Da uno studio dell’ Archives of Neurology (USA): “Camminare migliora lo stato di salute dei malati di Parkinson”

L’esercizio fisico, tra cui il tapis roulant, stretching e ripetizioni di resistenza, sembra migliorare la funzionalità dei piedi, la forza muscolare e la forma fisica dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, come concluso da una ricerca dell’ Archives of Neurology.

La squadra di Lisa M. Shulman, dell’ Università del Maryland (USA) e colleghi, ha condotto uno studio clinico randomizzato su tre tipi di esercizi per confrontare l’efficacia del tapis roulant, stretching e esercizi di resistenza, al fine di migliorare le reazioni motorie di alcuni pazienti.
Lo studio ha incluso 67 malati di Párkinson che avevano alterazioni nella camminata e ha predisposto questi esercizi tre volte la settimana per tre mesi: un esercizio di intensità sul nastro, un altro di minore intensità, stiramenti ed esercizi di resistenza. Il camminare a minore intensità ha prodotto un miglioramento del 12%, gli stiramenti ed esercizi di resistenza, un 9%, e gli esercizi di maggiore intensità camminando, un miglioramento del 6%.

I due tipi di allenamento sul tapis roulant hanno evidenziato un sostanziale miglioramento cardiovascolare, mentre stretching ed esercizi di resistenza hanno potenziato la muscolatura del 16%.

“Il fatto che a bassa intensità l’esercizio sia più fattibile, per la maggior parte dei pazienti con Parkinson, ha importanti implicazioni per la pratica clinica. Anche se il tapis roulant e l’allenamento di resistenza si sono dimostrati utili all’azione del camminare, all’attività motoria e alla forza muscolare, questi vantaggi non sono stati accompagnati da miglioramenti nella disabilità e qualità della vita “, hanno concluso i ricercatori.

*Le informazioni mediche di questo sito sono fornite esclusivamente per scopi educativi e di formazione, e non intendono sostituire le opinioni, i consigli e le raccomandazioni di un professionista della salute.

Le decisioni in materia di salute deve essere effettuata da un operatore sanitario, tenendo conto delle caratteristiche personali del paziente.

Non solo mala-amministrazione ma anche buona, come quella della Polizia Municipale di Pietrasanta

Il benessere, come amavano argomentare gli antichi e illuminati greci, arriva soprattutto dalle piccole cose. In particolare dalla trasformazione e riduzione della burocrazia amministrativa favorendo i cittadini con ogni possibile e utile informazione. L’amministrazione, molto spesso, dimentica di dover servire il cittadino senza ostacolargli o complicargli la vita. La civiltà, e di conseguenza il sistema socio-economico, rivendicano un’urgente modernizzazione della pubblica amministrazione italiana, per poter attuare un netto miglioramento della qualità di tutti i servizi, unitamente ad un valido sostegno ai processi di sviluppo, alla produzione di valore per il territorio, alla messa in opera di condizioni ambientali favorevoli al consolidamento e all’ incremento della competitività delle imprese impegnate in dinamiche di confronto a livello mondiale.

Quanto accaduto ultimamente in Europa e la grave crisi economica italiana dimostrano l’importanza e la realizzazione di una pubblica amministrazione evoluta, pratica, dinamica e funzionante. Bene, a molti sembrerà una fiaba, ma personalmente giorni addietro ho riscontrato uno status così attivo ed efficace come quello prospettato sopra. Mi riferisco alla Polizia Municipale di Pietrasanta (LU), alla quale mi sono rivolto per l’espletamento di rateizzazione di una pesante multa. Ebbene, nel giro di pochi minuti l’ Ass.te scelto, Signora Loredana Ariu, dimostratasi sin dalle prime battute altamente competente, ha evaso la mia richiesta dimostrando ancora una volta di più che il nostro Paese è abitato anche da persone egregie, dedite al lavoro e con la piena capacità di orientarsi nel proprio campo lavorativo.

Tempo fa ho scritto un articolo sulle Banche e la loro subdola strategia di erogare denaro solo a chi ha i soldi e queste sono alcune righe di detto pezzo: – Questi istituti di credito ti ammaliano con promesse pubblicitarie tipo “La vita è fatta di alti e bassi. Noi ci siamo in entrambi i casi”, “Sette buoni motivi per scegliere…”, “La mia banca è differente” “Una storia italiana dal 1472”… Booom! Che bombe, che bugie, che fregature! Sì, perché poi quando sei di fronte a uno degli addetti ai prodotti finanziari, ti accorgi immantinente che è tutt’altra cosa, anzi che è l’esatto contrario.- Il link per leggere l’articolo completo è: https://wordpress.com/post/massimomelaniitaliasenzagiustizia.blog/5650

Quindi, dopo la mia indagine sugli Istituti di Credito, e il contatto più che positivo avuto, invece, con una certa pubblica amministrazione che funziona, l’unica cosa possibile era di scrivere il presente articolo che vuol dimostrare che la congettura di fondo, attorno alla quale si sviluppa la riflessione di quanto scritto, è che i modelli teorici e gli strumenti della pubblica amministrazione, se gestiti come è solita fare la Polizia Municipale di Pietrasanta nella figura -in questo caso- dell’ Ass.te scelto, Signora Loredana Ariu, possono contribuire a velocizzare il percorso di modernizzazione e a renderlo più nitido e risolutivo, diminuendo il rischio che il susseguirsi dei tanti provvedimenti normativi porti a situazioni di cambiamento solo fittizi e ad innovazioni puramente superficiali.

Partendo dunque,come detto all’inizio, dalle piccole cose, ma fatte nella piena interezza, potremo arrivare a un rinnovamento migliorativo delle esigenze gestionali in atto, così da accontentare il cittadino in maniera totale, come è successo a me pochi giorni or sono.

Sulle donne che adorano l’uomo brutto… ma affascinante!

L’allarme è stato fatto scattare da Julia Roberts agli inizi degli anni ’90, quando ha stupito tutti sposandosi con Kiefer Sutherland, ma facendo raggiungere attimi di vero panico ai fans quando è tornata sull’altare con Lyle Lovett, sicuramente l’uomo vivente più brutto dell’epoca moderna.

   La Roberts con Lovett

Lei, a quei tempi, era stata definita la fidanzata d’America e tutto quello che faceva veniva, in qualche modo, legittimato.

Ergo, unirsi con i brutti si è convertito in tendenza.

Inma del Moral con Pedro Ruiz

Così, le coppie asimmetriche come Angelina Jolie e Billy Bob Thornton, Mira Sorvino e Quentin Tarantino, Inma del Moral con Pedro Ruiz, Monica Bellucci e Vincent Cassell, Megan Fox e Brian Austin Green sono passate sotto i nostri radar, senza turbolenze.

   Angelina Jolie e Billy Bob Thornton

La teoria del sottoscritto è che, incontrandosi i termini maschili delle equazioni proposte, con quelli femminili, inclusi entro lo star system, è presupposto di questi tipi simpatici, ma brutti, un know how comportamentale che fa sì che le bellissime signorine possano invaghirsi di costoro senza la minima complicazione. Raro, ma possibile e promettente. In ogni modo, oggi vi parleremo di gente senza know how, impiegati distinti come voi, perfettamente vestiti con pettinature avanguardiste, ma con il piccolo difetto di essere brutti. Cosa questa da non, assolutamente, vergognarsi. Prendete uno specchio in mano, riflettetevi e ripetete: “Sono brutto, ma molto seducente.” Una volta assimilata la quasi verità, potete avanzare spediti.

E sapete una cosa? E qui entra in gioco la voce dell’esperienza molto soave e carica di ragione. Come giornalista ho l’obbligo di sfogliare e interessarmi a donne molto belle, soprattutto per la rubrica Moda, la maggioranza delle volte incoscienti del loro potere “incantatorio”. Sono ragazze che, come la già citata Julia Roberts in “Notting Hill”, vogliono al loro fianco solo semplici librai che le amino. “After all… I’m just a girl, standing in front of a boy, asking him to love her”. In realtà, quando la cosa diventa seria, tipo se le muore il pappagallo, o intensa, le amiche la odiano perché è la più bella della zona, una spalla su cui piangere, sebbene non sia quella di Brad Pitt, la trovano sempre, magari senza muscoli o tatuaggi. Le tecniche che dovete seguire per sedurre una donna fisicamente prepotente sono: l’indifferenza rispetto alla sua bellezza, moltiplicare il convincimento in voi stessi.

Quindi, si troveranno con qualcuno che, finalmente, sa collegare due frasi ravvicinate (qualcosa non così tanto frequente, ve lo garantisco) aggiunto al fatto che se, appartenendo a stirpi genetiche distinte, si sentiranno in diritto di essere abbordate.

1) Mostratevi audaci. Tutti sappiamo che i tipi il cui secondo nome è “Pericolo” finiscono per fare strage di cuori.

2) Puntate dritti verso i loro segreti, che non si vedono a prima vista, ma che meritano di essere decifrati. Capterete immediatamente, dopo il sesto caffè, che la loro “altissima” bellezza non è all’estenuante ricerca dell’alter ego maschile, e pian piano finiranno per confessare “A me, voglio essere sincera, piacciono brutti e/o calvi e/o grassi e /o bassi ”.

Riflessioni sul tema.

Non si capisce, in detto punto 2, tale apologia dell’eugenetica -dove si preferisce a George Clooney un Danny de Vito qualunque, o almeno non solo quest’ultimo- ma crediamo che non sia politicamente scorretto offendersi quando uno che corre 20 chilometri al giorno, si condisce il cuoio capelluto con mille ed una fiale ristrutturante, gioca a calcetto i giorni dispari, si fa chiamare ironman, venga accreditato come una grande e bella chiavica solo muscoli e forza, e non rimanga molto simpatico all’operaio dell’Ansaldo Breda o alla più bella del reame.

   3) Ne derivano tre tipologie di donne :  A) Quelle politicamente corrette, che pensano    che tale concessione le renda meno superficiali;  B) Quelle che non hanno autostima e che  devono sapersi, in qualche modo, superiori al loro partner; C) Quelle stravaganti. Se non è  possibile realizzare nessuna delle condizioni negative a priori che questo collettivo richiede  perché siate scelti, e cioè farvi capire che a loro piacciono quelli troppo belli, alti, palestrati,  tengo a puntualizzare che tale scomparto C risulta, dopo approfonditi studi, molto più  vantaggioso rispetto alle norme shakespeariane dettate in “Romeo e Giulietta”, dove ognuno  veniva posizionato solo ed esclusivamente con quelli della loro stirpe nobiliare, e queste,  come negarlo, sembrano proprio ottime notizie. 

 

La foto sopra il titolo: Brooke Shields e Andre Agassi

               ie.

Tremo, quando sento parlare della Magistratura italiana. Vi spiego perchè

Sì, ho paura, anzi terrore della magistratura. L’ho detto centinaia di volte, soprattutto perchè ho avuto a che fare anch’io con questo potere totalitario ed esclusivo che può decidere il resto della tua vita, di un popolo, di uno Stato, di un governo e ti riduce a suo schiavo. La giustizia dovrebbe essere il più grande argine al male, ma purtroppo vivendo in una realtà dove i principi e i giudizi etici e culturali sono relativi a norme prestabilite da certi individui, non esiste più alcuna morale civile e giuridica. Quindi, i magistrati possono tranquillamente sentenziare a loro nome, disponendo di un potere enorme che spaventa il ricco, meno, e il povero, molto di più. Infatti è la stessa magistratura a interpretare la legge, una legge con la g minuscola. Pertanto, se obbligati a trovare qualche differenza tra il potere dei giudici e quello dei grandi teologi sciiti, è che quest’ultimi agiscono per conto e nel nome di una religione antichissima, fortemente radicata e condivisa da milioni di persone che rispettano il volere degli ayatollah. I pm, i gip, i gup e via dicendo, al contrario, sono i portavoce di una casta che usa esclusivamente la forza del suo potere immenso, cioè negare la libertà ad un essere umano solo ed esclusivamente secondo la propria non discutibile interpretazione della legge.

Ho testato sulle mie spalle che il limite tra le prove provate e gli indizi vengono, senza la minima perplessità, superati a loro discrezione e lo stesso avviene tra imputati e testimoni se i secondi non confermano gli “ordini” del giudice. A questo punto ogni diritto e garanzia non hanno più alcun valore di fronte ai dettami delle toghe nere. Ai giudici non importa niente se con le loro, più volte, errate sentenze distruggono la vita di una persona o determinano effetti pubblici ed economici devastanti. Riescono a dormire sereni e tra dozzine di guanciali, ognuno dei quali rappresenta un innocente sbattuto in galera. Questi personaggi sono liberi di distruggere industrie di primaria importanza, partiti politici, imprenditori, governi, intiere famiglie. Appena credono di avere in mano il Pacciani della situazione, informano la stampa affinchè i media sappianodelle loro gesta eroiche. Poi, il Pacciani, risulterà essere un semplice impiegato di un’azienda che per voler difendere il proprio datore di lavoro da comportamenti da pervertito, è caduto come una mosca nella ragnatela mortale dei magistrati. E allora via alla gogna mediateca, pur sapendo (i giudici) di non aver davanti il Mostro di Firenze; tanto indietro non torneranno mai.

Pertanto, non possiamo che parlare di vendicativo arbitrio perpetrato nel nome della loro legge, avvolta da funesta oggettività e innegabile obbligarietà, e con la consapevolezza che nessuno potrà fermare questa barbarie contro l’innocente di turno. Infatti, costoro non saranno mai sottoposti al minimo vincolo da rispettare se non una giustizia che loro stessi manipolano a piacimento. Eppure, sono certo che non tutti sono così, ma basta un piccolo numero di spietati pistoleri della legge e tutto va in monte. Sì, perchè certuni -approfittandosi della nostra società ormai aperta al nullismo totale- ove il male si confonde con il bene, in cui tutto è basato sul soggettivismo, si ammantano indisturbati di un potere senza regole di cui fanno costantemente abuso. Così nessuno, nemmeno un Presidente del Consiglio o il Capo dello Stato, possono fermare tale infausta azione distruttiva, in quanto ben protetti da chiunque mettesse in dubbio questo loro agire sconsiderato. Come ormai ci siamo resi conto da tempo, tutti, anche il politico più in vista, è tenuto a rispondere del suo operato: al suo schieramento, agli elettori, ai giudici…

Il magistrato, invece, assolutamente no! Il CSM che dovrebbe punire chi sbaglia è, nella reltà dei fatti, un organo di autodifesa, anzi, di auto-legittimazione, poichè la magistratura sarà sempre e comunque protetta dalla sua parziale autonomia e dalle norme che prevedono di santificare i loro precetti per mantenere intatto il potere. La magistratura ha da anni negata la ragion di Stato, e questo ha portato alla totale cancellazione della civiltà giuridica romana, presa ad esempio da quasi tutti i Paesi del mondo. Legittimandosi per conto proprio, si ciba delle sue interpretazioni e fa uso della Polizia Giudiziaria per far applicare i suoi verdetti.
Ora come ora se vogliamo mettere un freno a tutte queste condanne di innocenti e a tale abuso indiscriminato di potere (per rendersi conto dello sfacelo collegatevi a http://www.errorigiudiziari.com) è che il Presidente della Repubblica, unitamente al potere esecutivo e legislativo, si muovano per cambiare, mettere un freno, esaminare attentamente questo illegale modo di esercitare il potere con i suoi luttuosi effetti. Un’altra possibilità è disarmare i giudici che abusano del loro immenso potere disinnescando gli ordigni mortali che stanno seminando nella società italiana. Ormai il mostro è nato, qualcuno deve bloccarlo o arriveremo al punto di dover chiedere il permesso al magistrato di zona anche per andare a comprarsi un gelato. Troppi hanno pagato le decisioni del Mostro, in reputazione, in denaro, in visibilità, in salute…E’ arrivata l’ora di esigere una giustizia che non guardi in faccia a nessuno, solo una giustizia giusta. Quella che io non conosco.

È alle porte l’odiato (per me) Carnevale… Che tristezza!

Uno dei pochi amici che mi attribuisco afferma che ho un caratteraccio.Ma proprio di quelli di cacca!”, dice lui.
Questo per arrivare a scrivere che detesto il Carnevale e il periodo che lo precede. Molti, adesso, penseranno “Ma come è possibile non apprezzare il Carnevale?” Eh sì, sono proprio allergico a tale ricorrenza, alla festa dell’ilarità, del travestitismo, della gioia sfrenata, dell’allegra confusione, dell’espressività portata ai massimi livelli, il momento in cui uno torna bambino.
Sarà che la mia repulsione nasce sin dalle elementari, quando ero obbligato a divertirmi con quel maledetto costume da Zorro o da Superman, in cui mi sentivo l’essere umano più cretino dell’universo. E, come in un replay televisivo, ogni anno mi nascondevo in bagno a vergognarmi di me stesso.
Sì, non c’è verso, sono nato strambo e così rimarrò per tutta la vita.

Nel mio animo si annida, sin dai primi passi, il sanguinolento germe del non-divertimento. Tutto si riduce, a meno che non sia con chi voglio accanto, ad una inveterata incapacità di spassarmela, di distrarmi e infischiarmene totalmente.
Tale comportamento lo manifestavo alle tediose feste tra liceali, quell’accozzaglia di giovani dal gel putrido che mensilmente s’incontrava in casa di questo o questa studente/ssa bevendo e mangiando sino a notte fonda, sulle note di pessima musica da discoteca. E ritrovavo un mesto sorriso solo quando lo sconcio finiva.
Partecipavo, dovevo esserci, altrimenti sarei stato ghettizzato. L’unica mia funzione all’interno di questi orrendi party era quello di aiutare a pulire la stanza da lattine di birra, sacchetti di patatine e, talvolta, disgustosi preservativi usati. Insomma, ero un alieno tra tutti quei deficienti (per me) dall’attività cerebrale azzerata da alcool e canne. Ero l’unico con un barlume di lucidità in quanto allergico al fumo e all’alcool. 

Insomma, quanto sopra è una delle variopinte spiegazioni del perchè non apprezzi tale festa.
Come già detto all’inizio, il Carnevale è quel periodo in cui puoi essere tutto ciò che vuoi. O chi vuoi! Per me è sempre stato un insormontabile problema far conciliare la pura fantasia alla realtà. Ma sento che mi sto annoiando a morte nello scrivere  questo articolo a cui tengo pochissimo. Volevo parlare della nuova corruzione che puntualmente si annida nella magistratura italiana, ma mi è stato impedito perché dicono “scenderei troppo nel personale”. Allora riepilogo velocemente cosa non apprezzo del Carnevale.

01. I cordiandoli, quegli insulsi pezzettini di carta colorata che finiscono nei posti più impensabili. Gli orecchi sono i più colpiti.

02. Il simpaticone che suona la trombetta a 2 centimetri da me e che saprei con precisione dove infilargliela.

03. Il “dolcetto o scherzetto” di chi non ha ancora capito la differenza tra Halloween e Carnevale. Sono in tanti.

04. Il fatto che una volta ci si travestiva da Zorro o da Biancaneve, mentre oggi l’abito più sobrio farebbe impallidire la stessa Cicciolina.

05. Le resse da stadio alla sfilata dei carri. Quei testoni di cartone che, imitanti politici  e personaggi famosi, puzzano di vernice a chilometri di distanza.

06. Le persone che con la scusa che “a Carnevale ogni scherzo vale” passano la giornata a romperti le palle.

07. I ragazzini fuori di testa  che escono di casa una volta l’anno e sono così eccitati da dar vita a guerre di lancio di arance, uova, lattine di Fanta piene, tanto che i migliori vengono recrutati direttamente dall’ISIS.

08. Gli studenti decerebrati che si rincorrono con bombolette schiuma che “tanto non macchia” e ti rimandano a casa con un alone che nemmeno le ascelle di Ferrara possono assomigliare.

Un finale per questo pezzo? “Carnevale, mi fai caaaaaare“, come diciamo nel pistoiese.

Amore e sesso grazie ad Internet. Ma non tutto è rosa e fiori. Un piccolo trattato sulle relazioni tra argonauti del web

Chi nella propria vita non si è sentito trasformare giornalmente, nella sua essenza, dal vortice della tecnologia? E i sentimenti, come andremo a riflettere, non fanno eccezione. Vogliamo negare le relazioni che si creano sui Social Network? In principio venivano considerate prive di senso, leggere, inconcludenti, assurde. Poi, col passare degli anni, il pensiero è ‘mutevolmente’ cambiato e ora certi “amori” sono ritenuti capaci di far germogliare vere, grandi, durature emozioni che, per molti, intrigano come quelle “reali”. La passione, l’amore spesso, molto spesso, diventano sensazioni inspiegabili, avvicinandosi alla pura follia. In tanti, presi dall’eccitazione, non capiscono se tali sensazioni siano una caratterizzazione tra sentimento puro e illusione. Tale e quale agli amori che sbocciano su internet. Nella vita reale spesso sentiamo dire “Quei due non sono fatti per stare insieme”, oppure ” Quell’ amore é davvero impossibile”. Accade anche nel Web; un semplice like preso sottogamba, può trasformarsi in una meravigliosa storia che di tecnologico ha ben poco o niente.

Sono momenti, grazie alle videochat, a Skype, a WhatsApp, che riescono a generare passioni vere e che entrano di diritto nell’orbita del vissuto. Abili nell’emozionare e creare aspettative da sogno, magari nel fissare il primo appuntamento in quel Bar o all’uscita della stazione. Insomma, dal virtuale al reale in un battito di like! Tali controverse relazioni a diverse persone risultano impossibili da portare avanti, strane: com’è spiegabile innamorarsi di qualcuno mai visto prima, di un perfetto sconosciuto? Io sono tra color che son perplessi, sebbene un mio grande amico tenti di farmi invertire tendenza dal momento che proprio in Facebook ha ritrovato una sua passione giovanile. Adesso, hanno riallacciato quest’amicizia che per lui, come sostiene da tempo, si sta trasformando in qualcosa di esplosivo. Si scambia con la sua “bellissima”, come ama definirla, foto, messaggi e le chat sono più bollenti delle parole. Hanno caratteri impulsivi e sovente si tolgono e ripristinano la loro amicizia sui vari Social Network.

I più conservatori rimarcano il fatto che due devono incontrarsi e guardarsi negli occhi. Anche in internet le persone si incontrano in qualche modo, e possono anche guardarsi negli occhi. Possono addirittura fare sesso on line grazie a Skype. Lei, tutta nuda di fronte al suo nuovo amore, lui, egualmente disadorno di vestiti…il resto alla fantasia. Per quanto concerne questi rapporti video-epistolari tengo tranquillamente a puntualizzare che tutto è mosso dal passaggio dall’eventuale al tangibile, all’esistente, all’effettivo. Certo, poi, al momento dei fatti, può scatenarsi l’imprevisto, di non piacere a lui, di non essere così interessante dal vivo. Che lei si ritragga al momento del primo bacio e tutto si sbricioli in pochi disastrosi istanti. L’amore è fatalità, non possiamo negarlo. Infatti, bisogna esista una basilare predisposizione verso l’altro/a, che gli argomenti considerati siano coinvolgenti per entrambi, che non subentrino distrazioni importanti, e che il concentrarsi l’uno sull’altro crei sensazioni da brivido. Ciò è intuibile quando si arriva a parlare di cose che con altri non avresti mai potuto toccare; argomenti segreti, importanti, talvolta dolorosi. E’ tale sincronismo psicologico che rende legate due persone non vicine fisicamente. E fin qui tutto è quasi paritario alla vita reale.

Beh, per chi mi conosce gli dev’essere preso un colpetto dopo aver letto tale panegirico a favore dei rapporti sui social, ma non preoccupatevi adesso elencherò anche i punti oscuri di questo mini trattato. E’ difficilissimo non trovare qualcosa di oscuro in questa tipologia di rapporti. La partecipazione emotiva, la conoscenza della vita, la cultura sono percepite, per forza di cose, in maniera diversa. C’è l’assenza di elementi fondamentali rispetto al face to face. Non esiste, sin da subito, il contatto fisico, come una semplice stretta di mano, la voce in internet non è identica a quella reale, i gesti e il linguaggio tipico del corpo e gli odori vengono a mancare. Devo aggiungere anche la profonda riflessione e la sensazione a pelle. Relazioni menomate, limitate, e pur essendo connessi a questo o a quel social, perdiamo pezzi fondamentali di quella persona. Vincono solo le parole e questa è ben poca roba! Il fraintendimento la fa da padrone. A Firenze una battuta può significare qualcosa di carino verso l’altro individuo, a Torino trasformarsi in un’offesa pesante. La distorsione delle idee è sempre presente. E c’è anche il rischio di essere presi in giro. L’altro o l’altra potrebbero con facilità cambiare la percezione usando schemi e metodi ingannevoli che sfocerebbero nell’abuso psicologico oltrechè fisico.

Ma i più, i milioni di argonauti del mondo virtuale fanno di questo tecnologico amore il loro vello d’oro. Non intendono assolutamente perforare questa bolla di sapone digitale e talvolta si accontentano addirittura di mantenere tale posizione di lontananza e di forte illusione. Ed è proprio il non sapere, o il sapere a metà, che affascina e che ammalia. Anche perchè l’altro è sempre lì sul pezzo, persino con la febbre a 39, facilmente raggiungibile pronto a consigliarti la migliore terapia possibile per guarire dall’influenza. È la rivincita dell’insicuro, in quanto in questa dimensione si mantiene una certa distanza, non ci si deve impegnare. Il tutto è lasciato all’immaginazione e alla pura fantasia. Dette relazioni ci stanno portando in un futuro alquanto traumatizzante, per certuni versi pauroso. Ma ormai, la tecnologia arrivata a livelli mostruosi e impensabili solo qualche anno addietro, ci sta insegnando che la differenza tra reale e virtuale non ha più alcuna importanza. Basta essere connessi e il resto ai posteri.

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