Striptease e languidi pensieri. Da una storia vera

La mente di Peter, quella mattina, si concentrò su un eccentrico ricordo che aveva come protagonisti lui e Elizabeth. Un pomeriggio di primavera di qualche anno fa, Elizabeth e Cummings avevano deciso di rimettere in ordine l’archivio dei documenti posizionato al secondo piano. Erano determinati a renderlo almeno decente e più facilmente consultabile. Durante il polveroso lavoro avevano chiacchierato, riso e spesso si erano guardati in profondità negli occhi. Nulla sembrava poter anticipare quello che sarebbe successo di lì a poco. Alle 17 la donna aveva ricevuto la telefonata del marito che l’avvertiva che sarebbe andato dal dentista e che avrebbe fatto ritorno in tarda serata. Elizabeth, allora, senza il minimo ritegno, si era rivolta a Peter dicendo che finalmente quel rompipalle se ne sarebbe andato per un po’, cominciando a raccontare di quanto Tick fosse maniacale in merito alla sua folle gelosia. La svegliava di notte e le intimava di andarsene fuori dalla stanza perché era certo che lei lo tradisse; la chiamava puttana, porca, pompinara e metteva in dubbio che il figlio fosse loro.

Aveva cominciato a parlare a Peter a voce più bassa, guardandolo fisso nelle pupille, e poi aveva chiesto se poteva andarle a prendere un caffè, qualcosa di rinvigorente per la faticaccia nel rimettere a posto tutti quei fogli. Cummings si diresse verso la macchina del caffè, infilò una moneta e attese la fuoriuscita dell’ espresso. Poi, mentre stava tornando nella stanza da dove era venuto, sentì una voce sussurrante che lo chiamava: era quella di Elizabeth che, nel frattempo, si era spostata in una sala con tre divani coperti da lenzuola bianche affinché non si sporcassero. La sorpresa non fu tanto il cambiamento di stanza, ma Elizabeth stessa che si presentò ai suoi occhi con solo le mutandine bianche di pizzo e con null’altro addosso. Anzi no, calzava sempre delle scarpe con i tacchi, delle quali si liberò non appena visto Peter. Già Peter! Lui era rimasto di sasso, non aspettandosi una scena così inverosimile e incomprensibile e il suo sguardo smarrito la diceva lunga su quella visione apparsa così d’incanto. L’uomo la guardava ammirato, pensava che di lì a poco l’avrebbe posseduta, l’avrebbe riempita con la sua forza e il suo desiderio. Quei seni, sebbene siliconati, quei glutei anch’essi riempiti di polimeri, sembravano attendere con ansia le sue carezze.

Lui le si pose accanto, lei appoggiò la sua testa sulla spalla di Peter che a sua volta la strinse a sé e lei per tutta risposta gli porse la sua bocca. Si baciarono a lungo, le lingue si incrociavano in un balletto ardente, i loro respiri divenivano sempre più affannosi. Le mani di lui si insinuarono nella fessura vogliosa di Elizabeth. Il minuscolo perizoma bianco esaltava la rotondità dei suoi glutei. L’afferrò con forza e la fece sedere su di lui sul divano. Adesso era lei che dominava. La sua femminilità premeva contro il suo sesso ormai marmoreo, la sua bocca baciava ogni parte del suo viso. Lui non poteva far altro che godere di quella piacevole tortura poggiando le sue mani frementi sulle natiche di lei e cercando di accompagnare i suoi movimenti. Ormai eccitatissimo Peter riprese di nuovo il controllo della situazione, l’allontanò da se e la sdraiò sul sofà. Liberatosi dei suoi vestiti cominciò a succhiarle i capezzoli, a baciarla sul collo, lasciandole addosso solo quel micro pezzetto di tessuto che lo eccitava tantissimo. Sotto la sua lingua i capezzoli si inturgidirono e inarcando la schiena lei chiedeva e pretendeva sempre di più. Pian piano Cummings scese fino a giungere alla sua fonte. Liberatala dal perizoma ormai intriso dei suoi umori le allargò le gambe e avvicinò il viso. Ora poteva sentirne il profumo e vedere i suoi liquidi sgorgare copiosi. Fuori di sé, cominciò a esplorare con la lingua, a leccare, a succhiare e mordere delicatamente la clitoride. Lei ansimava, emetteva gridolini d’immenso piacere, gli si offriva senza scrupoli né vergogne. Si accompagnava a lui in un movimento sempre più ritmico.

Lui sarebbe rimasto ore immerso nel sesso di lei, poteva perdersi in quel mare di piacere. La sua lingua esperta si muoveva libera dentro quei magici orifizi. Prima, immersa nella vagina ormai completamente bagnata, e poi spinta sempre con più forza nel fondo schiena come a preparare la strada che avrebbe percorso con la sua asta di lì a poco. Lei, “bambola gocciolante”, come l’aveva definita Peter, non poteva far altro che arrendersi di fronte a tanto piacere. Peter sapeva amarla come nessuno aveva fatto fino ad ora; come Steven non si fosse mai sognato di fare. Ormai sazia della sua lingua, Elizabeth riprese il controllo di sé. Ora era lei che faceva adagiare lui sulla schiena. La sua asta era durissima ed eretta al massimo. L’afferrò con la mano e se lo portò alle labbra. Dapprima quasi timidamente, poi la sua lingua cominciò a muoversi su e giù. Avvolgeva il suo sesso con la calda bocca mentre la sapiente lingua ne accarezzava le pareti. Dopo si spostava ancora più giù, sulle sue rotondità così piene e calde e poi ancora più giù dove sapeva che lui sarebbe impazzito. Peter subiva quel meraviglioso sopruso con gli occhi chiusi, il respiro affannoso, ogni tanto con un colpo di reni spingeva la sua asta nella gola di lei che , piacevolmente l’accoglieva. Quasi al culmine del piacere l’uomo con un filo di voce le sussurrò ” basta…basta… sto ven…”. E lei, anche se a malincuore, si fermò.

Lui la prese tra le sue braccia, le diede un bacio come a ringraziarla, la strinse a sé. Le aprì le cosce, vi si insinuò con la sua asta e cominciò pian piano a farsi largo. Lei era tutta intrisa dei suoi umori e lui non trovò alcuna resistenza. Entrò prima con dolcezza, mentre sentiva il suo calore e lei mugolava quasi sottomessa. Il  movimento cominciò a diventare ritmico, la donna era avvinghiata a lui e le sussurrava ” Si amore…prendimi…sono tua…”. Peter, per tutta risposta accelerava il ritmo e le rispondeva : ” Da quanto mi volevi, da quanto, ecco godimi……..” A quelle parole lei perdeva il controllo, l’eccitazione cresceva sempre di più, le mancava il respiro. Amava stare sotto e sentire i lunghi capelli di Peter che le accarezzavano le guance, mentre il suo randello la possedeva da vero uomo. Elizabeth non riusciva più a trattenersi, sapeva che lui avrebbe resistito e avrebbe continuato a entrare e uscire finché non avesse goduto lei per prima. Affondò le sue unghie nei glutei di lui e iniziò il suo irrefrenabile orgasmo. Urla di piacere uscivano dalla sua bocca, il suo corpo era percorso da violenti spasmi… Lui continuava a colpirla con la sua forza, amava veder godere quella donna priva da molto tempo di un vero maschio. Quando lei fu sazia, spinse fuori il suo uomo. Si girò e messasi a carponi gli offrì il suo didietro. Peter, afferrò il suo membro durissimo e lo spinse con forza, non tra le natiche, ma ancora nella sua umidissima spaccatura.

La stava prendendo da dietro, e come scivolava libero in quel meraviglioso orifizio. Ad ogni colpo lei gemeva. Quando era posseduta in quella posizione si sentiva alla mercé del suo uomo, poteva solo subire la forza e tutto il suo essere. Colpiva con dolce violenza e lei chiedeva sempre di più “Si amore…” urlava con voce tremante, e lui la colpiva più forte ” prendi prendi prendi…” Lui ansimava alle sue spalle, godeva moltissimo, e quando lei si accorse che era quasi giunto il momento gli disse: ” Vieni amore…riempimi tutta…” . A quella richiesta Cummings non potè più opporsi e lasciandosi andare, cominciò a schizzare dentro di lei il suo caldo sperma. La donna sentì tutto quel calore, e lui alle sue spalle dette quegli ultimi violenti colpi fino a che pago sfilò il suo membro e si adagiò al suo fianco. Soddisfatti e felici si abbracciarono tra gli odori dei loro orgasmi. Lei posò il capo sul suo petto e lui teneramente le sussurrò ” E’ stato bello Eli…”

« Ma sei impazzita, Elizabeth?!» urlò Peter « Ricomponiti, se arriva tuo padre è la fine» «Ti desidero Peter. Ti desidero dal primo giorno, passo ore a masturbarmi pensando a te…» Disse, molto imbarazzata a quel punto. « Ho creduto mi desiderassi anche tu, ho visto i tuoi occhi scrutarmi dappertutto; erano scintillanti di piacere. Mi rivesto sì, ma ti prego non raccontare a nessuno ciò che è successo oggi. Lui (Tick in the skin) mi ucciderebbe ». «Almeno dammi un bacio Peter, un solo bacio» le chiese la donna. Le loro lingue finalmente si conobbero. Dopodiché, Peter, le volse le spalle e uscì prima dalla stanza, poi dall’edificio.

In auto, mentre stava tornando a casa, ripensò a quegli attimi in cui la possedeva, ma solo con la mente; non avrebbe mai fatto una cosa simile a Steven, e soprattutto a Mr. Roughoaks.

 

L’articolo è tratto dal mio libro Calunnie e Doppiopettoblu, acquistabile su Amazon e cliccando sul seguente link  http://www.lulu.com/shop/massimo-melani/calunnie-e-doppiopetto-blu/paperback/product-22976981.html

Buona Lettura.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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