I curiosi metodi contraccettivi dell’Antico Egitto, civiltà in cui furono elaborati i primi trattati di medicina nel campo della ginecologia e della pediatria

Indipendentemente dalla civiltà o dal tempo, una gravidanza è sempre stata la massima espressione di amore tra un uomo e una donna. Oltre ad avere figli, le coppie hanno assicurato la continuità delle consuetudini attraverso la generazione successiva; cosa che ha permesso di forgiare una cultura specifica. Allo stesso modo dei loro genitori, i bambini si sarebbero presi cura di loro e li avrebbero aiutati una volta raggiunta la vecchiaia. Tuttavia, poiché non tutte le coppie hanno potuto avere figli, hanno adottato altri bambini orfani per proteggere la struttura familiare e il loro percorso verso la senescenza. A differenza di altre civiltà nell’antico Egitto l’ infertilità era vista come una malattia e non come una maledizione pestilenziale. E grazie a quella mentalità, fu loro permesso di investigare e così creare i primi studi medici. Sebbene la condizione sterile fosse attribuita solo alla donna, in nessun momento veniva sottovalutata; ed è stata trattata con il meritato rispetto. Gli egiziani hanno scoperto che dalle urine potevano sapere se una donna fosse incinta o meno.
In questo modo hanno iniziato a praticare i primi trattamenti supportati da una medicina intuitiva, incantesimi e rituali per combattere i mali che coinvolgevano la riproduzione. Grazie all’osservazione, sorse l’inizio della ginecologia proprio nell’antico Egitto e con ciò, gettato le basi dei test di gravidanza e della contraccezione.

La scoperta avvenne attraverso le urine, grazie alle quali avevano notato la presenza di un ormone che evidenziava se una donna era incinta o meno. Potevano anche conoscere il sesso del bambino attraverso questo metodo. Mantenevano l’ormone in un contenitore riempito con due tipi di semi: orzo e grano. A seconda del seme che germogliava prima capivano se fosse un maschio o una femmina.
Questa conoscenza è stata raccolta in diversi documenti noti come papiri e scritti dai “saggi”, dopo la lettura di modelli medici. Da quel momento nascono i primi studi sulla sessualità e la riproduzione. Gli egittologi ne scopriranno e decifreranno alcuni come “Papiro Kahoun” (1.900 aC) e il Papiro di Ebers (scoperto nel 1800 aC durante il XIX secolo). Come al giorno d’oggi, c’erano anche diversi scenari in cui una nascita poteva implicare infinite benedizioni per alcuni; o una serie di disgrazie catastrofiche – tra cui la madre e il figlio che avrebbero potuto perdere la vita durante la gravidanza – e senza contare le numerose complicazioni sociali che si verificano a causa delle relazioni extraconiugali. Il periodo dell’allattamento al seno, che poteva durare anche tre anni, riduceva la possibilità di una nuova gravidanza.
In Egitto c’erano diversi tipi di test di gravidanza come l’esplorazione del corpo femminile – per osservare il cambiamento di colore della pelle, il gonfiore del seno, ecc.-, e che molto spesso erano del tutto affidabili.

Tuttavia, non tutte le donne erano disposte a ricevere la maternità e cercavano in tutti i modi di evitare quello stato. Tra i metodi di prevenzione più insoliti, vanno sottolineati: l’uso di tamponi immersi nel miele, l’inserimento di feci di coccodrillo nella vagina o anche una massa pastosa formata da spine d’acacia; una specie di  gomma arabica, che fungeva da potente spermicida. Il periodo dell’allattamento al seno, che poteva durare, come detto sopra, fino ad un periodo di tre anni, era un altro metodo per non avere più figli. Il percorso verso la vita tra concezione e nascita non era mai estraneo al pericolo, sia per la madre che per il nascituro. Gli aborti erano una delle più grandi paure delle donne in gravidanza; in cui oltre a perdere il bambino erano esposte alla morte da emorragie incontrollabili. Per questo motivo gli amuleti venivano appesi e veneravano certe divinità quali: Iside (protettrice della madre e del nascituro) e Taweret (dea della fertilità). Nell’antico Egitto come in altre civiltà, gli anziani erano un pilastro fondamentale per la famiglia e la società. Per gli egiziani uno dei riti più importanti, e che dava un senso all’inevitabile morte, era il “maat”, un rituale funebre che dovevano onorare e mantenerne l’usanza i discendenti. In questo modo, le generazioni seguenti avrebbero permesso non solo che gli anziani donassero la loro saggezza all’umanità; ma che i costumi -creatori di identità collettive- continuassero a vivere attraverso i secoli.

Annunci

Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...