E se improvvisamente il/la tua/o partner ti chiedesse una relazione più aperta? Ecco alcuni consigli

Sicuramente in più di un’occasione hai pensato che ciò non è affatto per te, ma cosa succede se il tuo partner te lo proponesse? Qual sarebbe il modo migliore per affrontare la situazione?

Mai dire mai.
L’hai visto in varie serie televisive e film. Sai che alcune coppie di Hollywood hanno parlato apertamente di questo. Anche alcuni amici ti hanno detto che l’hanno già messo in pratica. Concetti come la relazione aperta e la questione del poliamore sono sempre più presenti nel nostro immaginario emotivo, e sebbene tu possa aver pensato che non è per te, mai dire mai. La monogamia e le coppie tradizionali sono sempre stati una realtà, ma ora nel dibattito pubblico suscita dubbi. Saresti in grado di darti una possibilità? Cosa succederebbe se il tuo partner ti proponesse siffatta cosa senza darti il ​​tempo di pensarci? L’importante è non farsi prendere dal panico.

1. Chiariamo un paio di termini
Prima di entrare nel contesto, dobbiamo chiarire quali sono tutti quei termini che hai sentito in relazione a nuove relazioni e alla fine della monogamia. Cos’è una relazione aperta? E laparola poliamore? Cos’è l’anarchia relazionale? Mi riferisco a una relazione aperta quando i partner o membri del rapporto possono essere più di due, così da raggiungere un accordo che possa avere rapporti al di fuori di tale relazione rapporto. “Polyamory”,  d’altra parte, consiste in rapporti, siano essi sessuali o emotivi, che coinvolgono più di due membri, e possono anche sovrapporsi con rapporti aperti. Nell’anarchia relazionale non ci sono regole o accordi come questi. Sono relazioni prive di etichette o norme che li limitano. Nel rapporto “aperto” c’è un accordo in cui puoi fare sesso con altre persone, con il consenso di entrambe le parti, senza coinvolgere l’infedeltà; in poliamore ci sono relazioni simultanee durature, sia sessuali che sentimentali, nella stessa posizione gerarchica, con la stessa implicazione emotiva.

2. Perché siamo così spaventati
Sono concetti che su carta (o sullo schermo) suonano un po’ freddi, ma la cosa cambia quando il tuo partner alza la conversazione. Perché è così spaventoso per noi mettere in discussione la monogamia? Siamo riluttanti perché la cultura ci ha insegnato che è appropriato avere un unico partner, e c’è una pressione sociale verso altri tipi di relazioni. La realtà è che non sono qualcosa di così nuovo, ma se vengono portati alla luce, nel corso degli anni saranno normalizzati perché ora i giovani stanno già sperimentando simili rapporti. “Il Polyamory” esiste da anni, ma ora è con i social network e l’immensa fonte di Internet che le persone hanno iniziato a conoscerlo, allargando a dismisura i loro orizzonti. Non penso che questa sia la fine della monogamia, dal momento che è una formula che funziona e continuerà a farlo. La cosa più costruttiva è pensare che ci siano altre relazioni ugualmente valide e che dovrebbero essere normalizzate nella società.

3. Conseguenza di una crisi?
Ora che stiamo mettendo le carte sul tavolo, rivolgiamo un’altra domanda che sicuramente ti sei posto. Proponiamo queste relazioni per risolvere una crisi di coppia o superare l’infedeltà? Quelle coppie che vogliono un figlio mi vengono in mente che lo desiderino per aggiustare la relazione, la mia opinione è che a priori non suona molto bene, potrebbe essere la soluzione o no. In uno scenario ideale, la proposta di coppia aperta deve partire da un rapporto di comunicazione e da una fiducia importante, e forse una crisi non è il momento migliore per questi cambiamenti. Non è giusto per le persone che lo scelgano per una motivazione autentica, ma ci sono persone che lo propongono come alternativa intermedia perché non osano fare un passo più grande “.

4. Il sesso non è (così) importante
Un altro dubbio dei malpensanti. Le relazioni aperte e poliamore sono un modo per fornire l’assenza di desiderio sessuale ? Non ci credo, a volte una vita erotica soddisfacente e felice ci fa partire da una solida base dove le altre opzioni di relazione hanno più spazio. Tendiamo a fare una valutazione mercantilistica dell’erotismo, in cui se abbiamo molti incontri e orgasmi significa che la coppia sta andando bene. Questo non è il caso. Forse una coppia con un minor numero di incontri sarà più felice e totalmente riuscita. C’è da dire, però, che molte coppie non considererebbero questo se la loro vita sessuale fosse più soddisfacente, infatti la considerano una soluzione intermedia per uscire dalla routine o sperimentare cose nuove con persone nuove.

5. Se non è per te, non succede nulla
Non penso che tutti dobbiamo considerare o essere preparati per una relazione aperta o per condividere il nostro amore. Se decidi di concentrarti in questo modo, dovresti allenare il tuo pensiero su ciò che è infedeltà o no e altre credenze irrazionali. Dipende anche dalla convinzione: se sei certo che lo vuoi, non devi allenare nulla, sarà naturale “.

6. Come affrontare quella conversazione
Ho lasciato alla fine quello che avremmo dovuto provare all’inizio, ma ora capiremo molto meglio come affrontare quel momento. Il tuo partner vuole una relazione aperta. E adesso? La prima cosa da verificare è se lo vogliamo o no, è importante fare questo lavoro personale, perché l’accesso a qualcosa che non vuoi veramente ha un impatto emotivo devastante. Dobbiamo riflettere sui desideri di entrambi i partner, concordare sul tipo di relazione che si desidera e stabilire un accordo su come ci si relazionerà da quel momento in poi.

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Di Maio, dal reddito di Cittadinanza, passando per la Tav fino al “tavolone” ILVA

Devo dire che fino a poche settimane fa avevo abbastanza fiducia in Di Maio e nelle sue promesse riguardanti Reddito di Cittadinanza e Pace Fiscale, poi, come successo in precedenza con i vari Berlusconi, Monti, Renzi, tutto viene rimandato a data da definire: forse in autunno, forse nel 2019, forse mai. Non contento ha cominciato ad interessarsi di TAV e poche ore addietro di Ilva, convocando un “tavolone”  che comprende non solo i sindacati, i responsabili dell’azienda, i portavoce della ArcelorMittal ( forse l’acquirente dell’ILVA), ma ha aggiunto sedie invitando altre 62 persone: i sindaci di zona, i Presidenti di Puglia, Liguria e Piemonte, associazioni di  cittadini e i vari comitati di protesta. Tutti sugli attenti presso il Ministero dello Sviluppo economico per giudicare la proposta del gruppo che vorrebbe acquistare l’Ilva. Quindi, dopo la proposta di stop alla Tav, non presa bene da Salvini & C., questa nuova “ideona”.

Appena spedite le partecipazioni non sono mancate le defezioni, con il sindaco di Taranto Melucci, PD, che regala al buon Di Maio del “dilettante spaccone” e conferma la sua non partecipazione all’evento perchè è solo pura “sceneggiata”. Idem come sopra da parte del Presidente della Provincia e di altri sindaci invitati.
La ArcelorMittal cerca di non scomporsi, ma lascia trapelare un certo fastidio e imbarazzo. «La nostra società non era stata messa previamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa», dirà uno dei dirigenti.  Anche i sindacati non prendono bene simile presa di posizione definendo il tutto un “rischio passerella” e non “una degna azione per un confronto aperto è vero”. Negative anche le reazioni dei sindacati.

A livello politico PD e FI non aspettavano altro per attaccare il M5S, mentre la lega non sente non parla e non vede. Calenda (PD) afferma di essere di fronte ad un vero e proprio circo Barnum e il vero obiettivo è quello di non decidere. La Carfagna, FI, teme catastrofi e dice :” Per come si stanno mettendo le cose, salvo colpi di scena, il governo chiuderà Ilva. Tutto il Sud pagherebbe un prezzo altissimo». Solo il presidente della Puglia Michele Emiliano, Pd, apprezza: «A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pd non era ammessa neanche la Regione Puglia?».

Dura le reazione di Di Maio alle critiche: «Per me hanno diritto a partecipare tutte le rappresentanze dei cittadini coinvolti, incluse le associazioni e i comitati che in questi anni hanno svolto un ruolo essenziale. Ed è per questo che li ho invitati». Il tavolo «non è stato convocato per trasformarsi in un club privato. Chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. È finita l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione».  Contento lui…

Sergio Marchionne riposi in pace e lassù si dimentichi del capitalismo e impari ad amare i lavoratori

Dispiace moltissimo per l’uomo, per l’umanità dell’individuo Marchionne, non per la sua personale manipolazione del capitalismo mondiale finanziario, causa quest’ultima di uno spasmo quasi mortale della civiltà. Un personaggio salito alla ribalta dopo il 2008 quando si identificò a tutto tondo come portabandiera della Fiat, grazie al suo progetto di ampliamento a livello internazionale. Una strategia riuscita per l’azienda ma che ha creato tantissimi problemi ai lavoratori della ditta torinese, dove dai 120 mila dipendenti del 1999 siamo arrivati ai quasi 30 mila di oggi. Con Pomigliano d ‘Arco e Mirafiori posti lavorativi conosciuti in tutto il mondo diventati, dall’avvento di Marchionne, il secondo un luogo di non morti e il primo un paesaggio di cassaintegrati.

E’ inutile negare che è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio con l’introduzione della Fiat nel mondo della globalizzazione finanziaria. Adesso, però, non dobbiamo più parlare di Torino riferendoci all’azienda, ma bensì di Detroit. Una ristrutturazione capitalistica che ha fatto saltare migliaia di posti di lavoro. Per Marchionne l’impresa, sin da subito, è stata inquadrata come in una comunità chiusa sempre in lotta con chi si opponeva a tale modus operandi.

I risultati, poi, guardando a fondo, non sono stati altisonanti e la tanto attesa transizione non si è mai del tutto avverata dal momento che la FCA non si è trasformata in prima o seconda e nemmeno sesta azienda produttrice di auto, ma è posizionata tra le prime 10-11 aziende. Pertanto se il bilancio ha avuto il riscontro desiato, per quanto riguarda il mondo del lavoro la tendenza è nettamente negativa.

Detto questo, R.I.P.

Vi spiego perchè è molto probabile l’arrivo di una nuova crisi finanziaria

Forse negli ultimi dieci anni hai comprato una casa con un mutuo corrispondente, hai chiesto un prestito bancario per acquistare una macchina o hai concordato con la tua banca una strategia per pagare i tuoi acquisti a rate. Alla la fine del giorno, per gran parte degli ultimi anni, in particolare dopo marzo 2016 la BCE ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse allo 0%, il finanziamento di tutte queste esigenze (o capricci) ti hanno lasciato praticamente libero di respirare.
E non solo per te, ma anche per i governi e le aziende a livello globale, poiché questa fase di tassi dello 0% non è stata nulla di meno esclusivo dell’Europa, ma in misura maggiore è stata fatta su scala globale. Questo tsunami di denaro a buon mercato, che ha aiutato la ripresa economica negli ultimi anni, spiega perché nel primo trimestre dell’anno il debito globale ha raggiunto un nuovo massimo storico pari a 247 trilioni di dollari che equivale a un miliardo europeo o, al 318% del PIL, pubblicato dall’Istituto internazionale delle finanze (IFF) in un rapporto intitolato “Time to Pay the Piper”cioè, : “È ora di pagarne le conseguenze”.

Ma quali sono queste conseguenze? L’IFF non lo dice, ma è prevedibile che quei bassi tassi che stanno dietro alla “crescita sincronizzata” che governi ed economisti hanno vantato così tanto in passato stiano provocando esattamente l’opposto: una recessione.
Infatti, se la percentuale del debito sul PIL ha raggiunto livelli record, non è solo perché il debito stesso è cresciuto, ma anche perché l’economia sta crescendo sempre meno. E le prospettive, pur essendo positive, non sono più così allegre come in passato. Quindi, il FMI ha avvertito in più occasioni che questo debito eccessivo, che in altri tempi i politici chiamavano “vivere oltre i nostri mezzi”, può causare tensioni se il processo di normalizzazione monetaria continua ad avanzare. Poiché il tasso aumenta, ciò che fa aumentare l’interesse, sia a causa del mercato sia a causa delle banche o dei governi, è la richiesta di prestito di denaro a complicare il rifinanziamento di molte aziende e anche dei governi, che potrebbero finire per incorrere in inadempienze.

Si comprende meglio tornando a un esempio reale. Immagina di aver comprato una casa nel 2016, di aver iniziato a pagare una rata di 600 euro, che era il massimo che ti potessi permettere, e oggi paghi sempre la stessa tassa ma ti arriva una revisione e la banca ti dice che invece di pagare 600 devi pagare 800 perché i tassi di interesse sono aumentati e quindi l’Euribor.
Se negli ultimi due anni sei stato tra i fortunati che sono riusciti ad aumentare il loro livello di reddito probabilmente non ti costerà accettare l’aumento della quota del mutuo, ma se il livello di reddito è la stesso di due anni fa, forse qualche problema in più obbligatoriamente sorge.
E qual è il primo pilastro di un’economia? Proprio il consumo. Se questo è estrapolato a una società X che ha anche fatto affidamento sul debito per continuare a investire e spendere, l’aumento di interesse costringerebbe a tagliare le spese e sappiamo già da dove vengono i primi tagli nel mondo degli affari …

Si potrebbe pensare che la soluzione facile sarebbe quella di mantenere lo statu quo, i tassi di interesse bassi, ma il problema è che le banche centrali ciò che devono fare è portare su i tassi di interesse poiché altrimenti questo debito non farà altra cosa che seguire al rialzo e già mentre leggi queste righe lo sta facendo. Insomma, è come il topo che si morde la coda. Qui entra in gioco quello che si conosce come ‘trappola del debito’ nel mondo finanziario, di quello che nota già il FMI in un’altra delle sue relazioni. “La normalizzazione della politica monetaria è essenziale per frenare che il debito si espanda sempre più”, afferma.
Ma attenzione, perché è fondamentale che i tassi di interesse siano normalizzati nella loro crescita, e in Europa non sono previsti prima dell’estate 2019. Altrimenti, le banche centrali possono mettere in pericolo la crescita e, ironia della vita, causare una crisi solo 10 anni dopo essere diventati i salvatori degli ultimi, i subprime. Le banche centrali del mondo sono diventate giocolieri e il rischio che cada una delle palle con cui si destreggiano aumenta sempre più.

La collezione Gucci-Dapper Dan è ora disponibile in tutto il mondo

FOTOGRAFO per GUCCI, ARI MARCOPOULOS

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Dapper Dan, vero nome Daniel Day, è il couturier di Harlem che ha trascorso gran parte degli anni ’80 inventando il proprio genere di campionatura, remixando beni di lusso di marchi come Gucci e Louis Vuitton in nuovi, più strani capi indossati da regine, modelle, attrici, attori ed esponenti dello show-business. Non molto tempo dopo che la maison italiana ha sfruttato la popolarità del designer di Harlem, Gucci ha citato Dan in tribunale per aver tratto profitto dal suo marchio di fabbrica.

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Poi, la famosa griffe ha raggiunto un fatturato altissimo e ha annunciato che avrebbe finalmente dato all’uomo il merito che meritava. Nè è seguito un piano per riaprire la boutique di Dap con l’aiuto di Gucci stesso. Il negozio di Harlem offre abbigliamento Dapper Dan Gucci personalizzato – con materiali, toppe, stampe e tutto il resto fornito da Gucci – ma è aperto solo su appuntamento. Tuttavia, martedì, Gucci ha finalmente deciso di lanciare l’attesissima gamma in tutto il mondo. Per celebrare l’evento, la casa di moda ha sfruttato il fotografo newyorkese Ari Marcopoulos per presentare la collezione in una serie di ritratti ispirati a fotografie di archivio degli anni ’80.

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La gamma di capi di abbigliamento e accessori rivisitati comprende tute, maglieria, articoli sportivi, occhiali da sole, gioielli e scarpe da ginnastica, che possono essere osservati presso i rivenditori Gucci e su Gucci.com.

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Cristiano Ronaldo avrebbe già firmato un contratto con la Juventus. Lo dice anche Moggi…e di lui ci si può fidare!

Il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, ha chiamato urgentemente il rappresentante di Cristiano Ronaldo, Jorge Mendes, per definire la possibile continuazione del rapporto con i Blancos della stella portoghese, voluto, ormai lo sanno tutti, dalla Juventus.
Il capo del Real, ha riferito il quotidiano spagnolo Marca, ha ricordato che Cristiano Ronaldo era già preso da innumerevoli dubbi in merito alla sua permanenza nel club “merengue” dopo la vittoria per 3-1 contro il Liverpool nella finale di Champions League, il 26 maggio a Kiev.
Nell’intervista Pérez ha citato il portoghese Mendes per definire se il 33enne attaccante portoghese adempierà al suo contratto, con scadenza nel 2021, o se davvero vuole andarsene.
Nel corso della riunione, sempre secondo Marca, Perez ha consultato Mendes per sapere se Cristiano Ronaldo vuole continuare a riprendere i negoziati per un miglioramento del suo stipendio, o se vuole a lasciare senza una ben precisa motivazione, e per valutare la quantità da rivendicare per il suo eventuale passaggio alla squadra torinese.
Il giornale sottolinea che la stella portoghese vuole allontanarsi dal Real Madrid a causa del suo rapporto con il club e, in particolare, a causa delle sue divergenze con il presidente.
Per aggiungere altro intrigo alla situazione, Luciano Moggi, ex dirigente bianconero squalificato a vita per la sua condotta nello scandalo di corruzione noto come “Calciopoli”, ha detto tramite il suo account Twitter che “Cristiano Ronaldo ha già firmato con la Vecchia Signora”. Poi ha aggiunto che il calciatore raggiungerà i suoi nuovi compagni dopo le vacanze spostate a causa della partecipazione alla Coppa del Mondo.
Moggi, che nel 2002 non potè far firmare per la Juventus Cristiano Ronaldo a soli 18 perché il cileno Marcelo Salas rifiutò di trasferirsi allo Sporting Lisbona, ha detto che “alcune persone importanti” hanno offerto 100milioni di Euro al Real per l’attaccante portoghese.
Le parole di Cristiano Ronaldo dopo la finale di Kiev coincidono con quelle del gallese Gareth Bale, anche lui disposto a valutare la sua continuità nel Real Madrid, che ha chiamato Julen Lopetegui come successore di Zinedine Zidane, che si è dimesso cinque giorni dopo aver vinto la sua terza Champions League.

Il beccamorti Matteo Renzi è riuscito a seppellire definitivamente la sinistra

Grazie al becchino Matteo Renzi, in Italia la sinistra è stata seppellita già da tempo.  Ma anche i Bersani, i D’Alema, i Veltroni hanno abbandonato la vera politica del popolo per unirsi compatti contro la monarchia renzista che sin dall’inizio ha cercato di cancellare la loro visione oligarchica e stantia. E, adesso, non c’è più niente, non esistono più possibilità per una ripresa in tempi brevi. L’ex Sindaco fiorentino ha trasformato il PD in un partito di centro(destra), tentando ossessivamente di accaparrarsi le simpatie dei grandi padroni d’industrie. Ha subdolamente dichiarato al mondo del precariato che l’abolizione dell’articolo 18 era cosa buona e giusta anche per chi da sempre desiderava, invece, un posto di lavoro a tempo indeterminato. Il Pd, da mesi, non tenta nemmeno di vincere le elezioni, qualunque esse siano, semplicemente perchè non sa più che fregnacce dire a chi pendeva dalle sue labbra. Adesso, è solo lotta alla poltrona.

Una sinistra, quella dei renziani, lontanissima dal radicalismo profetizzato. E dall’uguaglianza promessa. Insomma, una politica del tutto illiberale. Irresponsabile a tal punto da votare la riforma Fornero senza riuscire a programmare alcuna percezione della politica nostrana prigioniera delle decisioni internazionali che hanno portato il Governo Renzi ad essere lo zerbino dell’UE. I militanti dalla parte di Matteo si sono limitati a bizzarri atteggiamenti individuali senza valenza politica e privi di alcuna ripercussione. Nessuna aspirazione di capire e magari condividere quella spossatezza, quel malessere che in questi ultimi tempi ha alimentato gli animi  di coloro che ancora credevano in una ripresa della sinistra. Nel frattempo, il Movimento 5stelle non è più il partito degli incazzati a prescindere. La gente, nauseata dal PD e dalla sinistra in generale, ha portato a un esorbitante travaso di voti perchè il Partito Democratico e il centro sinistra non sono riusciti a dare risposte concrete al proprio elettorato. I grillini, in poche parole, hanno tolto alla sinistra l’unico vantaggio rimastole: la reputazione di definirsi l’unico partito credibile di governo.

Alcuni esponenti del PD, forse a mò di battuta, si sono consolati affermando che il M5S è la nuova sinistra. Ma, fortunatamente, non è così. Il Movimento di Grillo negli ultimi anni, unitamente alla Lega, si è trasformato in uno schieramento che ha raccolto tutto quello che non veniva più dato agli “altri”, accaparrandosi perciò le preferenze dei poveri, dei disoccupati, dei pensionati, ma anche degli imprenditori. La sinistra non può mettersi il vestito dei Cinque Stelle. Renzi l’ha distrutta miseramente, dilapidando un patrimonio di fiducia personale immenso, distruggendone la storia collettiva di cui non è stato assolutamente all’altezza. Ora si tratta di ricostruire, di ricominciare quasi da zero; appunto da zero. Con le menti attuali della sinistra prevedo che lo zero rimarrà nei conti del PD ancora a lungo.