Cos’è o non è Kitsch. La parola deriva dal tedesco e denota la mancanza di gusto

Per Kitsch si possono intendere certe decorazioni di Natale, Halloween, Pasqua; i Santa Claus meccanici, i fatidici gnomi da giardino, i coniglietti di cioccolata, il carillon con ballerina, le poesie mielose, i dipinti di Bourguerau, i libri di Richard Bach e di Khalil Gibran, la musica di Richard Clayderman, i politicanti Renzi, Salvini, D’Alema ecc ecc.

La parola kitsch deriva dal tedesco e denota una caratteristica: la mancanza di gusto.

Inoltre, è la ripetizione di una sorta di formula sentimentale o drammatica.

In arte, il kitsch è ciò che non è, ma vuole essere, è una copia industriale che simula un lavoro fatto a mano. Per il filosofo postmoderno Theodor Adorno, il K. é la parodia della catarsi e dell’esperienza estetica. Per lo scrittore Hermann Broch, è il male all’interno dei sistemi di valore nell’arte: il male, la cattiveria, mentre l’arte è la creatività buona, e il kitsch l’imitazione.

Benché molte parole siano necessarie e non siano inventate, o sono inventate e non servono, questa parola si è diffusa in tutte le lingue.

Non è stata la stessa cosa per il termine vagliare, concepito dal fisico Jorge Wagesnberg, a significare l’apprezzamento della bellezza, poiché in pochissimi lo usano.

Il concetto del kitsch si stabilì con forza nell’industrializzazione, quando la produzione di massa fu realizzabile. Essere popolare è una delle sue peculiarità.

Quindi, potremo definire il kitsch tutto ciò che rende qualcosa popolare?

La quantità, l’accessibilità, il basso prezzo lo caratterizzano.

Si basa molto sull’imitazione, quale pretesa o tentativo di essere quello che non è. Il souvenir può essere facilmente un kitsch, come i film commerciali, le trasmissioni televisive  con la D’Urso o la Ventura.

Una gran dose di kitsch si riconosce nella pittura nazional-socialista. Nella Russia comunista, il pittore Ilya Repin era molto più popolare ed accettato di Picasso. Comprensibile, in quanto apprezzare Picasso richiede conoscenza di pittura e di Storia dell’Arte, mentre le popolazioni si vanno raffinando ad un ritmo lentissimo.

Per lo scrittore Milan Kundera questa parola è legata indissolubilmente a un’arte che è comandata dal bisogno di condividere sentimenti comuni e potrei quasi parlare di fratellanza di quest’ obbligo previsto dai regimi politici dittatoriali.

Dalle sue parole: “Naturalmente il sentimento suscitato dal kitsch è in grado di essere condiviso da molte persone. Col kitsch non si può contare su una situazione insolita, ma in immagini di base che devono essere scritte nella memoria delle persone: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bimbi che corrono nel giardino, il ricordo del primo l’amore. Il Kitsch causa due lacrime di commozione, una dopo l’altra. La prima lacrima dice: “Com’è bello, i bambini calpestano l’erba del giardino”; la seconda lacrima: “Com’è bello sentirsi emozionato insieme a tutta l’umanità nel vedere i bambini che attraversano il giardino!”

E’ la seconda lacrima che rende kitsch il kitsch. Continua Kundera: ” la fratellanza di tutti gli uomini del mondo non può che essere costruita sul kitsch “.

L’eleganza è l’opposto del kitsch.

Nell’eleganza c’è il controllo delle emozioni, dell’ornamento e soprattutto c’è decoro.

Il kitsch è il luogo comune, l’intellettuale non raffinato, colui che si offre facilmente ai sentimenti più che zuccherati, eccessivi, ed è così dalle sue origini.

Per molti, in arte, è la sua disneyficazione.

Il punto di riferimento emozionale del kitsch è l’autocompiacimento: che bello essere emozionato! Ma dopo avere sperimentato il kitsch, la consapevolezza sarà tanto superficiale che niente cambierà dentro.
Il kitsch è andare alle reazioni viscerali più velocemente, e più accessibilmente, non ha bisogno dell’intelletto e quindi coinvolge più persone. Il film Bambi è kitsch e anche il famoso cartoon Fantasia. In queste due opere della Disney è identificabile la manipolazione dei sentimenti, provocando facili emozioni.

A mio parere, l’arte deve essere in grado di trasmettere l’idea del sacro, incarnare gli ideali spirituali dell’uomo, in quanto tutto ciò dà una reale importanza sociale.

Ci siamo abituati all’ipocrisia della fantasia selvaggia e del dolce sentimentalismo, ed entrambi sono modi per ridurre i valori morali.
Io credo che il kitsch tolga al sentimento il pagamento reale del suo costo, perché lo simula e pertanto gli ruba la sua realtà. Un eroe non può esserlo senza dimostrarlo. Nella capacità di sacrificio sta il cuore della virtù, ed è il gran tema di ogni tipo d’arte.

La riverenza sentita davanti alla morte dell’eroe è redentrice perché con questo rispetto si arguisce che la sua vita è valsa la pena di essere vissuta.

Il kitsch è il veicolo per evitare il sacrificio e dissacrarlo, ed una società come la nostra potrebbe farlo e addirittura arrivare a vedere nella guerra e nell’eroe solo l’orrore.

Oggi non diamo più valore a niente e disprezziamo tutto quello che ci circonda e per questo motivo la falsità del kitsch ha così grande approvazione, perché essa non produce emozioni, ma se ne appropria solo delle parti meno significative.

La Prima Guerra mondiale, per esempio, vede crescere velocemente il kitsch patriottico, quale sintomo di aggregazione. La propaganda nazista e la propaganda russa rivoluzionaria furono esempi di grossolano sentimentalismo, del cliché meccanico e della pretesa costante di ottenere una vita nobile che poteva essere raggiunta con il desiderio o per il mero fatto di mettersi un’uniforme.

Potremmo pertanto definire il kitsch come il compendio di tutti gli spuri, nella vita del nostro tempo. Il cattivo gusto, si dice, è il prodotto della rivoluzione industriale, la quale civilizza le masse dell’Europa occidentale e dell’ America e stabilisce quello che si chiama alfabetizzazione universale. Le menti intellettuali e moderne insorgono, per difendersi dal kitsch, come difesa contro il sentimentalismo della cultura di massa.
Un’idea problematica perché non c’è modo di dimostrare che la modernità possa contrastare il kitsch o, al limite, migliorarlo.
Cosa succede quando deliberatamente si fa un’opera affinché sia kitsch?

Che essa poi si converte in ironica o contestatrice. L’intenzione conta e ha peso nell’apprezzamento delle attività umane e delle opere artistiche.

Non si può essere ridicoli quando si è volutamente e consapevolmente ridicoli. Lo stesso vale per il kitsch.

Il kitsch deve iniziare a credere in se stesso, perché l’ironia è il suo antagonismo. La serietà e la solennità sono attributi del kitsch. La cosa ironica e realmente kitsch è la sovra-valutazione che si danno i critici quando prendono sul serio certi atti ironici, come quello di Marcel Duchamp, quando propose l’orinale come opera d’arte.

In Egitto sono state ritrovate migliaia di statue ora apprezzate, valorizzate e custodite nei musei di mezzo mondo. Non sappiamo, però, quale valore avessero al momento dell’individuazione, ma pensiamo scarso, a giudicare dalle quantità rinvenute. Oggi saremmo incapaci di paragonare quelle statuette agli gnomi di giardino, quantunque non ci sia tanta differenza.

Alcuni fattori ci fanno percepire entrambi gli oggetti in modi molto diversi: l’antichità, la presunta rarità e l’intenzione.

Non è possibile quantificare il tempo o dare la vera autenticità a un oggetto, lo si può fare per approssimazione. Perfino l’imitazione può essere perfetta, ma il pezzo non avrà mai lo stesso valore. Alcuni anni fa il valore di un dipinto rinascimentale, Ritratto nuziale di una giovane, passò da 20.000 $ a 50 milioni di dollari dopo che fu ipotizzato che fosse stato dipinto da Leonardo da Vinci.

Quando l’industrializzazione permette di replicare milioni di volte un oggetto, lo ribassa e lo rende popolare; è la cosa opposta all’esclusività.

Non possiamo evitare di credere che la cosa antica e difficile da trovare è più preziosa della cosa facile, di quella comune, a buon mercato ed accessibile. Ma a volte si commette un errore nel fare questo tipo di valutazione automatica e grossolana, perché le qualità di un oggetto possono essere straordinarie, benché questo sia moltiplicato magicamente dall’industria.

Se riproduzioni perfette delle pitture più rinomate della Storia dell’Arte si vendessero a prezzi da cianfrusaglia, molto poche persone li appenderebbero sulle loro pareti e forse sarebbero considerate kitsch.

Un altro aspetto fondamentale del kitsch è la sua funzione discriminatoria dello status sociale. In buona misura il kitsch esiste affinché il nostro spirito gerarchico cerchi, scopra e generi differenze che ci permettano di riconoscerci come esseri distinti e superiori.

Nelle dinamiche sociali, la classe più bassa cercherà di imitare e assomigliare la classe media, e questa quella alta. L’arte dell’ élite è da considerarsi parte di una minoranza squisita e colta. Alcuni assicurano che, le opere d’arte, sono oggi gli unici oggetti che raggiungono prezzi così esorbitanti che solo i veri ricchi possono permetterseli.

Il kitsch non è un’invenzione di un’epoca, benché lo sia la parola ed il suo uso. Nella mente umana esiste ed è esistita, perché è una categoria per discriminare, e ci sembrerà sempre pretensioso e di meno valore quello che non appaghi determinate aspettative. La mente conosce, ricorda e fa predizioni.

Quando ascoltiamo una canzone, la impariamo e la cantiamo, anticipandone le parole.

Se conosciamo l’album, una volta terminata la canzone, aspettiamo quella che segue in un atto di riconoscimento. Questo è predire.

La mente possiede una serie di dati sugli attributi delle cose e s’incarica di confermarli. Quando qualcosa non va bene, l’attenzione viene attivata e la mente cerca di scoprire cosa è successo.

Se qualcuno toglie un quadro che è appeso da molto tempo nella nostra stanza, la prima cosa che succede al momento di entrare, è che si sta per sapere cosa è successo, e poi si cerca di scoprire cosa è accaduto realmente.

La mente giudica allo stesso modo il kitsch.

Attesa per l’oggetto, sia esso musicale, scultoreo, artigianale, verbale, con determinate e siffatte caratteristiche, ma dopo un momento ci rendiamo conto che benché sembri soddisfarle non le possiede, e non le possiederà mai.

 

 

In alto nella foto: dipinto kitsch di Bourguerau.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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