Prostituzione, un lavoro -diventato col tempo- tipicamente borghese

Negli ultimi tempi, la depenalizzazione delle teorie sulla prostituzione è diventata popolare, anche in settori del femminismo che in passato si erano completamente opposti a qualsiasi lavoro sessuale. Secondo questo punto di vista, detto lavoro viene liberamente scelto (ad eccezione di determinati casi), è parte dell’identità del lavoratore e, in molte circostanze, è un’opzione di occupazione molto più redditizia, e quindi più accettabile rispetto ad altre. Come spiegato da molte escort o semplici prostitute di strada tale “impiego” è più congeniale di un lavoro presso un McDonald’s o un teleselling qualunque.
Ed è un argomento convincente. Legittimando la prostituzione, affermano i suoi sostenitori, i lavoratori saranno liberati dalla stimolazione sociale e godranno di una migliore protezione contro i rischi insiti nel loro lavoro. Ma non tutti sono d’accordo, nemmeno le prostitute.

Alcune femministe e comuniste, hanno ultimamente protestato in vari Paesi Occidentali ( Roma, Regno Unito, Francia…) contro la polarizzazione della “depenalizzazione libertaria” e contro il “progetto parallelo di sanificazione e legittimazione” del lavoro sessuale. Molte di loro, cresciute in quartieri malfamati da madri single, hanno detto ai clienti di appartenere a famiglie borghesi, felici e conservatrici. Hanno spiegato in varie interviste rilasciate ai media che la tendenza attuale è il risultato dei “progressi tecnologici e la pratica postmoderna di concentrarsi su esperienze individuali (piuttosto che le tendenze collettive o generali) e che occorre guardare ciò che le cose sembrano essere e non ciò che sono realmente. ”

In altre parole, la tendenza a concentrarsi sull’identità personale e sulla sfera privata delle lavoratrici, piuttosto che sulla prostituzione come business, consumo e riproduzione dei rapporti di potere, è un processo di “ingegneria politica”. Lo sanno bene, perché tali prostitute sono passate dalla classe operaia all’apparente sicurezza della classe media … il che è anche peggio. Se lo desideri, puoi anche essere una borghese. La storia del lavoro sessuale è iniziata liberamente, o liberamente come una donna in una relazione in cui subisce abusi. Cioè, senza sapere esattamente il suo lato oscuro. In generale, molte di loro spiegano, che tutte le loro compagne di liceo venivano dalla classe operaia e finivano per prostituirsi con l’idea di fare soldi facili e veloci.

Inoltre, non c’è bisogno di qualificazione. La storia stessa di molte squillo proviene da un ambiente di bassa classe, cresciute in un quartiere pericoloso grazie al solo stipendio della madre single. Tuttavia, sono solite dire ai clienti che le loro origini sono borghesi e che hanno deciso di dedicarsi alla prostituzione per soddisfare il  “vorace appetito sessuale”. Perché? Non è solo un lavoro, ma una buona vita data dagli alti incassi giornalieri. E qui si arriva inevitabilmente alle “escort indipendenti”, che possono farsi pubblicità su Internet personalmente e non dipendere dalle vecchie strutture della prostituzione. Né papponi né madama. Il semplice fatto di aumentare le loro tariffe le rende automaticamente parte dell’élite: i tic della classe media divengono spesso essenziali, con le escort che promuovono la loro istruzione universitaria, la loro etichetta raffinata, i loro viaggi e i loro hobby.

Il lavoro nel bordello è brutale per i loro corpi, ma lavorare come escort indipendenti spesso esaurisce il loro spirito. Ora sono un prodotto da propagandare.   Hanno dettagliato la propria formazione universitaria, la passione per scrittori come Will Self, la preferenza per i vini rossi. Qualunque cosa affermi la loro identità di prostituta borghese. Per molte prostitute è stato facile fare il salto da puttana di strada a lavoratrice indipendente, perché forse è come passare dall’essere un lavoratore salariato a un imprenditore. Tuttavia, l’entusiasmo per condizioni di vita materiali leggermente migliori e una presunta “civiltà” di settore durano poco, perché, come è successo a tante professioniste libere, improvvisamente si sono rese conto che il nuovo ambiente di lavoro richiedeva ancora di più da loro.

Per competere in questo nuovo ambiente virulento, l’esposizione diventata una necessità, una droga pericolosa. Devi essere sempre “in prima pagina”, altrimenti sei dimenticata. Scattare decine di fotografie con nudi molto aggressivi, scrivere blog, connettersi alla web-cam … diversificare. È sempre più comune che le squillo comincino a comparire nei film porno, o che le attrici porno inizino a prostituirsi. L’ aver girato un film è, dopo tutto, una buona rivendicazione pubblicitaria. Alla fine, tuttavia, questa retorica ha uno scopo politico, legato al liberalismo (libertario). Proprio come il termine “lavoratore tessile” nasconde la realtà dei laboratori di sfruttamento del Terzo Mondo, il concetto di “sex worker” serve a “legittimare l’industria del sesso come un affare moralmente neutrale”. Il desiderio di una completa depenalizzazione è, infatti, il diritto degli affari a espandersi senza l’intervento dello stato o la preoccupazione per le lavoratrici. Ed ecco perché la prostituzione è di nuovo come tante opere contemporanee, in cui la felicità, lo stato e la realizzazione personale o l’accesso ad una presunta vita da classe media mascherano la triste realtà del lavoratore, che trova poca consolazione nel suo attuale stato sociale.

 

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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