Cristiano Ronaldo e la Juventus sono fatti l’uno per l’altra: piuttosto appiccicosi, orgogliosi e notevolmente odiati

” Venire alla Juventus è stata una decisione facile”, ha detto Cristiano Ronaldo tempo fa nella sua presentazione nella sede di Torino . “Mi piacciono le sfide e vorrei fare la storia anche nella Juve. Sono sicuro che le cose andranno bene. Sono quasi certo iamo che sarà così, perché il portoghese e la Vecchia Signora sono fatti l’uno per l’altro. E lo dimostro in questi pochi punti.

Addii astiosi
Cristiano Ronaldo ha detto addio al Real Madrid senza una sola lacrima, o almeno una foto in cui su Instagram, o sui social network mostra un po’ di delusione. Praticamente come la Juventus ebbe a salutare ha salutato il suo vecchio stadio con disprezzo. E in più, battezzando la sua nuova casa con un nome impersonale: lo Juventus Stadium. Un nome assolutamente grigio, che ricorda le prime versioni di Pro Evolution Soccer in cui Konami non aveva i diritti di immagine delle squadre, quelli in cui Cafu era “Facu”, Frank de Boer era Frank de Mole o Rivaldo era Ravoldi . Non escludiamo di un Cristiano Ronaldo che corre sul prato con una maglietta con la scritta  Crustianu Radolno.

Odiato allo stesso modo
Se Florentino Perez è ossessionato dall’universalità del Real Madrid, e ha detto che ci sono Scuole Calcio del Real Madrid anche nelle Isole Galapagos, la Juve vanta due caratteristiche che la rendono unica: la sua italianità e il suo anti campanilismo. Entrambi i concetti fanno riferimento a quella Juve come squadra di italiani e non-luppolo. Ma dimmi cosa pensi e ti dico cosa ti manca: la Juventus è di gran lunga la squadra più odiata del calcio europeo. Se il Real Madrid è invidiata perché è la compagine più famosa e vittoriosa al mondo, e perchè molti affermano essere molto esperta nel barare ed essere assecondata dal governo, la Juve è diffamata perchè è una potenza economica senza limiti che le permette di strappare i migliori giocatori alle altre squadre.
In aggiunta, c’è il rapporto tra la famiglia Agnelli e il club, che risale a prima della prima guerra mondiale. La più famosa e potente industria del Nord Italia ha nutrito i bianconeri con le sue finanze sino a oggie, cosa questa veduta da molti italiani come un doping monetario, che ha condizionato da anni il campionato.
Dell’odio che Cristiano Ronaldo suscita, non parliamo nemmeno. L’attaccante è stato apostrofato brutalmente in tutti i campi che ha calcato, e pur avendo eseguito prestazioni antologiche in molti di essi, è stato solo applaudito in tre stadi. Il Bernabeu, Old Trafford e curisamente allo Juventus Stadiom, dove ha segnato il suo storico goal su rovesciata.

Ambizione senza limiti
Lo slogan non ufficiale di Juventus è “Vincere non e’ importante e’ l’unica cosa che conta”, un mezzo gioco di parole che viene verniciato di crack Portoghese, il giocatore che vuole sempre di più. La Juve dice di aver vinto 34 campionati di Serie A (gli ultimi sette consecutivi) e 13 Coppe Italia, trofei che prevede di aumentare con Crisitiano Ronaldo.

Qualche gaffe
La Juventus è in ritardo nelle coppe europee per club, perdendo addirittura ben 7 finali, guadagnate negli ultimi 22 anni. Cristiano Ronaldo ha vinto 5 coppe europee e ha vinto 12 delle 15 finali giocate con il Real Madrid. Ma senza la camicia bianca non è stato poi così vittorioso individualmente. Con il Portogallo ha perso la finale dell’Eurocup nel 2004 e ha potuto giocare solo pochi minuti nel 2016. Inoltre, ha perso una finale di Champions League con il Manchester United in cui non ha mai tirato in porta.

Orgoglio
“Tutto questo accade perché sono Cristiano Ronaldo “, ha rilasciato in un interrogatorio il portoghese al giudice che stava prendendo in carico il suo caso di frode fiscale, per il quale è stato infine condannato a due anni di prigione e a una multa di 18,8 milioni di euro. Questo aneddoto è solo uno dei mille esempi dell’arroganza di Cristiano Ronaldo, che si sentirà a casa a Torino. La sua nuova squadra è così somigliante a lui, che per anni ha rifiutato di indossare la sua maglia con due stelle che le hanno accreditato come vincitrice di 20 o più campionati,  perché i supponenti Agnelli hanno ritenuto che ne meritava 3, “perché ne avevano vinte più di 30 sull campo”. Quei campionati persi corrispondono agli anni bui di Luciano Moggi, direttore generale della squadra, che fu condannato per aver influenzato la designazione di arbitri “favorevoli”. Il caso si è concluso con la scomparsa dalla Juventus dei suoi ultimi due scudetti (2004-2005 e 2005-2006) ed è stata condannata a scendere in serie B e iniziare con 30 punti di svantaggio. Ma non ha mai voluto assumersi la colpano istante le varie sentenze del tribunale.

Un punto negativo
La Juventus ha qualcosa che dà un po’ di brividi e che non ha nessuna altra squadra di calcio nel mondo. Sono i cartelloni con la faccia dei loro giocatori, che spuntano ogni volta che uno di loro segna un goal. Una situazione surreale e un campione di uniformità degno di un campo sovietico. Dobbiamo riconoscere che le foto sono stampate in alta qualità, con una definizione incredibile … ma a loro manca il calore che si vede in altri stadi. Nonostante il Crisitano sia atterrato a Torino indossando un elegante due pezzi di Trussardi, il portoghese è un po’ pacchiano.

Artificiosità
La Juventus è una squadra artificiale. Non è nemmeno la prima squadra di Torino – quell’onore è detenuto dal grande Torino. Ma la sua mancanza di naturalezza non è dovuta al fatto che ha cambiato colore (inizialmente era rosa e nero) o perché ha copiato la sua maglia dal Nottingham Forest (a causa di uno dei suoi primi giocatori, un inglese di nome John Savage stanco del rosa).
È a causa della sua strana politica di stadio. Il suo precedente campo, il Delle Alpi , aveva una gigantesca pista di atletica, che lo rendeva più che uno stadio di calcio un terreno polifunzionale. Sembrava che il sabato la Juve vi avesse già giocato, la domenica toccasse al Torino, e il lunedì ci fosse una gara sui 1.500 metri in onore dei pompieri in pensione del Piemonte. Ed era vero: le due grandi squadre della città condividevano lo stesso campo, che serviva anche a celebrare gli eventi locali del re degli sport olimpici. Infatti, più eventi di atletica internazionale si sono tenuti in pista, perché i progettisti hanno dimenticato di includere un posto per riscaldarsi. In altre nazioni, gli stadi durano almeno mezzo secolo. E poi vengono  abbattuti.
Il Delle Alpi non aveva nemmeno trent’anni. E’ stato costruito nel 1990, in occasione del Mondiale tenutasi in Italia, e demolito nel 2006. E’ sempre stato conosciuto per essere uno stadio freddo, con scarsa visibilità e mai pieno. Il suo punto più basso è stato una partita di coppa contro la Sampdoria, dove solo 230 persone hanno preso il loro posto sugli spalti (69.000 era noi posti a sedere). È interessante notare che il suo miglior box office nei suoi 26 – anni di storia è avvenuto in Champions nel 2003, quando il Real Madrid dei Galacticos ha firmato la sua condanna a morte in quella semifinale in cui Figo ha sbagliato un rigore che doveva essere battuto da Ronaldo Nazario e che Hierro è stato ridicolizzato da quella corsa galoppante di Nedved.

Cristiano Ronaldo è artificiale? Assolutamente no. Ma il suo stile di vita asettico, i suoi distaccati saluti ai tifosi, e il suo sorriso sforzato non è che trasmettano molta naturalezza. Confermo, Cristiano e Juventus, un matrimonio perfetto .

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Kylian Mbappe è già più forte di Cristiano Ronaldo; vi spiego perché

Il mondo del calcio non ha più due poli. L’egemonia Messi – Cristiano Ronaldo è finita. I mondiali di Russia hanno World dimostrato che la palla ha abbracciato il politeismo, e gli dei si sono moltiplicati: in aggiunta alle due “primedonne” che hanno dominato i premi individuali nell’ultimo decennio, ora ci sono nuovi titani come Griezmann, Salah e soprattutto Kylian Mbappe .
Da Pelé – né più né meno – nessun debuttante aveva debuttato con un tale potere in una Coppa del Mondo. Se il brasiliano brillava in Svezia 1958, a 17 anni (ma ancora secondario nella gloriosa squadra del guidata da Garrincha e Vava), i francesi hanno espresso in Russia, a 19 anni, una star galattica della squadra che ha vinto il titolo .
In Russia Mbappé ha fatto capire che solo il più grande di questo sport è capace di curare terrore e funk nelle difese. Basta ricordarsi l’espressione da parte croata quando il parigino aveva la palla ai piedi: puro panico.

Mbappé sente l’odore del Golden Ball. Forse non lo vincerà quest’anno ( Modric è il cervello del club che ha vinto 4 Champions negli ultimi cinque anni, e ha anche portato la Croazia al più alto livello di sempre), ma probabilmente vincerà nei prossimi due o tre anni. Perché? Perché è meglio di Cristiano Ronaldo, l’attuale proprietario del più importante premio individuale nel mondo del calcio. Non è un apprezzamento personale. Mbappé è migliore dell’attaccante portoghese per tre aspetti chiave di questo sport. Eccoli:

1) Mbappé è più veloce di Cristiano Ronaldo
Il record di velocità del giovane attaccante francese è stratosferico. Nel dicembre 2017, in una partita del PSG contro il Lille, Mbappé ha raggiunto una velocità massima di 44,7 chilometri all’ora. La velocità media dei suoi sprint in quella partita è stata di 36 chilometri all’ora.
Cristiano Ronaldo è ancora veloce, ma non veloce come il francese. Nella Liga ha una media di una velocità massima vicino a 31 chilometri all’ora per partita. Nella Coppa del Mondo in Russia, ha ottenuto uno sprint che ha raggiunto i 33,98 chilometri l’ora nella sua miglior partita, contro la Spagna, in cui ha segnato 3 gol ad uno stordito David De Gea.
Per quanto riguarda la velocità, Mbappé non dovrebbe essere paragonato ad altri giocatori, ma con velocisti puri come Usain Bolt. Non è una mia esagerazione. Il giamaicano ha battuto il record mondiale dei 100 metri nel 2009 con una media di 37,5 chilometri all’ora.

2) Mbappé dribbla più di Cristiano Ronaldo
I fan del Real Madrid non ricordano l’ultima volta che Cristiano Ronaldo ha seminato per strada una caterva di avversari. Negli ultimi anni il portoghese preferisce essere il migliore sul campo, segnare, correre e concludere in porta. Prima, sì, prendeva la palla sulla tre quarti e andava alla linea di fondo per lanciare la palla al centro dell’area.
Nella Liga, Ronaldo riesce, riusciva, a dribblare una media di 1,1 volte a partita, rispetto ai 2,9 dribbling mediati da Mbappé la scorsa stagione. Ma a questo proposito, il re è Messi : l’argentino ha raggiunto una media di 5,14 a partita. Altro pianeta.

3 Mbappé è associato meglio di Ronaldo
L’ex Monaco ha ottenuto una media dell’83% di passaggi riusciti nel campionato francese, oltre a generare due chiare opportunità per partita, oltre a perfezionare 8 assist nelle 24 partite giocate quest’anno. Tuttavia, Ronaldo ha l’81% dei passaggi riusciti e ha dato 5 assist nelle 27 partite di campionato che ha giocato.
Inoltre, va notato che Mbappé non è la stella assoluta del suo club. Quell’onore è detenuto da Neymar. Inoltre, la sua squadra ha già un capocannoniere della statura di Cavani, il che significa che il francese non può segnare con tale assiduità. Cristiano Ronaldo è divenuto immenso al Real Madrid. Il club bianco ha giocato per lui e solo per lui, ed è per questo che non aveva quasi bisogno di unirsi ai suoi compagni di squadra : un chiaro esempio della sua ibrahimovication.
Ma c’è qualcosa in cui Cristano è ancora il migliore
CR7 ha segnato 44 gol in 44 partite la scorsa stagione. In totale, il numero di gol realizzati con il Real Madrid è di 451 in 9 stagioni. Una barbarie con cui Mbappé, al momento, può solo sognare: il francese ha solo convertito 24 gol durante l’anno. Qui, sì, ha ancora molto Coca Cola da ingurgitare.

Cristiano Ronaldo e la sua eccessiva, ossessiva bramosia di approvazione da parte degli altri

Cristiano Ronaldo nel 2011, dopo la partita di Champions League con la Dinamo Zagabria, ebbe a dire durante un’intervista: ” Penso, poichè sono bello, ricco e un grandissimo giocatore, di essere molto invidiato”. Un giornalista gli aveva chiesto perchè l’arbitro non lo avesse tutelato nonostante i tanti falli e perchè tutti quei fischi rivolti a lui dalla tifoseria. Abbiamo viaggiato fino a marzo del 2018, quando il giocatore ha ricevuto il premio come migliore calciatore portoghese dell’anno e ha dichiarato di essere “il migliore, qualunque cosa si dica di me”. Sono solo due esempi ma non sono due esempi isolati. Altre sue frasi di non molto tempo fa: “Il mio calciatore preferito sono io”; “Ho dato un nove alla mia squadra ( Real Madrid), e per me ho dato dieci”; “A chi piace il calcio, ama Cristiano Ronaldo”. Tutto vero.

Lui è “il primo, secondo e terzo miglior giocatore del mondo”, usando un’altra sua locuzione- ne ha molte – essendo uno dei personaggi più noti del pianeta. Stipendio stratosferico, successo sportivo (ha vinto cinque palloni d’oro e quasi tutti i titoli possibili e immaginabili, meno la Coppa del Mondo) e una vita personale a volte fuori dagli schemi, ma completa. Sì, Cristiano è (ragionevolmente) bello e ricco ed è un grande calciatore. Ora è il momento della Coppa del Mondo in Russia con il suo Portogallo, campione d’Europa in carica. Ma Cristiano ha ragione quando si lamenta dell’invidia degli altri? Bisogna davvero essere riconosciuti come buoni o belli e per questo invidiati? Che cosa succede se sei un ragazzo di successo e non sai come affrontare tutto ciò che ti accade grazie a mille vittorie? Vittorie sportive e fisiche (anche), sociali, lavorative.

L’atteggiamento del giocatore del Real Madrid – al momento – sta dando l’idea dell’eccessivo bisogno di riconoscimento, un comportamento notato da tutti. Il riconoscimento da parte degli altri in fondo ci dà autostima e fiducia in noi stessi, ci permette di sapere che siamo sulla strada giusta e ci motiva ad andare avanti, e questo è positivo, il problema sorge quando abbiamo bisogno di tale riconoscimento in tutto ciò che facciamo e agiamo solo cercando l’adulazione.
Quindi, quando apprezzi le tue azioni, le tue parole, i tuoi comportamenti, i tuoi atteggiamenti e anche il tuo fisico e questi bisogni diventano quasi ossessivi, siamo di fronte a un riconoscimento malsano. Le possibili soluzioni sarebbero quelle di valutarsi obiettivamente per evitare di ricorrere sempre a elogi esterni; supporre di non piacere a tutti e questo dovrebbe essere fatto notare a R7 ogni giorno. Insomma, avere le proprie idee assumendo la convinzione che ogni persona sia diversa e che, in aggiunta, deve essere per forza così.

Anche il complesso di inferiorità ha molto a che fare con l’invidia. Perché notando che gli altri hanno di più, ci sentiamo automaticamente inferiori a loro. Con l’invidia succede che ci sentiamo male per ciò che non abbiamo o per la presunta mancanza di successo e canalizziamo questo dolore giudicando l’altra persona che lo ha raggiunto, infatti esiste una sana invidia, che riconosce il successo dell’altro anche se lo volevo per me stesso, e una malsana invidia che implica il desiderio di strappare quel successo a chi lo detiene.
La soluzione immediata è prendere il successo dell’altro e trarre da esso l’insegnamento o la forza per renderlo anche nostro. Nel caso del calciatore, sussistono entrambi gli stati d’animo, come gestire il bisogno di riconoscimento costante (che può essere “malsano, quasi ossessivo” ) con l’invidia generata da tutti i suoi movimenti. Il caso di Ronaldo è quello di una persona che non accetta bene la frustrazione e cerca sempre riconoscimenti, il suo modo di raggiungere l’approvazione esterna a volte è di essere orgoglioso e altre di mostrare quello che ha, siano le sue macchine o il suo talento, per reclamare questa preminenza.

Quale cristiano vedremo in questa Coppa del Mondo? Le cose non sembrano cambiare molto perché finiremo con un’altra delle sue frasi lapidarie. Subito dopo la finale della Champions League di qualche giorna fa, con un’altra coppa in tasca, un altro successo, il giocatore si è nuovamente espresso. “Forse la Champions dovrebbe cambiare nome: CR7 Champions League, chi ha più Champions e più gol?”,  ha detto, sorprendendo – ma non più di tanto – i fan. Orbene, Cristiano, abbiamo capito che hai di più di tutto. Complimenti! Ma ora dacci un taglio.

In Cina danno Cristiano Ronaldo all’Inter: 350milioni al Real Madrid e non è dato sapere quanto al giocatore

Ci risiamo, dopo la vittoria dei giovani nerazzurri nel campionato italiano Primavera, ricominciano le sirene di mercato, questa volta provenienti dalla Cina, ove alcuni giornali definiscono l’accordo tra l’Inter e CR7 cosa già fatta. Eppure, in Italia, Paese di Pinocchi giornalai non si fa accenno alla cosa?!

Suning, a quanto dicono, sta raccogliendo i fondi per la grande mossa di mercato, un po’ come fece Moratti con il Ronaldo vero. Quello portoghese sembra, da un bel po’ di tempo, in rotta di collisione con la dirigenza dei blancos, e non appare interessato alla eventuale non partecipazione alla Champions League, dal momento che il vuoto sarebbe riempito da una valanga di soldoni asiatici.

Sono per ora solo parole, e per di più provenienti da un altro mondo che vede le cose totalmente in maniera diversa dal nostro. Da Messi a CR7 il passo è stato breve, come breve potrebbe essere la smentita di questa news sportiva: solo una bufala!

Cristiano Ronaldo stufo dei tifosi del Real Madrid. L’Inter piomba su di lui, mentre sta preparando un’offerta sontuosa per CR7

C’erano due emissari dell’Inter a Cardiff, uno inviato dal gruppo Suning, uno da Sabatini. Gli obbiettivi erano, e sono, Marcelo, James Rodriguez e sì, proprio lui, Cristiano Ronaldo. Quest’ultimo viene da un’annata piuttosto complicata con la tifoseria dei blancos, che non gli ha perdonato certe partite incolori, ove lo hanno colpevolizzato di poca concentrazione.

A tal proposito i portavoce interisti hanno contattato l’entourage del portoghese per tastare il terreno e le porte per una possibile trattativa non sono state chiuse. Non è ancora dato sapere le cifre di un futuribile ingaggio, però, la trattativa è iniziata. I nodi da sciogliere molti, uno su tutti il consistente bonus al giocatore per la mancata partecipazione alle coppe dell’Inter.

Sabatini in Cina ha trattato ampiamente di ciò con il grande capo della Suning, ma non solo. Si è, infatti, parlato di Spalletti e del suo desiderio di non perdere Perisic, di Dalbert e Rudiger e delle tante cessioni da fare, ma soprattuto del rientro monetario del Fair Play finanziario. Al tecnico toscano piace molto anche Rabiot, giovane talento del PSG. Il nazionale polacco Krychowiak ha dichiarato di voler giocare in una big europea, faccia o meno la Champions.

Spalletti, tenterà nei prossimi giorni di far arrivare a Milano Nainggolan.

Dolcetto o scherzetto?