Jack lo Squartatore e Pietro Pacciani: angoscianti analogie di due predatori sessuali vissuti in epoche diverse

Londra, 31 agosto 1888, un carrettiere diretto al lavoro sposta lo sguardo su un involto appoggiato a terra in Bucks Row. Quel fagotto si rivelerà essere una giovane donna. L’uomo si renderà conto poco dopo che quel fardello è il corpo di una ragazza con la gonna sollevata fin sopra i fianchi, una giovane che prima di morire sembrava fosse stata violentata. L’uomo le toccherà il viso e si renderà conto della freddissima pelle, il freddo lasciato dall’oscura mietitrice. All’obitorio, gli investigatori constateranno che la ragazza, una prostituta di nome Mary Ann Nicholls, era stata sventrata ed uccisa lo stesso giorno del suo ritrovamento. Il cadavere presentava la gola tagliata e varie mutilazioni all’addome, con una concentrazione di pugnalate nella zona vaginale. L’8 settembre 1888, un altro corpo senza vita verrà scoperto nel cortile posteriore di un motel al 29 di Hanbury Street, sempre nello stesso quartiere di Londra: il Whitechapel. Anche in questo caso, si tratterà di una giovane donna, Annie Chapman, il cui corpo era posizionato come se avesse subito uno stupro, con le gambe divaricate e le ginocchia sollevate. Lei, come Mary Ann Nicholls, era morta per strangolamento e sgozzamento; poi l’assassino le aveva selvaggiamente mutilato gli organi sessuali ed il torace fin sotto al ventre, estraendo alcuni organi interni dal suo corpo. Le budella e gli intestini erano stati sistemati a drappeggio su una spalla e la vescica, la vagina, l’utero e le ovaie collocate accanto al cadavere.

Le mutilazioni sembravano rivelare una certa conoscenza dell’anatomia umana. Questa nuova tipologia di delitti, così efferati e disumani, provocò un vero e proprio shock nella popolazione del tempo, che cominciò ad aver paura e a non sentirsi più al sicuro nemmeno in casa. Londra cadde nel panico a causa di un assassino folle e sadico che si aggirava liberamente tra i suoi vicoli. Le donne sgozzate ed uccise continuavano ad affiorare dalle viuzze di Londra con cadenza quasi settimanale e dozzine di squilibrati si recavano alla polizia rivendicando la paternità degli omicidi. Alla fine di settembre, poi, l’agenzia di stampa Central News Agency ricevette una lettera nella quale si preannunciavano altri omicidi: “Sono a caccia di puttane e non la smetterò di squartarle finché non mi prenderanno”. Due giorni dopo il recapito della lettera, lo “Squartatore” colpì ancora per ben due volte nella stessa nottata. Probabilmente ciò accadde perché, dopo aver tagliato la gola ad una prostituta svedese di nome Elisabeth Stride, l’assassino fu interrotto dall’arrivo di un carretto trainato da un cavallo e fuggì via nella notte, mentre il conducente, allarmato, lanciava l’allarme a squarcia gola. Infatti, sul cadavere di questa giovane donna non vennero notate mutilazioni, segno che l’assassino venne interrotto nel suo macabro rituale. Il Killer, allora, proseguì per quasi un chilometro verso il centro, adescò una prostituta di nome Catherine Eddowes, la condusse in un angolo di Mitre Square e la uccise.

Un agente di polizia trovò la salma mutilata stesa a terra con il viso squartato: aveva la gola tagliata e profonde mutilazioni al seno e al basso ventre. Gli intestini erano arrotolati intorno al collo della vittima e mancavano anche alcune budella e il rene sinistro che l’assassino portò via, presumibilmente, come “trofeo”. All’alba del giorno successivo, prima ancora che la notizia del ritrovamento potesse diffondersi tra la popolazione, la Central News Agency ricevette una nuova lettera di “Jack lo Squartatore” il quale si scusava e si dispiaceva di essere stato interrotto e di non aver potuto spedire le orecchie della vittima come promesso (C’era stato, in effetti, il tentativo di mozzare un orecchio alla seconda vittima). Un mese e mezzo dopo, il 9 Novembre del 1888, lo Squartatore commise il suo ultimo e più aberrante omicidio accertato. Stavolta adescò una prostituta irlandese di 25 anni di nome Mary Janette Kelly e la uccise nella sua stanza in un edificio di Miller’s Court a Londra. La Kelly fu l’unica vittima a non essere uccisa per strada. Verso le 2 di notte, alcuni vicini sentirono gridare la ragazza, ma non ci fecero caso. L’assassino ebbe, quindi, tempo in abbondanza per mutilarne il corpo. La polizia si trovò davanti una scena terrificante: la stanza era invasa dal sangue della vittima e la donna era sdraiata nel suo letto con la testa quasi staccata dal collo. L’assassino le aveva scuoiato il cranio, asportandole il naso e le orecchie. Parti dell’intestino erano appoggiati sulle cornici di alcuni quadri appesi alle pareti; il cuore era stato riposto accanto al corpo, su un cuscino inzuppato di sangue, e le mammelle erano su un tavolino ai piedi del letto. Un braccio era stato quasi del tutto mozzato ed il viso era completamente devastato. Poi, all’improvviso, gli omicidi cessarono. Il colpevole non fu mai identificato, anche se la Polizia dichiarò in seguito, che il principale sospettato poteva essere un giovane avvocato di scarso successo che si suicidò, gettandosi nel fiume, poche settimane dopo l’ultimo omicidio. La morte dell’assassino è forse l’unica ipotesi in grado di spiegare l’improvvisa fine della mattanza di Jack lo Squartatore, il più sadico, perverso e violento Serial Killer di tutti i tempi. Il caso di Jack lo Squartatore, verificatosi a Londra verso la fine del XIX° secolo, segna, dunque, la nascita in Europa dell’omicidio seriale moderno a sfondo sessuale.

Così come le vicende di Jack lo Squartatore fecero prendere consapevolezza, all’Inghilterra prima e al resto del mondo dopo, dell’esistenza degli assassini seriali, allo stesso modo il caso del “Mostro di Firenze” ha fatto prendere coscienza all’Italia che il fenomeno dei Serial Killer non era una peculiarità esclusivamente anglosassone. Anche nel nostro Paese c’erano stati diversi casi del genere in precedenza, ma nessuno vi aveva prestato attenzione. Quando le gesta del Mostro irrompono in tutte le case degli italiani, molti sono costretti a rendersi conto che, anche vicino a noi, esistono persone aberranti capaci di compiere azioni disumane. Per riassumere brevemente, gli inquirenti fiorentini sono stati convinti che il Mostro fosse un tale di nome Pietro Pacciani, contadino già condannato a diversi anni di carcere per un omicidio commesso nel 1951. Successivamente, gli investigatori inserirono la presunta colpevolezza di Pacciani all’interno dell’attività di un gruppo di assassini e guardoni chiamati i “Compagni di Merende”.  Pietro Pacciani, dopo l’assoluzione in Corte d’Appello dall’accusa di essere l’assassino delle coppiette è morto e, probabilmente, la verità è stata seppellita con lui. Da subito, quast’uomo, ha incarnato la figura del perfetto “Mostro di Firenze”. Nel 1951, il ventiseienne Pacciani scopre l’allora fidanzatina quindicenne, Miranda Bugli, che amoreggia nei boschi di Vicchio con un rappresentante di commercio, un certo Severino Bovini.  Pietro li osserva per un po’, poi, nel momento in cui Miranda si scopre il seno sinistro, diventa preda di un raptus e si avventa sul Bovini uccidendolo con diciannove coltellate. Poi violenta la ragazza accanto al cadavere di Bovini. Arrestato subito dopo dai carabinieri, viene condannato a diciotto anni di reclusione e rimane in carcere fino al 1964, anno della sua scarcerazione.

Pacciani torna a vivere a Vicchio, arrangiandosi con diversi lavoretti da manovale. Nel frattempo sposa una ragazza bruttina e disturbata mentalmente con la quale mette al mondo due figlie. Nel 1987 viene nuovamente arrestato e condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione con l’accusa di violenza carnale continuata ai danni delle figlie.  Pacciani si dimostra un uomo violento, un contadino ignorante, una figura spregevole senza alcun senso morale e capace di collere improvvise che sconfinano in atti di aggressività fisica e verbale, quindi,   “naturalmente” sospettabile. Le attenzioni della SAM (SAM = Squadra Anti Mostro , creata ad hoc negli anni ’80 del XX° secolo per trovare una soluzione al caso, a seguito dell’enorme pressione esercitata dall’opinione pubblica nazionale) si appuntano sull’uomo nel 1989, quando viene notato il suo nome in un elenco di fascicoli che prende in considerazione i soggetti che in Toscana, sono stati detenuti nei periodi in cui il Mostro non ha colpito e sono stati, invece, in libertà quando ha agito. L’esame della storia della sua vita non fa che accrescere i sospetti degli inquirenti e fa convergere tutte le indagini su di lui. L’entrata ufficiale di Pietro Pacciani nell’inchiesta sui delitti del Mostro è datata 29 ottobre 1991, quando riceve l’avviso di garanzia per sette di otto duplici omicidi. Il 16 Gennaio 1993 riceve un ordine di custodia cautelare e il 15 Gennaio 1994 viene rinviato a giudizio per tutti gli otto duplici omicidi. La pista investigativa dei “Compagni di Merende” si fonda sulla testimonianza di quattro testimoni chiave i cui nomi furono celati da uno pseudonimo in codice costituito dalle lettere dell’alfabeto greco: Alfa, Beta, Gamma e Delta.

A un esame attento e approfondito si possono notare diverse similitudini fra “Jack lo Squartatore” e il “Mostro di Firenze”. Le citiamo a conclusione di questa mia breve analisi:

Enorme copertura mediatica del caso. Paragonando il livello di sviluppo dei mezzi di informazione dell’Inghilterra Vittoriana a quello dell’Italia degli anni ’80 del XX° secolo, l’attenzione dedicata ai due casi è la stessa e li ha trasformati in due eventi-simbolo capaci di modificare profondamente i comportamenti e le consuetudini di due popoli. Le contingenze non sono mai state risolte ufficialmente, nonostante la quantità industriale di ipotesi formulate sull’identità degli assassini. In entrambe le situazioni si è pensato che l’omicida potesse essere uno solo, una coppia, un gruppo di assassini, oppure i membri di una qualche setta esoterica bisognosa di vittime sacrificali e parti di cadaveri per effettuare macabri rituali di magia nera.

Similitudini.

La vittimologia è diversa, ma l’oggetto principale dell’odio dell’assassino è in entrambi i casi la donna. Jack lo Squartatore uccideva esclusivamente prostitute, mentre il Mostro di Firenze prendeva di mira le coppie, però l’uomo veniva sempre ucciso per primo e velocemente mentre l’assassino concentrava la sua furia sulla vittima di sesso femminile, praticando feroci mutilazioni. In tutte e due le situazioni non c’è mai una violenza sessuale, ma sia Jack lo Squartatore che il Mostro di Firenze effettuavano mutilazioni efferate sui corpi delle vittime femminili, in particolare l’escissione del pube, operando con tagli netti e precisi descritti dai medici legali e dai periti di entrambi i casi come azioni compiute da mani esperte. L’ipotesi degli omicidi rituali commessi per ordine di una setta satanica è considerata una delle spiegazioni più plausibili delle due serie di delitti. All’epoca, infatti, gli investigatori inglesi ipotizzarono che Jack lo Squartatore potesse far parte di una setta satanica, per conto della quale effettuava dei violenti rituali di morte che avevano bisogno di sacrifici umani. In parallelo, uno degli ultimi filoni dell’investigazione fiorentina sostiene che il Mostro possa aver agito agli ordini di una pericolosissima setta che commissionava gli omicidi. I sostenitori più convinti di questa teoria sono Michele Giuttari ( Poliziotto e scrittore) e Carlo Lucarelli (Scrittore e giornalista di cronaca nera), i quali ritengono che le mutilazioni del pube e del seno sinistro servissero appunto a procurare feticci sessuali da usare all’interno di rituali satanici o di magia nera. Addirittura, sono convinti che possa esserci un legame ancora più diretto fra i due casi, ipotizzando che la setta possa essere la stessa in attività da secoli e che tramanda i propri rituali omicidiari nelle varie ramificazioni nazionali.

La supposta presenza di personaggi insospettabili e molto potenti dietro le due serie di delitti. Nell’inchiesta sul maniaco londinese, si è parlato più volte di un coinvolgimento diretto di membri dell’aristocrazia inglese, ipotizzando la responsabilità di soggetti facenti parte della famiglia reale. Allo stesso modo, nell’inchiesta fiorentina si è parlato spesso del possibile intrigo di persone importanti, anche esponenti delle Forze dell’Ordine, in qualità di mandanti occulti dei delitti del Mostro. Sarebbe questo il motivo per cui, in entrambi i casi, le indagini sono sempre state destinate al fallimento, proprio per la necessità di coprire questi personaggi illustri. La comunicazione con gli investigatori e l’invio di resti umani come messaggio di sfida agli inquirenti. Jack lo Squartatore sfidò la Polizia a più riprese, inviando lettere beffarde nelle quali invitava i poliziotti a catturarlo “se ne erano capaci”, lasciò diversi indizi sulla sua identità e spedì anche dei plichi postali contenenti alcune parti dei cadaveri. Il Mostro di Firenze prelevò un lembo del seno sinistro mutilato a Nadine Mauriot, la donna della coppia uccisa l’8 settembre 1985, e lo spedì al sostituto procuratore Silvia Della Monica come atto di sfida.

E tutto riman in sospeso come il trapezista del circo….

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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