Una storia di bullismo, una delle tante che colpisce la persona più sensibile

Paula Swanson da tempo era soggetta agli scherzi e alle prese in giro di alcuni compagni di classe, solo perché era un po’ sovrappeso, ma in primis perché era stramaledettamente brava a scuola. Un giorno la giovane liceale si confidò con la sua migliore amica Janet Merrylon, con la quale aveva condiviso l’asilo, le elementari e via via sino alle superiori. Le disse piangendo che non ce la faceva più a essere lo zimbello della scuola, di essere la persona più additata per la propria goffaggine e che anche in famiglia gli sembrava la deridessero. Le confidò che stava pensando sempre più insistentemente al suicidio, ad una dipartita che finalmente le portasse un po’ di serenità, di pace. Janet rimase molto turbata dalle parole della sua compagna di banco ed oltre a consolarla e a darle coraggio, quando Paula ebbe ad assentarsi qualche ora con sua madre, le scrisse una lettera.

E’ questa:

« Carissima Paula, prova a immaginare per un breve attimo questa scena: tu, seduta nella tua stanza, la porta chiusa a chiave, una penna in mano e un foglio bianco su cui scrivere i tuoi ultimi pensieri. La mano trema e le lacrime sgorgano continuamente; è la terza volta in un’ora che non riesci ad iniziare la tua lettera. “Alla mia famiglia” hai scritto sul foglio, ma poi hai pensato che sia un brutto modo per iniziare una lettera di suicidio.

E, nel frattempo, pensi che nessuno ti capisca, che sei preda dei mascalzoni, che stai passando dei momenti orribili, che a 16 anni si deve essere felici. Praticamente, a nessuno importa se sei viva o morta. Ti raggiunge la notte, t’infili nel letto dopo aver ingurgitato due scatole di tranquillanti e … “Ciao!”, sussurri nel buio. Prendi per l’ultima volta fiato e te ne vai. Il gioco è fatto, perché tanto non interessi a nessuno. Beh, dolce Paula, ti sbagli di grosso!…

E’ il giorno dopo. Alle 7,00 tua madre bussa alla tua porta come sempre, ma non capisce; non rispondi, non ti vede da ore. Continua a bussare, ma senza risposta, allora chiama tuo padre che con una spallata apre la porta. Tua madre comprende tutto al volo e grida disperata, anzi cade a terra stravolta, mentre tuo padre esplode in un dirotto pianto, lui così sempre freddo, calcolatore, quasi distaccato. Tua madre distrutta raccoglie la poca energia rimasta per avvicinarsi al tuo letto mortale. Si abbandona sul tuo corpo freddo, immobile, urla mentre ti invita ad aprire gli occhi.

Poi comincia a incolpare se stessa dell’accaduto. Ripensa a tutte quelle volte che ti ha detto“no”, tutte quelle volte che ti ha mandato in camera senza cena perché l’avevi fatta arrabbiare. Tuo padre invece incolpa se stesso per non esserti stato di aiuto, per avere un lavoro che l’ha tenuto lontano. Piange e si dispera. E tutto questo dimostra che non tengono a te? 10:34. La porta della tua classe si apre, è il direttore. Sembra molto preoccupato e scioccato come non mai. Chiama l’insegnante di matematica da una parte, tutti gli studenti cominciano a preoccuparsi; cosa sta succedendo? Il dirigente scolastico allora racconta loro del suicidio, del tuo suicidio.

Cinthia Robson, la ragazza più bella e popolare della scuola che sempre ti ha definita grassa e brutta e vestita male, adesso piange e accusa se stessa della morte. Mentre Robin Pratt, il ragazzo che ti copiava sempre i compiti ora si sente una merda perché non ti ha mai ringraziata. Per non parlare di Manfred Corallo che sedeva dietro, quello che ti ha sempre gettato addosso le gomme masticate, le puntine del lapis e che aveva scritto una canzoncina sul tuo fisico, adesso imputa a se stesso questa tua dipartita. La stessa prof. di matematica si colpevolizza per tutte quelle volte che ti urlò di difenderti, di non subire passivamente i bulli della classe.

La gente fuori dalla scuola sta piangendo, è sconvolta, e odia coloro che ti hanno spinto a siffatto gesto. Tutti sono devastati dal dolore, anche quei ragazzi che conoscevi solo di vista. Sei ancora sicura che nessuno sia interessato a te? Sono passati due mesi, la porta della tua camera non è stata più riaperta. Tutto è diverso ora. La ragazza più popolare della scuola soffre di anoressia. Il ragazzo che ti lanciava le gomme ha abbandonato la scuola. Quello che copiava i compiti ora si buca. Tuo padre ha la depressione, tua madre non dorme la notte, e mentre piange dice “ è tutta colpa mia.”

Chiunque ti rivuole indietro, non sanno come affrontare il dolore che stanno provando. Ma qualcuno diceva che nessuno si preoccupa di te, o mi sbaglio? Davanti a casa tua, continuano giornalmente a portare fiori, mentre tua madre si è finalmente decisa ad aprire la tua stanza. Raccoglie i vestiti e ogni cosa ti appartenga e piange e si dispera. E ancora pensi di essere sola, senza anima viva che ti comprenda? Pensaci bene, prima di fare quel gesto. Anche se la gente non si mostra, nel suo intimo però si preoccupa e ti vuole bene. Se oggi ti uccidi, potrai certo fermare questo tuo assillante dolore, ma causerai tanto male per il resto della loro vita a tutti quelli che ti conoscono.

Il suicidio è un modo semplice, ma è la scelta sbagliata. La vita va vissuta. Sì, si possono avere alti e bassi, tutti hanno brutte giornate. A volte le persone attraversano momenti difficili nella loro vita, come probabilmente lo stai attraversando tu, mia sensibile Paula, ma i momenti brutti vanno e vengono. Adesso non vedi nessuna luce sul tuo cammino, ma è lì. Non importa quanto sia difficile la vita, l’importante è di non rinunciare mai a te stessa o al bene immenso che è la tua esistenza. Prendi un minuto per pensare: se ti suicidi, come staranno e cosa faranno le persone che ami?

Non puoi pensare a nient’altro che alla morte? Beh, ti dirò allora cosa lascerà la tua dipartita: lagrime, lagrime e ancora lagrime. Devastazione. Orrore. Dolore. Raccapriccio… Se dopo aver letto queste mie righe vorrai ancora suicidarti, aspetta ancora un istante, esistono persone che ti possono aiutare. Psicologi, insegnanti, genitori, nonni, vicini di casa, adulti, TUTTI CONTRO IL BULLISMO! Tutti avranno grande volontà di aiutarti, quindi rifletti attentamente prima di fare un errore che non ha correzione.

Leggi molte volte la mia lettera, e guarda bene le nostre foto al mare: eri felice e serena! Sei una persona unica, abbiamo bisogno di te qui, non altrove!

Paula rientrò a casa all’ora di cena con la madre, e subito si diresse in camera sua per liberarsi di quei tacchi che tanto fastidio le avevano dato ai piedi. Non appena dentro notò la lettera sopra la scrivania e iniziò immediatamente a leggerla. Alla fine, si asciugò qualche lagrima e telefonò all’amica Janet per ringraziarla di quelle bellissime parole che le avevano riaperto il cuore e dato più coraggio.

Poi scese e cenò tranquilla con i suoi.

Ormai erano tutti entrati in classe, mancava solo Paula.

Janet, visibilmente preoccupata, guardava continuamente fuori dalla finestra per vedere se si stesse avvicinando la sagoma dell’amica.

Poi all’improvviso un toc toc insistente alla porta. Era il Direttore scolastico con le lagrime agli occhi. Chiamo a sé la prof. di Scienze e…

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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