La storia dei nostri anni ’70 in sette parti. Settima e ultima parte, il 1979: prende campo l’ecologia e riaffiorano le qualità sopite a causa delle idee rivoluzionarie…

1979. Sarà un anno più disteso, sia a livello sociale sia politico. Riaffiorano quelle qualità che erano state poste in un angolo per colpa di certe tendenze rivoluzionarie e progressiste. Anche la gioventù lascia da parte le infuocate contestazioni e gli atteggiamenti bellicosi pensando più al divertimento e allo studio; la mano con cui si armava di sassi è stanca e debilitata. L’ecologia, intanto, sta prendendo campo e l’opinione pubblica si sensibilizza notevolmente sullo studio e la salvaguardia dell’ambiente. Il cinema straniero la fa ancora da padrone con il film “il Cacciatore” di Michael Cimino e “Apocalipse now” di Francis Ford Coppola, entrambi con soggetto la guerra in Vietnam.

“L’ingorgo” di Luigi Comencini, con Alberto Sordi è, invece, la risposta italiana del grande schermo. Ma qualcosa d’innovativo, sognato da milioni di ragazzi, viene messo sul mercato internazionale: è il walkman, lo strumento che permette di sentire le cassette camminando. Lo scomparso Pietro Mennea, stabilisce a Città del Messico il record mondiale nei duecento metri. Viene alla luce RAITRE, e in TV si fa la conoscenza di un trio comico di altissimo livello: La Smorfia, composto da Lello Arena, Enzo De Caro e il grande Massimo Troisi. Trionfa nello spettacolo Luna Park condotto da Pippo Baudo, nel quale esordisce anche Heater Parisi.

La Smorfia

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Il telefilm “Charlie’s angels” imperversa anche in Italia. Ma, dopo tanto positivo clamore, suscita sdegno il rapimento in Sardegna di Fabrizio De Andre’ e Dori Ghezzi che, però, saranno restituiti alla libertà qualche mese dopo dietro pagamento di un riscatto. Il Monopoli entra in molte famiglie italiane e si aggiudica lo scettro di gioco da tavolo più amato. La Russia apre alla musica occidentale con l’esibizione della pop star Elton John. Battisti miete ancora successi con la canzone “Una donna per amico”, mentre Dalla e De Gregori con il loro “Banana Republic”, concerto indimenticabile, col quale girano l’Italia intiera. I giovani vanno fuori di testa con il brano da discoteca “ Le freak” degli Chic, con “I will survive” di Gloria Gaynor e la celeberrima “Born to be alive” di Patrick Hernandez, pezzi che simboleggiano tutt’oggi l’enorme ondata musicale dance degli anni ’70. In quel periodo chi come il sottoscritto frequentava il primo anno di università, sentiva che nell’aria muovevano venti di cambiamenti e la stessa intiera mia generazione se ne stava rendendo conto, perché le parole tecnologia, progresso, computer, avanzamento scientifico, modernizzazione, procedimenti algoritmici furoreggiavano ognove, mentre il romanticismo e il sentimento erano vocaboli ormai definiti desueti e arcaici.

Si tentava anche di seppellire i ricordi, puntando tutto sullo sviluppo tecnologico, nonostante i ricordi fossero, sono, un requisito chiave per il presente e il futuro di ogni persona, poiché solo mediante un’approfondita valutazione su ciò che eravamo, sui successi ottenuti, così come sulle sconfitte, si possono creare le metodologie adatte per sostenere le molteplici sfide quotidiane. Il mio amore per i ricordi, forse nasce dall’esigenza personale di far rivivere un passato per, poi, affrancarsene risolutivamente, e di coinvolgere in questa passeggiata decennale anche voi lettori, in una specie di percorso a ritroso compiuto per tentare di far riconoscere le proprie origini riallacciandosi al proprio trascorso, dando in tal maniera ancor più senso alla nostra esistenza. Come avrete capito alcune parti di questo tracciato sono fatte di memorie generazionali e individuali, distillate dalla ciclicità in una narrazione spero scorrevole e concisa, immune da falsa retorica e stantii deja vu.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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