25 Aprile, festa della discordia Nazionale. Un po’ di storia per spiegarne il significato

Mi attardo, ma solo per poco, a scrivere sulla giornata del 25 Aprile.  Già, vari giornali e social, ne parlano a bizzeffe e, tanto per non cambiare, sono pieni zeppi di polemiche e risse che discordano sulla memoria di una celebrazione che dovrebbe consacrare il concetto, tanto abusato da molti partiti, di unità nazionale.

Anche quest’anno, cari lettori, constateremo assieme che i vari festeggiamenti  evidenzieranno una manciata di bandiere tricolori e una miriade di bandiere rosse, molte delle quali avranno la stampa della falce e martello. Quanto appena scritto, altro non è che il constatare che buona parte degli italiani “non prova niente” per detta ricorrenza e che un buon 30% non conosce né il suo significato né i fatti che la determinarono.

Da qui il mio modesto intervento per offrire un piccolo ripasso di una pagina della nostra storia nazionale contraddistinta dal nome “Resistenza”, al fine di schiarirsi un po’ la mente e di capire, spero, il perchè di infinite dispute, certe volte anche feroci.

Inizio con lo scrivere che la “resistenza” contro le forze naziste fu portata avanti non solo da noi italiani, ma da tutti i popoli che erano stati invasi da questi macellai. La Resistenza si mostrò con il suo eroico volto anche in Olanda, Danimarca, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Grecia, Polonia, Francia, Norvegia. Da noi, a differenza degli altri paesi, fu sostenuta soprattutto dalla ribellione contro il regime fascista e dai comunisti con la loro improvvisata lotta di classe, tanto che molti storici l’hanno definita una specie di guerra civile.

Di fatto la Resistenza ebbe inizio dopo l’armistizio dell’8 settembre, voluto da Badoglio, che creò stupore in tutti gli italiani, in primis i tedeschi che si sentirono presi per i fondelli in quanto, pochi mesi prima, su espressa richiesta dello stesso Mussolini, gli alleati germanici inviarono nella Penisola alcune loro divisioni con cui contrastare le truppe anglo-americane sbarcate in Sicilia tra il 9 e il 10 Luglio del ’43.

Il risultato di tale azione portò allo smembramento dell’Esercito italiano ormai privo di un comandante e dell’occupazione militare da parte dei tedeschi e dei fascisti confluiti nella Repubblica di Salò.
Da qui la nascita delle prime bande partigiane, nelle quali s’inserirono un ingente numero di soldati che, per sfuggire alla deportazione o all’arruolamento con i fascisti, preferirono la via dei monti. Ciò avvenne dapprima nelle Marche; poi questi gruppi si estesero in Toscana, nel Cuneese, in Val d’Ossola, nell’Appennino ligure, nel Friuli e nella Venezia Giulia.

I loro nomi, a causa delle varie idee politiche, furono diversi: Giustizia e Libertà, Brigate Garibaldi, Brigate Matteotti, Brigate del Popolo, Fiamme Verdi, Organizzazione Franchi. Tra di loro furono annotati anche gruppi d’azione monarchici e repubblicani. Due anni di sanguinose lotte contraddistinsero le gesta di questi ribelli. I partigiani portarono avanti azioni di guerriglia verso coloro che proteggevano i fascisti,  imboscate, sabotaggi di auto e armi, aiutati anche dalla disperata popolazione e dagli aerei degli alleati che, nel frattempo, paracadutavano armi e viveri.

Ma diciamo la verità sino in fondo: la “benedetta” liberazione arrivò grazie agli anglo-americani e non, com’è stato falsamente raccontato, dai partigiani che, continuavano a vivere rimpiattati come topi nei boschi e nelle case diroccate, molto spesso isolati tra loro, ormai pochi a causa delle tante perdite e, quindi, impossibilitati a combattere ed annientare le forze naziste ancora in gran numero.

Il 25 Aprile giorno di felicità per l’Italia, cominciarono le stragi, gli eccidi di massa, le torture, i linciaggi da parte dei partigiani comunisti che vollero prendersi la loro vendetta uccidendo quasi 20.000 persone…e non tutte pro Mussolini.

Da questo momento in poi inizierà la propaganda, non vera, dell’eroico successo. I comunisti, infatti, si presero il merito, come fossero stati da soli a combattere e soprattutto a morire per la Patria. Affermarono che tutte le loro gesta erano state compiute per restituire “libertà e democrazia” all’Italia,  dimenticandosi gli orrori perpetrati all’indomani del 25 Aprile.

Il loro sogno era quello di guidarci, dopo una dittatura sanguinaria come il Fascismo, ad una come quella che si instaurò nei Paesi dell’Est e nella vicinissima Jugoslavia.

Una propaganda falsa, che ancor oggi dura e perdura, dal momento che la sinistra si ritiene la sola forza che può decidere chi deve partecipare alla celebrazione del 25 Aprile, invece di permettere a chiunque di presenziare per simboleggiare una vera, reale e non di parte, ricorrenza dell’Unità Nazionale.

 

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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