La controversa vita di Gianni Agnelli, l’uomo che ha inventato l’eleganza tipicamente italiana, ma che ha anche accettato il progetto di alcune bruttissime auto. Dal 19 dicembre il documentario del grande personaggio su HBO

E’ uscito un documentario su HBO che rivede la figura dell’ex presidente della Fiat nei suoi anni gloriosi, re dell’industria automobilistica italiana e fervente sottoscrittore della bella vita.
Stavolta voglio scrivere che Lapo Elkann, nonostante tutto, meriti una certa reputazione per avere ereditato in parte lo stile dello zio. L’adoratore dei trans, in grado di falsificare il proprio sequestro di persona o di progettare una vettura decorata con scene del Kamasutra forse, se davvero esiste un’aldilà, starà facendo rivoltare nella tomba il grande industriale. Con queste premesse, gli occhiali impossibili e l’eccentricità eccessiva è inevitabile che non ci faccia sbocciare un sorriso ogni volta che la sua immagine compare nelle pagine di una rivista o è ripresa dalle telecamere mentre tifa la sua Juventus. Ma, attenzione! Sto parlando del nipote di Gianni Agnelli e solo per tal motivo merita un minimo di rispetto.

image Con Jacqueline Kennedy

La figura dell’avvocato carismatico nel documentario ‘Agnelli’, diretto da Nick Hooker e proprio ieri andata in onda la prima puntata, evidenzia la vita di un uomo fortemente legato agli schemi e allo stesso tempo lontano anni luce da essi. In questa biografia possiamo scoprire un personaggio affascinante che ha saputo trarre il meglio da una vita stracolma di lusso, ma che ha dovuto affrontare anche momenti critici sia a livello lavorativo che personale. Attraverso la testimonianza di persone appartenenti alla cerchia del magnate, da Henry Kissinger a Diane Von Furstenberg, attraverso la famiglia ( tra cui, ahimé, Lapo Elkann ) o gli stessi dipendenti, si tesse il volto di una personalità travolgente ove risplendono tutte le luci di un uomo che ha sempre vissuto con il piede sull’acceleratore, sia in senso figurato che letterale.
Il filmato è diviso in cinque parti e inizia con l’ ascesa della Fiat negli anni ’50 dopo l’ecatombe della seconda guerra mondiale, in cui Agnelli combatté e fu ferito due volte. Per superare la devastazione economica in Italia, l’industria divenne il motore attorno al quale il miracolo della ripresa iniziò a ruotare e in quel decennio la Fiat si trasformò nella più importante azienda privata del paese. Sia nel mondo degli affari che in quello mondano, il protagonista dimostra di non essere stato mai intimidito da niente o da nessuno, vivendo un’appassionata storia d’amore (nel 1948) con la nuora di Winston Churchill, Pamela Harriman. Quella relazione, oltre a scandalizzare le menti pensanti del tempo, servì per espandere esponenzialmente la sua cerchia sociale.

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Arriveranno i fatidici anni 60 e con loro la dolce vita. Agnelli sfrutterà questo decennio tra l’Italia e la costa francese, quando costruirà la sua reputazione più che giustificata di Latin Lover, con conquiste come l’attrice Anita Ekberg o Jacqueline Kennedy: il top of the top di allora! Tutte le donne che appaiono nel documentario concordano nel considerare l’allora presidente della Fiat un seduttore irresistibile. Naso aquilino, capelli impomatati, gusto squisito nel vestire, abbronzatura per ogni stagione, cravatte annodate con alcune licenze personali, orologio sul polsino della camicia, gli hanno conferito un timbro inconfondibile che molti hanno cercato di copiare ma che nessuno è riuscito mai a raggiungere.
In quegli anni di vita intensa gli piaceva viaggiare per le strade di Torino al volante di una Ferrari verde a tutta velocità. Molti di quelli che hanno cavalcato con lui ora confessano di aver provato il vero panico e hanno pensato che non sarebbero più scesi vivi da quella macchina. Persino i carabinieri sono stati costretti a inseguire quel proiettile e a fermarlo in più di un’occasione.
Il calcio, lo sci e la vela saranno i tre sport a cui si dedicherà per buona parte del suo tempo. La Juventus sarà la sua squadra per tutta la vita, divenendone presidente, avendo in suo possesso una buona percentuale della partecipazione. Il club è ancora nelle mani dei suoi discendenti, altra gente, altro stile, tutto un mondo diverso. Per quanto riguarda lo sci, ogni volta che ne aveva la possibilità, si fermava sulle piste di Saint Moritz per lunghe discese. In estate subentrava il suo amore per la vela, al timone della barca Agneta sulle acque del Mediterraneo, con indosso solo un asciugamano arrotolato alla vita.

I cosiddetti “anni di piombo” sono il ricordo più funesto degli anni ’70 in Italia con l’attività terroristica delle Brigate rosse, e le vigliacche uccisioni di giudici, politici e uomini d’affari che avevanol’unica colpa di difendere la democrazia nel paese. Le alte posizioni della Fiat diventarono un potenziale obiettivo e Gianni Agnelli nel focus preferenziale. Egli volle dimostrare in quei frangenti la propria temperanza, cercando di andare tutti i giorni al Lingotto come se attorno a lui non accadesse niente, così da trasmettere a tutti i lavoratori un senso di equilibrio e normalità. Arriverà a dire, davanti alla stampa, senza un po’ del suo immancabile sarcasmo:         ” Ogni giorno che i terroristi non riescono ad uccidermi è meglio che prima o poi ce la facessero “.
Non solo dall’esterno giungevano continue minacce ad Agnelli. Anche all’interno della sua stessa compagnia fu organizzata una trama sostenuta dalla banca per rimuoverlo dal potere. Erano tempi duri per un uomo abituato a farla franca e che era in possesso della presidenza della compagnia quasi per onore di famiglia. Quel gruppo di sedie nel consiglio di amministrazione sotto forma di colpo di grazia lo ferì gravemente, ma non lo distrusse. Un uomo con la sua intelligenza e personalità combattente sapeva che presto sarebbe stato in grado di portare le acque al suo mulino.

In un’entità così legata alla famiglia era importante lasciare assicurata la continuità e, logicamente, l’opzione preferita era nominare quale suo successore il figlio Edoardo, il maggiore degli Agnelli. Ma a causa della mancanza di imprenditorialità di quest’ultimo, più interessato alla vita contemplativa e ai tanti problemi con la droga, tale possibilità venne scartata sul nascere. L’altro candidato divenne, allora,  suo nipote Giovanni, ma nemmeno lui potè accontentare lo zio a causa della sua improvvisa morte per malattia nel 1997. Così lo scettro passò, forzatamente, a suo nipote, John Elkann (fratello di Lapo). Il vero dramma di questa biografia quasi shakespeariana esploderà il 15 novembre del 2000 quando, sotto un ponte alla periferia di Torino, verrà rinvenuto il corpo senza vita di Edoardo, il complicato figlio dell’Avvocato. Nacquero, subito, alcune teorie di cospirazione, incentrate sulla sua conversione all’Islam, ma l’opzione più probabile fu quella del suicidio. Quell’improvvisa perdita fece precipitare Gianni Agnelli in una profonda depressione che non permise all’uomo di risollevare ma più la testa fino alla sua morte per cancro alla prostata due anni dopo. Fa rabbrividire sentire nel documentario la sorella raccontare che”… l’ultima volta che l’ho visto vivo era irriconoscibile e probabilmente nemmeno lui mi ha riconosciuta”. Così finisce la storia di uno degli uomini più conosciuti al mondo, un vero principe di eleganza e raffinatezza, l’incarnazione del perfetto italiano che amava il lusso, ma anche isolarsi con la sua barca sognando magari il suo Edoardo a capo della grande azienda di famiglia.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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