Come tutti sanno è morto il fondatore di Ikea, un grande nazista anche dopo la guerra

Il 28 gennaio, all’età di 91anni, il grande imprenditore Ingvar Kamprad ha raggiunto il suo maestro Adolf Hitler. Il creatore del Mobile iper-economico, in Svezia era da tantissimo tempo ritenuto un vero e proprio eroe nazionale. Da anni, però, in molti erano venuti a conoscenza del suo passato di giovane e deciso sostenitore del Fuhrer e del nazismo svedese.  Una scelta ideologica che ha gettato su Kamprad oscure ombre anche a causa di gravi responsabilità di cui si è macchiato in passato.

Infatti,  non solo faceva parte più che attiva del partito nazionalsocialista svedese con la tessera numero 4.014, ma era anche iscritto al gruppo d’azione Sss che aveva il compito, tra il 1941 e il ’45, di arruolare nuovi camerati. Ma la sua smodata venerazione veniva riservata per il capo indiscusso del nazismo svedese, Per Engdahl. Tanta ammirazione che lo porterà ad iscriversi al partito neonazista che Engdahl ebbe a creare dopo la fine della II Guerra Mondiale e denominato «Nysvenska rörelse» (Movimento nuovo svedese) e che ben presto diventerà il crogiolo di tutti i movimenti di estrema destra. Tra gli anni che vanno dal 1951 al 1960, il Movimento nuovo svedese, per coprire la sua vera indole, affermerà di non rispettare le linee guida del nazismo classico e di basarsi non più sulle differenze etniche ma di interessarsi solo di cultura, affievolendo così il vero interesse antisemita.

Kamprad non ha mai tenuto in serbo di aver aiutato un ebreo che, sfuggito allo sterminio, venne assunto come tuttofare dalla sua famiglia e di come il futuro re del mobilio a basso costo, fosse rimasto molto legato a costui da una profonda, molto profonda amicizia. Molti giornalisti interessati alle vicende dell’ormai defunto industriale affermano che, questo suo continuo menzionare tale vicenda, sia stato costruito per non far circolare sull’azienda una certa aria antisemita, in quanto gli stessi ebrei comprano senza reticenze i prodotti IKEA. Ingvar Kamprad ha sempre sottolineato, quasi dandogliene una colpa, che fu sua nonna Fanny, a mettere in testa al nipote l’idea del nazismo e l’amore smodato verso Hitler, l’unico -per la donna- ad aver riportato l’ordine in Germania. Sarà lo stesso Kamprad a ricordare, durante alcune interviste, che la casa della signora Fanny era invasa da riviste coloratissime, firmate da un certo Joseph Goebbels, che mostravano la grandezza infinita del nazismo. Per salvaguardare il nome dell’azienda nel mondo, Kamprad non avrà incertezze nel dichiararsi quasi obbligato, all’età tra i 15 e i 25 anni, a schierarsi a favore dell’ideologia antisemita, definendo quel periodo “un peccato di gioventù”.

Gli stessi dirigenti Ikea, avvicinati dai taccuini dei giornalisti, saranno costretti ad esalare un mortificante “no comment”, voluto ed ordinato da Ingvar Kamprad, per salvare le sorti della fabbrica. Il ricco industriale arriverà ad inviare, nei primi anni ’90, due dei suoi più stretti collaboratori negli Stati Uniti, per convincere una potente lobby ebrea a non dare peso alle insinuazioni di certi giornali europei, temendo un forte boicottaggio dalla comunità con lo Scudo di David. Le sue reverenziali scuse e la spiegazione che si fosse trattato solo di un peccato di gioventù furono, stranamente, accettate senza ripensamenti e i suoi negozi non furono boicottati, ma anzi, da lì a poco Ikea aprirà un grande stabilimento del mobile proprio nella zona industriale di Israele. Molti scrittori e giornalisti europei, affermano da anni che un motivo ci sarà stato per portare Kamprad ad ostacolare i ricordi del suo passato. In un prossimo articolo vi svelerò alcuni dei segreti che “l’uomo del legno” si è portato nella tomba.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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