Una ricerca rivela, per la milionesima volta, la pericolosità dei social network. Alla base il grave problema della solitudine

Uno studio rivela, per l’ennesima volta, la pericolosità dei social network che
dovrebbero far riflettere riguardo la nostra Privacy, quella dei nostri amici e di coloro che già non riescono più a gestirla. Abbiamo l’obbligo morale di fare qualcosa, al pari di aiutare chi ha le più svariate dipendenze come alcol, gioco, droga.

La maggior parte degli utenti già fa fatica a distinguere la differenza tra amicizia reale e virtuale; la magica differenza tra quella raggiungibile con un click in rete e di quella fatta di cose, persone, sentimenti veri. Sorrisi, contatto e aiuto reciproco fisico e reale, altro che un semplice “mi piace”, o una condivisione che nessuno considererà per più di 3 secondi! L’alienazione che alla lunga può provocare un’esperienza mediatica di questo tipo è aberrante. Si fa altro e ci si ritrova a gestire le notifiche… si finisce per non fare bene nulla, compreso la guida al volante!

La forza di questi ritrovi on line, è la loro capacità di conquistare giorno dopo giorno parte della nostra vita e dei nostri segreti.
La loro furbizia maggiore è di far mettere nome e cognome sul web di chi fino a ora si registrava con un semplice nickname molto più simpatico e stimolante per la propria fantasia e quella altrui. Si muovono lavorando ai fianchi centinaia di migliaia di utenti fino a raggiungere lo scopo di prevaricarne le abitudini comuni come la privacy, il rispetto reciproco e la voglia di conoscersi, discutere, confrontarsi sul serio.

Con la motivazione di cercare elementi di interesse comune tra gli utenti tramite “gruppi” e “pagine” Facebook, Twitter, Instagram ecc., sono riusciti a far inserire agli ignari abbonati gusti, preferenze, abitudini… una sorta di schedatura di massa. Il tutto ovviamente a scopi commerciali e di advertising. Il motto recita: “È gratis e lo sarà sempre.” E vorrei vedere….

Il problema alla base è la solitudine, il bisogno di non sentirsi soli, “risolvibile” attraverso dei connettori collettivi di amicizia comune, ma ciò che si crea in fretta con un click fa anche presto a svanire nel nulla.

Altri studi ci mostrano come la mente umana non possa concepire più di 500 amicizie alla volta, il cervello non elaborerebbe per loro le dovute considerazioni, l’attenzione necessaria di riflessione e un sano rapporto di scambio di informazioni.

Diciamocelo, quante volte avete letto le pagine dei link che avete condiviso? Quante volte quello che pubblicate è davvero quello che volete comunicare… Quante volte scrivete qualcosa per sentito dire senza conoscere fino in fondo quello che si urla ai 4 venti. Il social del qualunquismo.

Sempre più spesso i Social sono visti come passatempo al posto di interessi veri e accrescitivi come hobby manuali, la lettura, lo sport. Purtroppo la verità è che ci stiamo impoverendo tra inutilità di ogni tipo, pettegolezzi e futilità varie.

Una volta dicevano, di provare a spegnere la tv per vedere quanto tempo si recupera, provate con Twitter o Facebook… Tempo perso ad aggiornare una connessione che va e viene, si passeggia e si guarda uno schermino tra le mani senza assaporare il paesaggio circostante, quello vero, si perde il sorriso di chi è intorno, non si nota ciò che ci circonda con il desiderio continuo di qualcosa che non c’è.

Ancora più grave è la mania di condivisione o curiosità spasmodica che crea Facebook in particolare, una vera e propria dipendenza psicologica particolarmente forte da abbattere. Se non ci credete, fate un esperimento: provate a non accedere al social network per una settimana, se ci riuscite. Studi recenti indicano che questo lasso di tempo è raggiunto solo da chi utilizzava il social in maniera occasionale e non periodica o per lavoro. Coloro che lo usano regolarmente non ce la fanno.

Altri studi indicano che molti utenti controllano le notizie in bacheca anche durante le ore notturne, rovinando il sonno e creando uno stato di ansia continua. Altri utenti, invece, accedono ripetutamente in maniera compulsiva per verificare la presenza o meno di nuove notifiche sul proprio account. Le stesse notifiche che i tablet vogliono di continuo farci arrivare per rimanere continuamente connessi a questo flusso informatico sociale che prima o poi ci farà perdere di vista la realtà, ci svierà fino al punto di avere problematiche di socializzazione, disfunzioni di collaboratività lavorativa e carenza di interazione collettiva tra gruppi di persone reali.

Google, Apple, Skype ci spiano da anni, ma almeno non gettatevi tra le braccia del nemico senza paracadute.
Per fortuna esistono ancora, sebbene in numero minore al passato, le biblioteche e le librerie dove possiamo rifugiarci lontano dai Mi Piace, dai Tweet, dai Poke e da tutte queste porcherie che uccidono l’arte e la fantasia e dove la cultura trova sempre la sua strada.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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