuana ingaggerebbero criminali assassini per far sequestrare ragazze e darle loro in pasto, così da seviziarle, deturparle e assassinarle in maniera atroce, per poi tornare beatamente, nelle loro ville con piscina, dalle famiglie. Le forze di polizia messicane sarebbero state da moltissimo tempo avvisate della cosa, ma a tutt’oggi negano ogni loro intervento, asserendo che non ci sono prove tangibili. Quanto sopra potrebbe essere una spiegazione di questi mancati provvedimenti delle autorità, nonostante la morte di più di 400 ragazze: una tremenda commistione fra criminalità, imprenditoria e poteri forti.

Ma, mentre sto scrivendo, gli assassini seriali staranno girando liberi e sicuri per le strade di Ciudad Juarez, a caccia di altre giovani da massacrare. Sì, e proprio in questo momento, forse un’altra minuta ragazza -dai lunghi capelli neri- starà spirando sotto feroce tortura nella città del diavolo.