Quando sulle navi che affondavano c’eravamo noi italiani, migranti con la valigia consumata, ma piena di speranza

Ebbene sì, ricordo a tutti quelli che non ci pensano mai, che anche noi italiani siamo stati dei migranti e, prima ancora, emigranti. Ed è utile elencare i tantissimi termini dispregiativi con i quali si rivolgevano a noi, nei vari Paesi dove tentavamo di costruirci una vita migliore.

E quanto sopra dovrebbe farci capire come fosse particolarmente difficile risiedere in “casa” d’altri. I francesi ci definivano ‘Babis’ (rospi); i tedeschi ‘Itakler’, derivante da Itaca e, quindi, eterni nullafacenti; in tutta l’ America del Sud ‘Burros’, cioè asini.

Moltissime delle nostre famiglie italiche hanno toccato con mano il problema della migrazione.  Molti dei nostri parenti sono partiti per lidi sconosciuti, sentiti nominare solo nei bar o letti sulle mappe. Chi di noi non ha un parente che nel primo Novecento non è sbarcato a New York o a Buenos Aires? Le cronache parlano di milioni di nostri concittadini che con una valigia di cartone salutavano con le lagrime agli occhi i loro cari.

E tengo a ricordare che le traversate atlantiche a cui si sottoponevano non erano certo le crociere che vediamo quotidianamente pubblicizzate dai media. Potevano, tranquillamente, essere paragonate a trasporti di massa, con persone accatastate una presso all’altra e, molte di queste, a stento approdavano nel luogo desiato. Per non parlare dei numerosi naufragi che evidenziavano questo tipo di navigazioni. Vi sono state tragedie come quella della nave Sirio, affondata con oltre 1500migranti, la motonave Mafalda, inabissata a causa di un’avaria ai motori, il vapore Matteo Bruzzo, costretto a scaraventare a mare oltre duecento passeggeri morti per un’epidemia.

Ma non c’erano solo le imbarcazioni, venivano utilizzati i trasporti su ruote come i treni e ciò soprattutto nel dopoguerra dove moltissimi giovani, o meno giovani, si dirigevano verso la Germania e il Belgio. Con quest’ultimo Paese, l’Italia firmerà lo storico accordo “uomo-carbone” :- Per Ogni italiano inviato nelle miniere belghe, Bruxelles fornirà alle industrie dell’Italia 2,5 tonnellate di carbone.

L’unica cosa che rimaneva del mondo che si erano lasciati alle spalle altro non era che la disastrata valigia, piena non solo di indumenti e cose di prima necessità, ma soprattutto di ricordi e odori di casa.

Ora, chi mi conosce, o ha letto ciò che penso dell’attuale immigrazione senza sosta, sa che sono stato, e sono, molto duro su questi esodi di massa, quasi sempre senza controlli, attraverso i quali rischiamo di infilarci in casa pericolosi terroristi. Però, è innegabile, che certe immagini attinte dai media, anche se con una diversa storiografia e indagine critica, mi riportano ai nostri connazionali che con una valigia piena di speranze approdavano in terre sconosciute e in quel momento, gli immigrati di oggi, eravamo noi. In fondo era solo ieri, sono passati appena 100anni , nonostante in molti facciano finta di dimenticare.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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