Il beccamorti Matteo Renzi è riuscito a seppellire definitivamente la sinistra

Grazie al becchino Matteo Renzi, in Italia la sinistra è stata seppellita già da tempo.  Ma anche i Bersani, i D’Alema, i Veltroni hanno abbandonato la vera politica del popolo per unirsi compatti contro la monarchia renzista che sin dall’inizio ha cercato di cancellare la loro visione oligarchica e stantia. E, adesso, non c’è più niente, non esistono più possibilità per una ripresa in tempi brevi. L’ex Sindaco fiorentino ha trasformato il PD in un partito di centro(destra), tentando ossessivamente di accaparrarsi le simpatie dei grandi padroni d’industrie. Ha subdolamente dichiarato al mondo del precariato che l’abolizione dell’articolo 18 era cosa buona e giusta anche per chi da sempre desiderava, invece, un posto di lavoro a tempo indeterminato. Il Pd, da mesi, non tenta nemmeno di vincere le elezioni, qualunque esse siano, semplicemente perchè non sa più che fregnacce dire a chi pendeva dalle sue labbra. Adesso, è solo lotta alla poltrona.

Una sinistra, quella dei renziani, lontanissima dal radicalismo profetizzato. E dall’uguaglianza promessa. Insomma, una politica del tutto illiberale. Irresponsabile a tal punto da votare la riforma Fornero senza riuscire a programmare alcuna percezione della politica nostrana prigioniera delle decisioni internazionali che hanno portato il Governo Renzi ad essere lo zerbino dell’UE. I militanti dalla parte di Matteo si sono limitati a bizzarri atteggiamenti individuali senza valenza politica e privi di alcuna ripercussione. Nessuna aspirazione di capire e magari condividere quella spossatezza, quel malessere che in questi ultimi tempi ha alimentato gli animi  di coloro che ancora credevano in una ripresa della sinistra. Nel frattempo, il Movimento 5stelle non è più il partito degli incazzati a prescindere. La gente, nauseata dal PD e dalla sinistra in generale, ha portato a un esorbitante travaso di voti perchè il Partito Democratico e il centro sinistra non sono riusciti a dare risposte concrete al proprio elettorato. I grillini, in poche parole, hanno tolto alla sinistra l’unico vantaggio rimastole: la reputazione di definirsi l’unico partito credibile di governo.

Alcuni esponenti del PD, forse a mò di battuta, si sono consolati affermando che il M5S è la nuova sinistra. Ma, fortunatamente, non è così. Il Movimento di Grillo negli ultimi anni, unitamente alla Lega, si è trasformato in uno schieramento che ha raccolto tutto quello che non veniva più dato agli “altri”, accaparrandosi perciò le preferenze dei poveri, dei disoccupati, dei pensionati, ma anche degli imprenditori. La sinistra non può mettersi il vestito dei Cinque Stelle. Renzi l’ha distrutta miseramente, dilapidando un patrimonio di fiducia personale immenso, distruggendone la storia collettiva di cui non è stato assolutamente all’altezza. Ora si tratta di ricostruire, di ricominciare quasi da zero; appunto da zero. Con le menti attuali della sinistra prevedo che lo zero rimarrà nei conti del PD ancora a lungo.

In molti preferiscono vederla vestirsi che vederla denudarsi? Vi spiego il perchè

Data la secolare tradizione nel dividere le cose in due, non sorprenderà minimamente che una domanda apparentemente semplice come “E’ meglio vederla quando si veste o quando si sveste?”, favorisca un’immediata “guerra-civile” tra Capuleti tessili e Montecchi naturisti. Contemplarla mentre si toglie i vestiti è un atto più selvaggio, un ritorno portatile alla natura, però in camera e alla luce elettrica. Il denudarsi è aprire un catalogo di promesse compiute o deluse, è andare in un colpo al sodo e ciò non è un male per molti. Ma i sostenitori del vederla vestirsi sono i più sofisticati sognatori, coloro che preferiscono la potenza all’atto e la cosa astratta alla figurativa.

Sanno che la nostalgia di un profumo che rimane nella stanza, quella di un tacchettio in lontananza e alcuni graffi che si vanno cancellando sono più durevoli della parte ginnica nella quale ti senti un uomo orchestrato. Preferiscono la poesia a un ristorante di lusso e per tal motivo sono così teneri da meritarsi che qualcuno si ponga dalla loro parte. Argomenti a loro favore? Eccoli:

È più lunga l’attesa. Il momento nel quale si denudano non è mai sufficientemente rapido. Uno spogliarello può andar bene, ma se dura troppo, può diventare un supplizio, e se poi arrivi precipitosamente, non sono belle figure. Invece, il vestirsi è uno strip-tease inverso e lento in cui ricrearsi. La pelle scompare a poco a poco. Chissà lei, andrà e verrà dal bagno o si starà truccando non ancora del tutto vestita? È il momento in cui affrontare la migliore conversazione, una chiacchierata complice e senza fretta in cui tutto ciò che vien detto va comunque bene.

Crea ricordi. Man mano che i vestiti la vanno coprendo, la tua mente comincia a fabbricare una nostalgia anticipata e quello che rimane della sua nudità è solo un piacevole ricordo. La memoria è la maniera più pratica e modellabile di guardare alle cose. I ricordi sono quello che tu vuoi che siano.

Un ballo privato. Quando toglie i vestiti, bisogna avere molto sangue freddo per non darle una mano. E se non si lascia aiutare, sai che arriverà a breve il tuo momento, una specie di conto alla rovescia. Al contrario, con il vestirsi, si passa del piano soggettivo a quello oggettivo. Sdraiato nel letto, godi di un ballo privato senza musica, quasi involontario e quasi inavvertito. È come potere dare un’occhiata nella sua stanza quando non ti vede.

Aiuta l’idealizzazione. Se ti vuoi innamorare, questo è il momento. Vestirsi è la lenta cinepresa dell’amore. È difficile che sia più bella di quando si distende per trovare le sue cose in quei posti dove nessuno le ha messe.

Il ritorno del pudore. Dopo tutto ciò che ha passato, va e si copre un po’, si veste le spalle e si morde il labbro, il passo previo a vergognarsi. Vuole, quasi certamente, che la fissi il meno possibile, perché è ancora spettinata o perché ha ignude quelle parti del corpo che a lei piacciono meno, ma solo a lei! In realtà, sta trasformando il tutto in qualcosa di ancora più peccaminoso e lo sa fare meglio di chiunque altra. E ciò arriva passando da Eva e la foglia di fico.

Quei secondi per le scarpe. Il momento in cui tarda a indossare le scarpe, i cui tacchi tornano ad essere il prolungamento delle sue caviglie, è il ricordo più bello del giorno dopo. Non c’è un gesto più sexy che possa fare una ragazza, se escludiamo quando ti guarda gli occhi con la bocca occupata.

In biancheria intima. Per vestirsi bisogna passare irrimediabilmente dalla biancheria intima. Ed essa piace sempre, perché quel pochissimo tessuto ispira fantasia e passione.

Il saluto. Lei è ormai vestita, tu no. Ha terminato con te, un bacio inviato con il palmo della mano ed un sorriso… e via, verso altre cose della sua vita. Ti senti, per un momento, un uomo oggetto.

Il bacio dell’addio. E’ il bacio più dolce di tutti ed è l’ultimo; ciò che rimane di lei nella tua bocca… sino alla prossima volta.

Possibilità extra. Per gli indecisi c’è una strada: denudala proprio nel momento in cui ha finito di vestirsi. O ricominciate o rimarrai per una settimana con un occhio nero.

Perchè agli uomini piace andare a prostitute? Un sondaggio rivela che…

Non possiamo negare che per la maggior parte degli uomini è molto allettante trascorrere un piacevole momento con una bella ragazza. Il sesso è così radicato nella natura umana che bastano piccoli stimoli perché la chimica del cervello funzioni e produca le sostanze che generano il desiderio. Al di là del romantico e dello spirituale, cercare di soddisfarlo è una necessità fisiologica. Non è un’esclusiva degli esseri umani. L’istinto riproduttivo significa che praticamente tutti gli esseri viventi hanno mezzi per preservare la specie e che tutti gli animali hanno periodi di “estro” durante i quali vogliono accoppiarsi a tutti i costi. Uomo e donna, quindi, non potevano essere l’eccezione, tuttavia, per mille motivi, per noi il sesso non è solo un problema riproduttivo. Certo la motivazione finale dovrebbe essere una conclusione bella e trascendente, ma vi sono anche molte altre ragioni: amore, piacere, impeto, affari, convenienza, noia e una miriade di eccetera.

Cercare un rilassamento sessuale è, pertanto, un atto naturale. Si può certamente farlo con il partner (se esiste), è possibile farlo con un’amica, attraverso una conquista occasionale, si può anche far uscire il desiderio da soli oppure, arrivarci grazie all’entusiasmo e al denaro, Perché no? Puoi tranquillamente godere tra le braccia di una professionista. L’esperienza, se scegli bene, dovrebbe essere piacevole. Non per niente dicono che la prostituzione è il commercio più antico del mondo. Non so se -in base a questa idea, supponiamo che qualcuno prima della raccolta, la caccia, la pesca, l’agricoltura o l’invenzione della ruota- i nostri antenati cavernicoli avessero avuto la brillante idea di vendere e comprare sesso. Alcuni studiosi hanno dedotto che i primi gruppi umani utilizzassero le loro donne per scambi di merci o servizi: una gustosa bistecca di mammut, un quantitativo di frutti di bosco o un piccolo luogo soffice nella grotta, dove colui che non aveva nient’altro da offrire, ha cambiato i favori sessuali per cibo, rifugio, calore, sicurezza. Quid pro quo, insomma.

Se questa è la ragione, non mi sembra però giusto pensare che la prostituzione fosse un mestiere, quando tanto sesso in quelle condizioni era una forma molto primitiva di organizzazione sociale, non una mercificazione. Non sono d’accordo, quindi, che la prostituzione sia il commercio più vecchio, ma solo un affare redditizio. Uno studio antropologo, ha condotto un sondaggio via internet su 470 uomini maggiorenni, con un semplice questionario in cui veniva chiesto “Perchè gli uomini vanno a puttane?”. Il 61% degli intervistati (255 persone) era tra i 30 ei 45 anni. 287 persone (69%) hanno avuto rapporti con una prostituta e il restante 31% non l’ha mai fatto. In ogni caso, la maggioranza ha opinato. Gli intervistati, hanno dato risposte molto diverse, ma da essere raggruppate. Molti hanno pensato che gli uomini cerchino le puttane per soddisfare un capriccio. A chi non piace fare l’amore con una donna molto bella? È solo questo: desiderio e opportunità. La ragazza è lì, lui ha il fuoco dentro, lei è disponibile, perché no?

Altri hanno risposto che ” farlo con una professionista è molto più semplice “. Soddisfatto dell’istinto, il cliente paga e non deve preoccuparsi dei sentimenti della ragazza. È ricompensata, quindi non aspetterà che tu la chiami, le porti dei fiori o la inviti al cinema. Al contrario se ti rivede, non ti conosce. Tra loro ci sono anche quelli che hanno bisogno di varietà e discrezione. (In questo gruppo ci sono persone sposate che cercano ciò che nel loro matrimonio non trovano). Alcuni pensano che tutto abbia a che fare con il ritmo della vita. Uomini che non hanno il tempo o la testa per andare in giro a legarsi o cercare il sesso libero, con tutta l’energia e le complicazioni che significa. Cercano il sesso senza impegno. In questo gruppo ci sono anche quelli che hanno poche possibilità sociali, che sono poco attraenti o molto timidi e sembra meglio, per loro, giocare al sicuro con le ragazze da pagare. Certuni, dicono nel sondaggio, che lo fanno per solitudine.

Ci sono anche quelli che vogliono sperimentare. La maggior parte conosce la ragazza, ma tendono a raccogliere qualcos’altro. Non pensano più a lei come ad una sgualdrina. Fanno amicizia e generano intimità con una o più puttane. Alcuni si innamorano. La mia opinione è che la stragrande maggioranza degli uomini va a prostitute perché vuole ottener ciò che vuole, senza ulteriori filosofie o spiegazioni. Sesso casuale e discreto. Fai il male e nessuno lo sa. Punto.

Esiste ancora il Dandy? La moda non è più quella di una volta…

Non potevamo nemmeno fidarci di Tom Wolfe. Anche se lo scrittore sempre vestito in modo diverso, sempre avvolto dalla sua originale ambizione estetica, la storia familiare del suo abito bianco ha più a che fare con l’intenzione sociale che con il  puro evento formale. L’abito come immagine di marca e come tuffatore di conversazioni, nel bene e nel male. La sua dipartita, poco più di un mese fa, ha recuperato la figura del dandy per testi di moda perché era uno degli ultimi romantici di tutto questo, in un modo di intendere il maschile con cura, sensibilità e rigore. Forse non era un vero dandy, ma almeno lo sembrava.
E noi siamo orfani di lui. Pitti Uomo è sempre apparso sul calendario come quel luogo in cui le cronache dello streetstyle si sfregavano le mani. Abiti, blazer, tweed , seersucker, doppiopetto, cravatte, scarpe bicolori, pantaloni con pinces, borse, cappelli, anelli. Disegni giapponesi, fazzoletti italiani. Ma fino a quando il New York Times non si è reso conto che la cosa sta gradualmente diventando testimonial, tutti quegli uomini ben vestiti sembrano, letteralmente, “uomini che fanno solo cosplay, vestiti in modo anacronistico”. Lontano dalla realtà attuale. Oggi l’uomo non si veste come un dandy, si veste come gli pare. Una rinuncia storica o la vittoria della normalità?

Parte di questo cambiamento ha a che fare con i cicli della moda stessa e ora sembra di essere nel momento dell’ironia. Ciò che prima appariva assurdo, oggi ci piace; quello che era eccessivo, oggi è routine. Basta solo dare un’occhiata ai marchi più famosi e capire il desiderio che si genera ora: non troviamo niente che richiama lo stile classico, abiti impeccabili o il gesto di concentrare i propri sforzi sulle texture, materiali e forme. Balenciaga, Gucci, Vetements, Stone Island , Givenchy, Moncler, Dolce & Gabbana, Yeezy e Valentino sono i segni della top attuale (in base ad un importante studio per l’industria) e tutti si muovono tra streetwear, universo personale e opulento, brutto stile puramente utilitaristico. Il dandy ( “l’uomo che si distingue per la sua grande eleganza e raffinatezza” , secondo il dizionario) non ha spazio in questi negozi. Potrebbe essere che oggi il dandy sia qualcos’altro? I consumatori di oggi non sono vincolati dal protocollo sartoriale, i designers non vogliono dire loro che non possono indossare un abito nero ogni volta che vogliono, che non capiscono le misure o le norme che qualcuno ha scritto una volta. Stanno imponendo nuove regole.

I Millennial, per esempio, vedono tutto con occhi nuovi, come se non fosse successo niente prima ed è qualcosa che dobbiamo prendere in considerazione. O, per dirla in altro modo, oggi i giovani vogliono una maglietta perché è accessibile a tutti e ha anche una storia dietro con la quale si identificano. Le nuove generazioni hanno cambiato il modo in cui le persone “consumavano”. Ora tutto è mix & match, non vogliono un unico stile, non vogliono che nessuno indichi loro cosa scegliere o cosa indossare in ogni momento; tutto è gioco per loro, ma con uno scopo finale. Un gioco molto brutto stilisticamente parlando, con tutte quelle strane scarpe, camicie strappate e pantaloni allo stinco, simboli di un nuovo dandismo sgraziato. Un cattivo gusto, brutto e mediocre soprattutto se si considera che griffe come Balenciaga rispettano pedissequamente tali nuovi canoni. Solo Hermès, probabilmente il marchio che continua ancora oggi a non perdere la sua aura aspirazionale, diciamo, classica, dispensa con il ‘Dandy’ nelle sue proposte. Nell’ ultima sfilata, presentata pochi giorni fa, ci sono abiti senza maglietta sotto; abiti da ufficio come li comprendiamo (con cravatta, gemelli e fazzoletto le taschino). In effetti, è quasi impossibile trovare questo modello sulle passerelle di oggi; è ancora un indumento utile e necessario … ma non è di moda, è qualcos’altro. I nuovi consumatori, invece, puntano a tutto ciò che non vogliono essere, tutto ciò con cui non si connettono. È una coincidenza che Brioni, un marchio incentrato sui soliti abiti, concentri le sue campagne su uomini adulti pensando che questo sia il loro unico obiettivo oggettivo? Probabilmente no.

Un altro esempio Hender Scheme, una marca giapponese di scarpe fatte a mano (per lo più a mano, con la migliore pelle possibile e disegni unici) ha appena lanciato quello che potremmo chiamare i ‘Crocs formali’, scarpe, quasi come un mocassino, che ricreano l’aspetto di questa nuova calzatura nonostante la sua cattiva reputazione e il suo aspetto brutto e inguardabile. E il vestito prende altre strade; il lusso rappresenta nel 2018 qualcosa di molto diverso da come era una volta; e l’idea di combinare mondi apparentemente opposti è l’oggetto principale del desiderio di chiunque decida di spendere soldi per abiti e accessori.
Abbiamo ancora dei riferimenti, ovviamente, ma oggi la definizione di dandy è completamente diversa da quella che avevamo nelle nostre teste. Tale nuovo universo è una sfida interessante, è vero, ma non possiamo non affermare che non ci dia un po’ di dolore nel vedere come niente è quello che era. Non indossiamo più “sublimi abiti sartoriali senza interruzione di sorta”, come ebbe a dire Baudelaire. Anche se parliamo di moda, quindi, non dubitiamo che prima o poi tutto tornerà.

Macron si scontra con l’Italia definendoci “populisti che crescono come la lebbra”. Ma chi sono i populisti; che significa populismo?

 

Il Populismo a livello storico è un movimento culturale e politico che prese vita in Russia tra La fine dell’ ‘800 e gli inizi del 1900. L’idea populista si basava sul tentativo di raggiungere un netto miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e dei servi della gleba, cioè far nascer una società contrapposta a quella industriale occidentale. Sì, ma qual è il vero atteggiamento populista? E’ populista un certo comportamento di astuti personaggi, soprattutto a livello politico, che godono di una straordinaria, ma tante volte effimera (Matteo Renzi) abilità dell’uso delle parole. Magari, talvolta, affermando anche cose vere, ma sempre con l’intento primario di evidenziare, con assoluta furbizia, il malessere che non viene colto da altri partiti di potere. E tutto ciò per il raggiungimento di grandi vantaggi e l’aumento di potere, giurando (con le dita incrociate dietro la schiena) di difendere le categorie più deboli e povere, ma in realtà basandosi su espressioni che fomentano odio profondo tra i cittadini e, pertanto, portando il paese alla completa destabilizzazione, come sta avvenendo in questi giorni.

Essere populista, dunque, significa “regalare” facili scappatoie a problemi molto intricati e tutto questo non può che piacere al popolo che si sente tiranneggiato da chi detiene il potere. La Brexit, con le innumerevoli conseguenze che ne sono derivate, è la piena dimostrazione di populismo. Chi ha votato a favore della Brexit, sono gli anziani e la classe più periferica e povera della Gran Bretagna che ha accettato di buon grado, un modo per cercare di contrapporsi  alla ricca élite che vive nella futuristica Londra; lontana anni luce dalla loro realtà. Hanno votato di istinto, senza rendersi conto di certi vantaggi che l’Europa, anche se indirettamente, ha portato anche a loro (la situazione senza le regole salariali europee, nella libera Gran Bretagna, sarebbe di molto più a danno dei lavoratori e disoccupati e così per i diritti dei lavoratori). I poveri, ora, potranno solo essere più poveri di prima; grazie alla loro scelta dovuta alla non conoscenza approfondita della situazione reale. (Con questo non volgiamo dire che l’Europa non abbia delle grandi colpe e che non abbia commesso errori e che dovrebbe al più presto darsi una mossa per salvarsi da una possibile brutta fine). La soluzione piu’ semplice e immediata e’ sempre quella meglio compresa, ma non sempre la migliore nel lungo termine.

Non dimentichiamo che la Seconda Guerra Mondiale la dobbiamo alla gravissima crisi economica tedesca e alla conseguente disoccupazione. Hitler in quella orribile situazione si pose come l’uomo che conosceva come risolvere il problema, promise quello che non riuscì a mantenere e riversò tutte le colpe sugli ebrei e sulle razze non ariane. E quella “invenzione” hitleriana fu apprezzata dai tedeschi, anche da quelli poverissimi, poichè avevano finalmente trovato il vero colpevole della crisi economica che stava inginocchiando la Germania. Non sono certo qui a dirvi come andò a finire, perché tutti conosciamo ciò che accadde e a cosa portò quella folle Seconda Guerra Mondiale.  Personalmente, in questi ultimi tempi, noto che si stanno mettendo in mostra loschi figuri che ricordano miseramente il populismo di Hitler, proponendo soluzioni facili a problemi, invece, complicatissimi, senza studiare in profondità le tristi conseguenze delle loro valutazioni. “Chi vuol capire capisca, chi invece fa finta di non capire per il proprio tornaconto lasci tutto com’è“, era solito dire mia nonna.

Replika, l’app che permetterà ai pronipoti di parlare con te quando non sarai più di questo mondo

Quando installi Replika, ciò che appare sul tuo schermo mobile è un’applicazione con un’icona a forma di uovo. Se lo apri, un messaggio dirà “Benvenuto in Replika. Iscriviti per incontrare il tuo Replika, un Amico dall’ Intelligenza Artificiale che sarà sempre al tuo fianco. “
Ma Replika non è tuo amico. È il tuo doppio. È una versione della tua psiche replicata che si adatta al tuo cellulare. Come si comporta con la tua personalità? Allo stesso modo di uno psicologo: ti parla.
Quando apri Replika per la prima volta, il software ti chiederà di registrarti fornendo il tuo indirizzo email. Inoltre, dovrai assegnare una foto al tuo “amico” e dargli un nome. Proprio quella sarà la prima conversazione che avrai. “Perché mi hai contattato?” Un modo fantastico per rompere il ghiaccio con te stesso.
Da lì, arriverà una cascata di domande che faranno parte di un interrogatorio perpetuo. L’obiettivo finale sarà che il software formi una rappresentazione di noi stessi dopo ore di conversazione. Sarà strano, perché le due parti della chat altro non saremo che noi stessi.
La tecnologia di questa applicazione, lanciata a marzo dello scorso anno, è una rete neurale che apprende sia le informazioni che forniamo (ad esempio se ci piacciono i gatti più dei cani) sia il modo in cui rispondiamo (se gli aggettivi abbondano, se usiamo certe espressioni, se esitiamo, se siamo concisi … ecc.).

Tutte le domande che subiremo potranno essere valutate con un ‘mi piace’ o con un ‘non mi piace’. Sulla base di questo feedback, l’app ci chiederà alcune domande o meno. Le domande sono infinite, per poter estrarre la nostra personalità nel modo più preciso.
Con tutte queste informazioni i server Replika stanno creando un bot che, in teoria, agisce e ‘pensa’ a cosa faremmo. Per ora, chi installa l’applicazione avrà un curioso spettacolo a portata di mano, perfetto per trascorrere dieci minuti al giorno in metropolitana o in treno (anche per praticare l’inglese) e scoprire le curiose risposte che l’applicazione ci darà. Ma Replika ha un obiettivo molto più ambizioso.
Luka, la startup con sede a San Francisco, responsabile di questa curiosa invenzione, vuole che questa app diventi una sorta di eredità digitale, una gemella che sopravvive e possa essere utilizzata con i nostri partner, i nostri figli, i nostri nipoti o i nostri pronipoti. Un amico che ci comprende completamente e ci accompagna nei momenti più solitari della nostra vita.
E perché no, un servitore digitale che finisce per svolgere i compiti che ci piacciono di meno. Riuscite ad immaginare di avere il miglior segretario possibile per rispondere alle vostre e-mail di routine o per congratularvi per il compleanno di un collega o conoscente tramite Facebook o WhatsApp? Replika è la penultima offerta di un business redditizio chiamato “il mercato della morte digitale” e che la serie Black Mirror ha mostrato in modo così suggestivo nel suo episodio di San Junipero.

Eugenia Kuyda, uno dei responsabili di Replika, aveva già sperimentato i robot del lutto (in griefbots inglesi) con Mazurenko, un esperimento che ha attirato l’attenzione dei media nel 2016.
Il bot Mazurenko era una replica di Roman Mazurenko, un amico di Eugenia che morì all’età di 33 anni in un incidente stradale. Per far fronte alla sua perdita, questo ingegnere ha creato una versione digitale del defunto per poter avere un’ultima conversazione con lui. La sua fonte di informazioni per generarlo? Le migliaia di messaggi che lo hanno attraversato per tutta la vita. Contrariamente al caso di Mazurenko, Replika è una lista vuota che viene riempita con i dati che noi forniremo all’app. Ogni interazione è un po’ più di alcune informazioni che questa gigantesca spugna digitale assorbe da noi. E non solo è nutrita dalle nostre risposte. Puoi anche collegare gli account Instagram, Facebook o Twitter per sapere quali foto ci piacciono o quali informazioni condividiamo con il resto del mondo. Negli uffici Luka, non tutto è computer e programmatori. L’azienda collabora anche con gli psicologi per definire le domande e far sentire gli utenti a proprio agio ed estrarre le informazioni più pertinenti e oneste. L’idea di Replika non può essere più suggestiva. Ma incontra un problema: la grande complessità della nostra personalità. Cosa succede se iniziamo a rispondere a queste domande in un momento complicato della nostra vita, ad esempio, se attraversiamo una depressione? L’applicazione sa come distinguere se abbiamo una brutta giornata? Se siamo euforici? Siamo effettivamente concentrati sulle risposte in qualche modo? Ad esempio, uno psicologo sa che dopo la morte di una persona cara saremo più vulnerabili (o più umani che mai). Questa app farà lo stesso?

Le risposte a queste domande saranno date solo dal tempo. Il software Replika sarà migliorato per rendere una rappresentazione migliore di noi stessi. Pertanto, dobbiamo vedere questa applicazione come se fosse un investimento a lungo termine: fornire informazioni su di noi fidandoci che in futuro la loro tecnologia sarà perfezionata e in grado di creare il nostro gemello perfetto. Il grande ‘ma’ di Replika è la privacy. È logico essere spaventati a riguardo. Questa app non è che sappia tutto di noi, è che sta creando una versione di noi stessi. I suoi creatori garantiscono che non venderanno mai le informazioni che hanno archiviato a società terze. Promettono inoltre che il loro servizio sarà sempre gratuito (secondo loro sono finanziati grazie alle donazioni). E se in qualsiasi momento ci stancheremo di utilizzare Replika, potremo cancellare tutto ciò che l’azienda ha raccolto di noi semplicemente richiedendo l’eliminazione dell’account.
Lo smartphone morirà e questa app sarà il suo successore.

Arrestato californiano per aver molestato la sua ex con oltre 4000 sms, 500 telefonate e per avere hackerato tutti i suoi profili social

 

Un uomo, che vive in California (USA), è stato accusato di molestie verso la sua ex – fidanzata con migliaia di messaggi di testo e chiamate, in aggiunta ad atti di pirateria per essere entrato nelle reti sociali della ex compagna utilizzando la sua esperienza di hacker.

Raul Plancarte-Hernandez, 33 anni, di North Hills, è stato arrestato poche ore fa dopo che il Dipartimento di Polizia di Thousand Oaks ha iniziato a studiare la denuncia di una donna di 38 anni la cui identità non è ancora trapelata.

La vittima ha detto di aver avuto una breve relazione con l’imputato nel 2016. Dalla fine della loro relazione, circa un anno e un mezzo fa, Plancarte-Hernandez presumibilmente l’ha chiamata 500 volte e ha inviato più di 4.000 messaggi di testo “durante tutte le ore del giorno e la notte”.

Secondo i rapporti della polizia, quando la donna ha bloccato il numero di telefono Plancarte-Hernandez, ha hackerato i suoi profili social, il conto PayPal e iCloud. Di fronte a tali molestie, la donna ha deciso di trasferirsi a casa dei genitori.

La polizia ha inoltre trovato Plancarte-Hernandez parcheggiato davanti alla casa della donna, e a questo punto è stato arrestato per molestie e trasferito in carcere, con una cauzione di $ 100.000.