Radicalismo e sanculottismo della giustizia italiana, una delle peggiori al mondo

Purtroppo a molti giudici italiani manca del tutto la capacità istintiva di giudicare correttamente e imparzialmente. Nei tribunali, e prima ancora nelle procure, detta capacità si perde nei meandri di certe menti ottuse che creano pericolosa insicurezza, assenza di serenità sociale e incivile convivenza. Basta pensare ai tantissimi casi di malagiustizia, a certi scandali giudiziari come il clandestino che rapisce su una spiaggia una bambina ma poi viene scarcerato perchè il delitto non viene del tutto consumato. Ma cosa c’è di peggio di un sequestro sebbene durato pochi minuti? Quindi, chiunque può segregare una persona e il giorno dopo essere rilasciato comodamente. Bravi, bravissimi giudici! Non avete pensato, seppur minimamente, che un sequestro -breve o lungo che sia- è comunque un reato? Non avete riflettuto qualche secondo che tal delinquente possa riprovarci e questa volta con un finale da tragedia?

Eh no, questi PM pensano alla carriera, alla politica, alla fama. Contate tutti i magistrati che sono finiti in Parlamento. Ogni giorno i media ci portano a conoscenza di decisioni allucinanti da parte di siffatti personaggi che, in fil di giurisprudenza, ci fanno urlare con quanto fiato in gola all’ingiustizia e alla totale assenza di equilibrio. Il nostro Paese ha un terzo potere tra i peggiori al mondo, pieno zeppo di errori clamorosi, di gente innocente sbattuta in carcere, di risarcimenti milionari, ove non esiste la certezza della pena nè la trasparenza nell’applicare la legge. Pensate a quanto successo durante il caso della ricercatrice libica Khadiga Shabbi, arrestata dalla Digos di Palermo ma poi, senza tante spiegazioni, rilasciata dai giudici. La signora era accusata di far parte dei foreign fighters e di essere associata a gruppi integralisti islamici, dei quali aveva diffuso sui social media, come Facebook, la propaganda, inneggiando anche a uno zio morto combattendo per la jihad. Per i magistrati palermitani, la donna non era accusata di azioni terroristiche vere e proprie o di associazione terroristica, ma soltanto di un reato di opinione. Si rischia «di creare nell’opinione pubblica un allarme ingiustificato», è stata la giustificazione del giudice.

Per non parlare dell’assassinio del piccolo Emanuele Di Caterino, ucciso a coltellate ad Aversa anni fa. Il suo killer, Agostino Veneziano, condannato in primo grado a 15 anni per omicidio volontario, è da anni in libertà per decorrenza termini. Il processo di Appello avanza di rinvio in rinvio, e il killer, che ha ucciso per futili motivi, è libero di circolare sotto gli occhi dei genitori della vittima a causa della lentezza della macchina giudiziaria, che non lo ha mai ritenuto pericoloso socialmente. Se non è una schifezza questa, ditemi allora cosa veramente fa schifo! La magistratura italiana, avrete capito, la vede in maniera totalmente diversa da tutte le altre istituzioni legali del mondo. In galera devono marcire coloro che se sono stati accusati per aver intascato delle mazzette, aver truffato, pur senza prove ineluttabili e via dicendo. Chi stupra, uccide con la propria auto un pedone, ammazza la fidanzata, in un modo o nell’altro riesce ad uscirne sempre. Chi truffa, corrompe, estorce denaro deve essere punito, se effettivamente colpevole, ma non con pene paragonabili a chi sevizia e, poi, uccide. Invece, in questo caso, la giustizia italiana non c’è, non ci assicura di sacralizzare la nostra fuggevole esistenza, garantendo una difesa certa e sicura per chi è stato offeso in profondità e umiliato fin dentro le viscere. Nel distacco quasi collettivo, appare molto chiaro che certuni avvenimenti siano ritenuti meno importanti da chi deve emettere un giudizio, propinandoci ogni santo giorno situazioni e prese di decisioni al limite del paradossale.

Un qualcosa d’inconcepibile che, come minimo, dovrebbe allarmare, ma che purtroppo, come persone sedate da potenti psicofarmici, abbiamo assorbito e tolleriamo come prestabilito, come una specie di castigo in terra. Cosa, veramente, da conati di vomito è che l’assassino Ruggero Jucker, il famigerato rampollo della Milano bene, sia libero e fischiettante, nonostante nel luglio del 2002 massacrasse la giovane fidanzata Alenya con un coltellaccio. Un omicidio così brutale, meschino, riprovevole “riparato” da una pena di soli 10anni. A questo punto occorre dire, non sottovoce, che la nostra giustizia è un misto tra giacobinismo e bizantinismo all’estrema potenza. Con il macellaio Jucker ha, coerentemente, messo in mostra la stessa creatività comportamentale di sempre, comminandogli in prima istanza 30anni, per poi scendere a 16 in appello, poi a tredici con l’indulto, per poi ritrovarsi libero per buona condotta. Il tutto si sta trasformando in un disgustoso gioco di sangue, con il criminale più atroce e cruento che grazie ai bonus della legge si vede in men che non si dica all’aria aperta mentre altri che si sono intascati mazzette, soldi al nero o che hanno conti bancari alle Cayman, scontano la loro pena per intiero. Ormai, non è più un verdetto che fa la storia di questo o quell’imputato, ma bensì l’astrattismo, la creatività del giudice che lo emette.

Ci sono persone, tenute agli arresti domiciliari mesi e mesi per paura che inquinino le prove, e assassini spietati posti in libertà per buona condotta. Quest’ultimi, ora ritornati in possesso della loro franchigia più incondizionata, chi li limiterà ad impossessarsi, ancora una volta, di un coltellaccio da cucina e… Ma no, non pensiamoci, riflettiamo invece sulla tetra filantropia di chi giudica! I mostri in libertà non si contano più, perché se è vero che i tribunali sono intasati da inchieste e udienze, è altrettanto vero che non dare la precedenza a certi processi produce il solo risultato di rimettere in libertà persone pericolose. Eppure, molto spesso vengono ritenuti pericolosi socialmente dei gioiellieri, dei tabaccai o dei semplici cittadini che hanno difeso il negozio o la casa e la famiglia con le armi contro dei rapinatori. E così siamo costretti ad assistere, nostro malgrado, a decisioni senza senso ma politicamente corrette. Corrette solo per coloro che commettono atroci scorrettezze ed emettono sentenze pilotate.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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