Sergio Marchionne riposi in pace e lassù si dimentichi del capitalismo e impari ad amare i lavoratori

Dispiace moltissimo per l’uomo, per l’umanità dell’individuo Marchionne, non per la sua personale manipolazione del capitalismo mondiale finanziario, causa quest’ultima di uno spasmo quasi mortale della civiltà. Un personaggio salito alla ribalta dopo il 2008 quando si identificò a tutto tondo come portabandiera della Fiat, grazie al suo progetto di ampliamento a livello internazionale. Una strategia riuscita per l’azienda ma che ha creato tantissimi problemi ai lavoratori della ditta torinese, dove dai 120 mila dipendenti del 1999 siamo arrivati ai quasi 30 mila di oggi. Con Pomigliano d ‘Arco e Mirafiori posti lavorativi conosciuti in tutto il mondo diventati, dall’avvento di Marchionne, il secondo un luogo di non morti e il primo un paesaggio di cassaintegrati.

E’ inutile negare che è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio con l’introduzione della Fiat nel mondo della globalizzazione finanziaria. Adesso, però, non dobbiamo più parlare di Torino riferendoci all’azienda, ma bensì di Detroit. Una ristrutturazione capitalistica che ha fatto saltare migliaia di posti di lavoro. Per Marchionne l’impresa, sin da subito, è stata inquadrata come in una comunità chiusa sempre in lotta con chi si opponeva a tale modus operandi.

I risultati, poi, guardando a fondo, non sono stati altisonanti e la tanto attesa transizione non si è mai del tutto avverata dal momento che la FCA non si è trasformata in prima o seconda e nemmeno sesta azienda produttrice di auto, ma è posizionata tra le prime 10-11 aziende. Pertanto se il bilancio ha avuto il riscontro desiato, per quanto riguarda il mondo del lavoro la tendenza è nettamente negativa.

Detto questo, R.I.P.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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