C’è in Italia un malato molto grave che non vogliono curare: la giustizia

Molto spesso ho gridato, con quanto fiato in gola, che la legge italiana è gravemente malata.

E’ un paziente che non viene considerato appieno e che sta infettando con i suoi germi i tribunali del Paese.

I finti medici che l’hanno esaminato non sono andati più in là di futili spiegazioni, le quali hanno irrimediabilmente ridotto a stato influenzale una malattia che invece si chiama cancro, il cancro della giustizia.

Ormai chi sta dietro a tale moribondo ha capito che la magistratura si è distaccata dal diritto, trasformatosi in mero, mortale, strumento di potere.

E il diritto medesimo, di conseguenza, si è disgiunto dalla consapevolezza.

Da una prima risonanza se ne deduce, quindi, che il paziente ha contaminato in maniera letale non solo il giudice ma anche l’uomo stesso.

Questa patologia sta aggredendo molti magistrati preposti solo ad amministrare la giustizia; al contrario molti di loro hanno perso la concezione di cosa sia il bene.

E ciò è dovuto al fatto che detti giudici sono riusciti a “metamorfosizzare” parole fragorose e fatalmente isolate, anzi disperse, come verità assoluta e ragione.

La ragione non è più una porta aperta alla realtà ma un mero principio della stessa, una predisposizione di concetti finalizzati alla sua manipolazione, alla sua interpretazione soggettiva.

La legge si modifica ordunque, non risultando più il mezzo di una giustizia da ricercare nell’oggettività di un ordine. E a causa di questo bailamme le norme e i verdetti si mischiano come intrugli pestilenziali, contraddicendosi pericolosamente e da qui alla libera uscita elargita a un serial killer il passo è breve, alla liberazione dopo dieci anni di uno spietato assassino che ha fatto a pezzi la fidanzata…

Pertanto, il ridimensionamento della ratio non porta altro che allo smarrimento totale dell’unità di giudizio.

E la malattia, inarrestabilmente, si propaga passando da un tribunale all’altro, da un magistrato all’altro, da una città all’altra.

E quello che è stato appurato in prima istanza può essere smentito senza remora alcuna dalla corte d’appello e poi ancora ritrattato dalla cassazione in un’estenuante danza macabra senza fine.

Una cura? Ricompattare e ricreare l’uomo così da riorganizzare il grande caos all’interno della giustizia italica.

E, per terminare, una frase dello scrittore brasiliano Millor Fernandes che vorremmo un giorno mettere nel dimenticatoio:

“La Giustizia può essere cieca; ma che olfatto! Riconosce le classi sociali a chilometri di distanza”.

Amen!

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GIUSTIZIA. Al pluriomicida e mafioso Brusca il permesso di celebrare il Capodanno a casa, a Cosentino, indagato e forse innocente, negata la visita in carcere della moglie. Ecco, questo è il sistema giustizia nel nostro Paese…. Se hai la fortuna di essere un pluriomicida, boss della mafia, reo confesso, in gattabuia con una pena a 30anni, potrai tranquillamente celebrare il Capodanno a casa o con gli altri amici mafiosi grazie a un permesso che il buon giudice di turno ti elargisce per i tuoi meriti civili. Se, al contrario, sei un politico indagato, quindi ancora innocente, ma sottoposto alla tortura del carcere preventivo, te ne rimani in quella cella irrespirabile con ogni permesso negato. Fantasia, solo la storia di un movie drama? Magari! È tutto diabolicamente vero, stiamo parlando della sinistra realtà della nostra legge che pochi anni fa vide tristemente i giudici dire no alla visita in carcere della moglie dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, e che poi accettarono il ritardo del serial killer all’udienza del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, causa l’elargizione di un permesso premio per le vacanze di Capodanno, al mafioso, per ricordarlo ai piú svagati, che premette il tasto del telecomando che il 23 maggio del ’92 fece saltare in aria a Capaci Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta. Un assassino spietato che non ricorda nemmeno il numero di persone ammazzate, compreso un adolescente, il giovanissimo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido nel gennaio del 1996, dopo un sequestro lungo 26 mesi. Ecco, questo è il sistema giustizia nel nostro Paese, che facilita i serial killer, gli assassini più disgustosi e non permette a un presunto innocente in carcere di vedere la moglie a causa di una legge inflessibile solo per determinate categorie. Ed è appunto sulla presunzione di colpevolezza che si basa la maggior parte dei magistrati e non sulla presunzione di innocenza, come invece fanno gli altri sistemi giudiziari europei e non. Brusca ai domiciliari per capodanno, mentre a Cosentino -che non ha ucciso nessuno e forse innocente- fu stata negata la visita, nel carcere di Terni, della consorte. No, cari lettori, non mi va giù… e più ci penso più mi faccio il sangue amaro. E, come potrete immaginare, non è certamente il primo caso, come la storia di Salvatore Cuffaro ci insegna o quella dell’ex numero 2 del Pirellone Mario Mantovani. Un truculento serial killer, invece, ha trascorso in famiglia le festività. Purtroppo, nel nostro marcio paese, queste notizie fanno scalpore al momento, poi si torna a parlare di cazzate varie e ci ubriachiamo di MasterChef, C’è posta per te e via dicendo. Finchè non incappiamo nella vischiosa rete della legge nostrana. E allora sì che vorremmo fosse fatta vera giustizia! Non è troppo egoistico? No, è solo cosa nostra

 

 

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