Non per tutti il periodo natalizio è fonte di felicità e spensieratezza

La felicità per molti, anche per il sottoscritto, è una mera reminiscenza, sebbene  siamo cresciuti quasi tutti con tale felicità per la festa più importante dell’anno che ormai è divenuta solo una rievocazione temporale che, nonostante tutto, riporta la memoria al periodo della scuola e alle sospiratissime vacanze, ai profumi, le illuminazioni, i sorrisi, i regali, gli abbracci e alla possibilità di indugiare oziosamente sul divano davanti alla TV.
Questi ricordi, anche se inconsciamente, cagionano un’improvvisa e indelicata melanconia, perché poi si aggiungono ai sentimenti più profondi della nostra infanzia come i dolci dell’amata nonna, i giochi sotto l’albero, la lettera a Babbo Natale, insomma una marcata propensione verso la tristezza, dove i bei tempi ‘iti’ e magari il rimpianto per certune persone amate che non ci sono più, trasformano il “magico momento” in un viaggio verso la depressione.

Il Natale, pertanto, si tramuta in un rivale che, quasi come una tortura, ci obbliga a ricordare il nostro status attuale. Infatti, la situazione psicologica di ogni essere vivente può essere vissuta più o meno serenamente a seconda del proprio momento affettivo, arrivando alla totale drammaticità se si sta attraversando un periodo di cocente delusione sentimentale. E il tutto si traveste da oscura solitudine, da cui ne deriva il disincanto, la perdita dell’illusione e le festività cominciano a evidenziare tutto ciò che ci manca e forse continuerà a mancare. A questo punto, le melense pubblicità, dove tutti vivono in armonia e letizia dividendosi enormi fette di panettone, possono renderci manifestamente non adeguati e inadatti a quella strabordanti allegria. Così come i pranzi o le cene con parenti o amici, individui non considerati per l’intiero anno e forzatamente amabili per un paio d’ore.
Poi, è inevitabile, si devono tirare le somme. E, allora, si fa il bilancio su ogni cosa accaduta durante i 365 giorni… E su tutta la vita vissuta fino a quell’istante, comprendente gli errori, i rimorsi, l’inappagamento, le doglianze, le prevaricazioni e chi più ne ha più ne metta.

Alcuni ricercatori americani hanno definito tale malessere, che si presenta nel periodo natalizio, “Christmas Blues” (Tristezza di Natale). È, in poche parole, una sorta di depressione che può iniziare e finire quando si spengono le luci della festa, o continuare per mesi e mesi ancora. Di solito scompare quando i ritmi tornano regolari e la quotidianità ha di nuovo il sopravvento. “Bene, bravo, bis!”, penserete. Ma come si può combattere questa melanconia natalizia?
Innanzitutto non creandoci molte aspettative. E’ normale che le persone in certi periodi si creino dei grandi auspici e pensino di far sparire quasi per magia tutti i problemi della vita. Ma, sovente, queste illusioni si scontrano con muri altissimi chiamati delusione. Quindi, il consiglio è di pensare a ciò che non piace e di organizzarci prima che sia troppo tardi. Pianifichiamo con netto anticipo quanto fare durante il periodo di Natale, soprattutto se alcuni di noi sono single o la fidanzata/o ci ha lasciati di punto in bianco. Non dobbiamo stare assiduamente con amici o parenti che vi possano riportare alla mente la nostra situazione sentimentale e psicologica.

Poi, una cosa importantissima: non crediate che, chi ci circonda, sia sempre così sereno e felice e che gli unici ad essere sottotono siamo noi. Bisogna assolutamente non paragonarci agli altri e ricordarsi del proverbio ” Tutto ciò che luccica non è oro”. Personalmente, ho capito da poco che la felicità non la fanno le cose costose e le famiglie visivamente perfette. E ora, una serie di suggerimenti veloci a cui dovremmo fare riferimento:

  1. Trascorrere il Natale con le persone che più ci piacciono e che riteniamo più consone al nostro carattere. Non c’è bisogno di fingere per andare d’accordo con tutti. Basta utilizzare la strategia dei brevi saluti… et voilà, ci sentiremo liberi e leggeri.
  2. Sentiamoci liberi di evitare i cosiddetti esami di coscienza dell’ultimo istante, perchè non faranno che creare inutili sensi di colpa, ansia e scomoda agitazione. Passare a trovare un amico o la ex con i quali ci siamo lasciati male, inviare una mail a un parente con cui avevamo litigato anni prima, solo per ritrovare la pace in un momento di pace, ci farà passare per “banaloni” e insulsi.
  3. Che la nostra attenzione sia solo per le cose belle, senza pensare a ciò che possiede quello o quell’altro, non rimuginando su ciò che ci manca o sugli sbagli del passato. Adoperiamo la melanconia come una necessità per comprendere a fondo quali ferite sono ancora aperte nel nostro cuore e per curarle nel miglior modo possibile. E non sforziamoci di nascondere il vuoto della nostra anima, iniziamo a pensare che è giunto il momento di fare un lavoro su noi stessi per evitare di precipitare nel baratro dell’oscurità. Soprattutto ora che siamo in piena festività.
  4. Ho imparato che la felicità è una preda difficile da catturare, quindi cerchiamo di vivere questo periodo al meglio perchè almeno siamo vivi; usciamo di casa e respiriamo l’aria rarefatta dell’inverno, voltiamoci a guardare il mondo che ci circonda, sentiamoci melodiosi con la nostra insicurezza, delicati con la nostra melanconia, poichè solo noi potremo ovviare ai nostri innumerevoli bisogni….E tutto con pazienza e perchè no, un pizzico d’amore.
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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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