Darya Saltykova Nikolaevna, meglio conosciuta con il soprannome di “Saltychikha”: il vampiro di Mosca

Darya Saltykova Nikolaevna, detta”affettuosamente” Saltychikha, fu un’assassina seriale della Russia feudale del ‘700. Di nobile nascita, Darya massacrò circa ottanta dipendenti, la maggior parte dei quali donne, convertendola nell’ omicida seriale per eccellenza della Russia. Ma la donna non incominciò ad ammazzare solo per divertimento, la morte di suo marito ed una avventura romantica furono la causa della sua trasformazione nel mostro temibile che ebbe a diventare. Nacque l’11 marzo 1730 da una famiglia nobile residente a Mosca. La contessa, molto più tardi, confesserà l’omicidio di 138 dipendenti, tre uomini, il resto donne, anche se le prove con le quali verrà condannata attesteranno ‘solo’ 38 vittime accertate. Il nonno di Darya divenne una figura abbastanza importante ai tempi di Sofía e Pietro I e la sua famiglia era connessa con circoli sociali importanti come i Davidovs, i Musin, i Pushkin ed i Tolstoi…

Ancora molto giovane sposò Gleb Alekseevich Saltykova, capitano di reggimento della Guardia Reale anch’egli appartenente alla nobiltà e da qui la derivazione del cognome aggiuntivo. Darya ebbe due figli, Teodoro e Nicola, e quest’ultimo servitore della Guardia reale come il padre. Tutto sembrava andare per il meglio nella vita della contessa fino a quando nel 1755 un evento chiave causò la sua trasformazione: la morte del marito. Dopo loa dipartita del consorte, ebbe a ereditare un’enorme ricchezza divenendo ancora più potente e acquisendo fra l’altro una grande tenuta, con oltre seicento inservienti a Troitskoe, nei pressi di Mosca, che diverrà la sua dimora e quella dei figli. Le molte persone assunte, la servirono in condizioni disumane molto vicine alla schiavitù. Secondo alcuni scritti, originariamente, si dimostrò affabile e semplice, piacevole e quasi amichevole.

Molta di questa servitù pensò, in un primo momento, che ella fosse una brava padrona, in quanto Darya insieme ai figli faceva continuamente donazioni per molte chiese e monasteri della città. Ma un giorno, inaspettatamente, piombò nella sua vita il giovane Nicola Tyutchev, che sarà il nonno del famoso poeta Fyodor Tyutchev e la vita della contessa Darya Saltykova Nikolaevna, che stava invecchiando in isolamento, cambiò definitivamente. La contessa fu catturata e completamente travolta dalla passione verso il giovane e tornò ad interessarsi alla vita. La contessa, da allora, non fu più triste, anche se non era a conoscenza della relazione che Nicola portava avanti da tempo con una bella e giovanissima ragazza. E il trasporto che Tyutchev mostrò per quella giovane lo portò a sposarla in segreto in una chiesa.

Darya seppe prontamente dell’accaduto e colta da una crisi di gelosia, odio ed ira ordinò ad alcuni dei suoi domestici di assassinare Nicola, ma costoro non ultimarono tale disposizione ed allertarono il giovane e sua e moglie a scappare con prontezza verso Mosca e dopo in un’altra regione della Russia, rimanendo così fuori della portata del rancore della contessa nobile. Il matrimonio segreto e la fuga di Nicola Tyutchev furono gli eventi che scatenarono il successivo comportamento omicida della donna. In un primo momento si limitò a scaricare la propria rabbia sulla servitù, quasi sempre femminile, bastonandola e colpendola alla testa con un rullo di legno non appena vedeva cose non fatte come richiesto. La cosa particolare è che quelle cameriere maltrattate erano sempre giovani e, spesso, in procinto di sposarsi, mettendo in chiaro che nelle vittime Darya vedeva la donna che le aveva strappato Nicola, il suo grande amore.

La contessa, da lì, iniziò i suoi crimini efferati con la complicità e il sostegno di vari servi, con i quali torturava e uccideva quasi sempre giovani fanciulle, i cui corpi venivano poi posizionati in fosse comuni. Queste domestiche venivano prese per i capelli, trascinate a terra con violenza e sbattute la teste contro il muro o il pavimento, più e più volte. Poi, cominciò ad affinare la sua perversione torturando le orecchie delle malcapitate con forchettoni bollenti, gettandole prima in acqua gelida e poi caldissima; rompeva loro le ossa con un grosso martello di legno, o le lasciava nude e legate sotto la neve, dove morivano di freddo e fame. Sappiamo, grazie a fonti scritte certe, che molte cameriere venivano torturate e massacrate -solo perché fidanzate o in procinto di sposarsi- con frustate che duravano lunghi periodi, senza ucciderle per farle patire di più.

I suoi metodi di tortura variavano dalla semplice frusta, allo scuoiamento, all’ingerimento dello stesso sangue che proveniva dalle tante ferite delle vittime, molte delle quali erano ancora vive mentre Saltychikha saziava i propri istinti vampireschi. Non trascorse molto tempo, com’era prevedibile, che le lamentele dei contadini cominciarono ad emergere e arrivarono alle forze dell’ordine ben 21 denunce scritte. Ma le autorità non fecero praticamente nulla arrivando, addirittura, a punire con la massima meschinità alcuni denuncianti; tutto quanto per l’alta posizione sociale e il potere di corruzione che era all’interno della nobiltà. Nell’estate del 1762 due servi, Ilyin Sakhvely e Ermolay Martynov, che avevano perso tre mogli a causa di Darya, riuscirono a fuggire dalla fattoria e raggiunsero San Pietroburgo, dove presentarono una richiesta scritta all’imperatrice Caterina II “La Grande”, la quale rimase sconvolta e indignata per le atrocità perpetrate dalla contessa e spiegate in un foglio di carta vergato dai due querelanti.

In un primo momento Caterina non volle che la sanzione da infliggere a Darya causasse problemi con l’aristocrazia, in quanto questa classe sociale l’aveva aiutata a conquistare il potere, ma d’altra parte era anche famosa per la sua promessa di essere “la madre di tutti i russi” e benefattrice dei sofferenti.  La sua decisione risultò molto saggia perché Darya fu arrestata solo quando il Collegio di giustizia, dopo un processo investigativo, chiarì la verità dei fatti così da promuovere una sentenza giusta e definitiva. La contessa fu imprigionata per sei anni, fino al 1798, un periodo di tempo che la legge russa considerò giusto e opportuno per indagare in merito alle accuse. Il risultato delle indagini mostrò la caratura malvagia della donna, e venne scoperto che i morti che aveva sulla coscienza erano 138, ma ufficialmente in fase dibattimentale si rivelarono solo 38.

La pena per Darya doveva essere esemplare, in modo che alla contessa non fosse solo dato l’ergastolo, e difatti le furono tolti anche i titoli nobiliari, la proprietà e il denaro. Il 2 ottobre 1768 la donna venne completamente spogliata dei suoi vestiti e incatenata a una piattaforma nel mezzo della Piazza Rossa. A quel tempo, era possibile, per chi voleva, insultarla, toccarla, umiliarla o lanciarle pietre, ma la gente la guardò solo con curiosità o indignazione, e mai nessuno le scagliò una singola pietra o le proferì un insulto. Quello stesso giorno Darya venne rinchiusa nel Convento Ivanovsky, in una camera realizzata appositamente senza finestre, con le pareti di legno e l’unica luce che poteva apparire ai suoi occhi era la candela che illuminava l’ambiente durante i pasti. Dopo undici anni di reclusione al buio, la contessa rivide il sole nel 1779 quando fu trasferita in un nuovo luogo di detenzione all’interno del convento.

Stavolta si ritrovò in una camera di pietra, dotata di una finestra con persiane, ma che lei non poteva sopportare perché ormai abituata alle tenebre della precedente cella, e tutto questo bagliore la sconvolse moltissimo. Il 27 novembre del 1801, morirà -all’età di 71 anni- la funesta contessa, una delle donne più crudeli della storia. Verrà sepolta nel cimitero del monastero di Donskoy, sede di strane apparizioni e commenti oltraggiosi. Ancora oggi, tra le sue rovine, i custodi dicono di vedere una figura affamata, consumata, grattare la dura terra del cimitero, presumibilmente in cerca di qualcosa da mangiare.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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