Fabrizio Corona vittima del giacobinismo e bizantinismo della giustizia italiana

Possiamo tranquillamente parlare di giacobinismo e bizantinismo se andiamo ad approfondire il caso di Fabrizio Corona.
La magistratura italiana la vede in maniera totalmente diversa da tutte le altre istituzioni legali del mondo. In galera devono marcire coloro che se sono stati accusati per aver intascato delle mazzette, aver truffato, pur senza prove ineluttabili e via dicendo. Nel via dicendo sono compresi tutti quelli che non possono permettersi avvocati alla stregua di un Coppi o di un Taormina.

Chi stupra, uccide con la propria auto un pedone, ammazza la fidanzata, squarta con un machete degli ignari passanti, in un modo o nell’altro, riesce ad uscirne sempre. Quindi, il dio denaro e certe prese di posizioni di PM e giudici, prima di tutto, anche di fronte alla morte! Chi truffa, corrompe, estorce denaro deve essere punito, se effettivamente colpevole, ma non con pene paragonabili a chi sevizia, tortura e uccide. Invece, in questo caso, la giustizia italiana non c’è, non ci assicura di sacralizzare la nostra fuggevole esistenza, garantendo una difesa certa e sicura per chi è stato offeso in profondità e umiliato fin dentro le viscere.

Nel distacco quasi collettivo, appare molto chiaro che certuni avvenimenti siano ritenuti meno importanti da chi deve emettere un giudizio, propinandoci ogni santo giorno situazioni e decisioni al limite del paranoico. Un qualcosa d’inconcepibile che, come minimo, dovrebbe allarmare, ma che purtroppo, come persone sedate da potenti psicofarmici, assorbiamo e tolleriamo come prestabilito, come una specie di castigo in terra. Prendiamo l’esempio di qualche anno fa riguardante l’assassino Ruggero Jucker, il famigerato rampollo della Milano bene che nel luglio del 2002 fece a pezzi la giovane fidanzata Alenya con un coltellaccio e liberato solo dopo una manciata di anni.  Un assassinio così brutale, meschino, riprovevole, riparato da una pena di soli 10anni.

Il coglioncello di nome Fabrizio Corona, per alcune foto scattate a persone smodatamente ricche e famose, invece dovette sorbirsi una sentenza che prevedeva una reclusione fino a 8anni, con l’aggiunta di altre pene susseguenti alla vicenda: per alcune miserabili foto fatte da un rubagalline rompipalle. A questo punto occorre dire, non sottovoce, ma gridandolo, che la nostra giustizia è un misto tra giacobinismo e bizantinismo all’estrema potenza. Con il macellaio Jucker, che è solo uno degli innumerevoli esempi che potremmo evidenziare, è stata, coerentemente, messa in mostra la stessa creatività comportamentale di sempre, comminandogli in prima istanza 30anni, per poi scendere a 16 in appello, poi a tredici con l’indulto, per poi ritrovarsi libero per buona condotta.

Il tutto si sta trasformando in un disgustoso gioco di sangue, con il criminale più atroce e cruento che grazie ai bonus della legge si vede, in men che non si dica, all’aria aperta mentre altri che si sono intascati mazzette, soldi al nero o che hanno conti bancari alle Cayman, scontano la loro pena per intiero. Ormai, amici lettori, non è più un verdetto che fa la storia di questo o quell’imputato, ma bensì l’astrattismo, la creatività del giudice che lo emette. Corona è un cretinotto con il quale i tribunali si divertono a torturarlo, ad ingannarlo con false promesse, ma che Ahilui hanno preso di mira e che la loro ragnatela vischiosa intrappolerà per sempre.

Ci sono persone, tenute agli arresti domiciliari mesi e mesi per paura che inquinino le prove, e assassini spietati posti in libertà per buona condotta. Quest’ultimi, ora ritornati in possesso della loro franchigia più incondizionata, chi li limiterà ad impossessarsi, ancora una volta, di un coltellaccio da cucina e… Ma no, non pensiamoci, riflettiamo invece sulla tetra filantropia di chi giudica!

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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