Processo Yara Gambirasio. Massimo Giuseppe Bossetti potrebbe essere innocente, ma tutti lo vogliono colpevole. Oggi l’appello, ma già sappiamo come andrà a finire

È in programma in data odierna, 17 luglio, presso il tribunale di Brescia, l’ultima udienza del processo, questa volta d’appello, contro Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore condannato un anno fa al carcere a vita (in primo grado) dalla corte bergamasca perché accusato del terribile omicidio di Yara Gambirasio, ai tempi dell’assassinio tredicenne.

Fu un processo del tutto pleonastico quello dello scorso anno, un’infeconda perdita di tempo, uno spreco di risorse e soldi: il verdetto del carpentiere era già scritto da tempo, molto prima dell’udienza. Il sentore dell’ergastolo sì è subito sentito nell’aula del tribunale di Bergamo. Il processo è stato consumato perchè imposto, per rispettare certe norme giuridiche, ma tutti sapevano che sarebbe finita con il capestro civile dell’accusato.

La legge italiana, purtroppo, si basa molto sul fisico e la formazione intellettuale degli imputati e nessuno meglio del carpentiere di Mapello poteva impersonare la parte dell’omicida di Yara, ragazzina stupenda, come tutte le tredicenni di questo lercio mondo, che ha il vergognoso desiderio di sentirsi in pace condannando magari un innocente; in fondo cosa importa se contro l’operaio non esiste una sola prova provata.

A questo schifoso mondo, e alla giustizia italiana, serve solo un colpevole, sebbene innocente, l’importante è dare in pasto all’opinione pubblica, ai grandi manettari, un reo, ed è per questo che viene selezionato quello più consono all’immolazione. Ahilui, il notissimo Bossetti è, e lo era allora, in perfetta regola per essere additato come il killer da incarcerare, e così senza contare fino a tre lo hanno identificato, catturato (!) e rinchiuso in gattabuia, creandogli ad hoc programmi televisivi e articoli di giornali più che infamanti, che lo hanno classificato come l’unico colpevole del delitto.

A tutt’oggi è un ergastolano come tanti, privato della cosa più bella al mondo…la libertà; privato della patria potestà sui tre figli, privato di una vita da vivere. Ma queste sono cose che non possono toccare la giustizia nè tantomeno i forcaioli convinti; i più, anzi, lo vorrebbero morto! I magistrati, lo abbiamo imparato da tempo, hanno ragione a prescindere e il DNA di Bossetti trovato sulle mutandine di Yara evidenzia ancor di più le colpe dell’accusato. Di fronte ai macchinari scientifici della legge c’è poco da obiettare, l’errore non è assolutamente da considerare. Allora perchè non sono state analizzate le altre 11 tracce di DNA trovate sul corpo martoriato della giovane, compresa quella della sua insegnante di ginnastica?

Perchè è stato condannato appena lo hanno visto, solo per questo. E, poi, basta con tutte queste congetture, volete che una giustizia che ha sul groppone oltre 50mila innocenti sbattuti in carcere, possa sbagliare? L’assassino è il muratore, ve lo garantisce il giudice tramite le carte che forse ha guardato una volta sola. E poi c’è il DNA, quello di Bossetti, quello degli altri non conta, Perchè Bossetti è strutturato proprio come un omicida di bambine. Ormai è stato deciso, non vale la pena perdere altro tempo col valutare le altre tracce…

 

Intorno al presunto assassino è stato creato, dai media, un clima d’odio così violento che poche volte si era visto. La mia sensazione è che se Massimo Giuseppe Bossetti fosse stato un ricco signore, un imprenditore, un uomo dell’alta borghesia e non un semplice operaio, nemmeno capo carpentiere, nessuno lo avrebbe toccato. Invece, è il re degli sprovveduti, dei “non conta un cazzo” e quindi facile da trasformare in bersaglio da colpire con facilità estrema. Oggi ci sarà l’ultimo atto, con Bossetti che urla la sua innocenza e chiede di riverificare il DNA, ma già sappiamo come andrà a finire.

Mentre, come cittadino, mi sento fortemente a disagio.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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