Berlinguer e Almirante scendono da lassù e passeggiano nelle vie di Firenze, discorrendo di e….

Passeggiata e conversazione vagheggiata in pieno centro di Firenze, tra Berlinguer e Almirante, con Renzi quale terzo incomodo

“Caro Enrico, ma che battaglie! Quante ce ne siamo dette e sempre guardandoci negli occhi. Una certa cultura italiana sta ottenendo che di me non restino solo che sperduti ricordi, qualche apparizione alle tribune politiche, i miei comizi e lasciamelo dire, la mia oratoria, di cui anche tu eri grande ammiratore.

Poi nulla più, se non qualche foto dei miei baffoni bicolore, e degli occhi color del cielo. Eppure, mio grande avversario, ho sempre mostrato immensa lealtà verso lo Stato. Forse era lo Stato che non aveva molta fiducia nel MSI”.

“ Amico, fraterno, adesso posso dirlo fraterno, quante cose ci dividevano ma, anche, quante ci univano, come il pensiero sui giovani, sui ventenni che se si regolano, si organizzano, si impossessano del puro sapere e lottano con i lavoratori e i perseguitati, non ci sarà scampo per l’ arcaico ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. Queste erano anche basi tue, caro nemico del cuore!”

“ Siamo qui, in Porta Romana, Berlinguer, nella città di Matteo Renzi, che ne pensi di questo folletto della politica? Non lo trovi un tantino fuori dagli schemi, una via di mezzo tra un giullare e un imbonitore di lavastoviglie, sempre più costruito e sempre portato alla risoluzione dei problemi? Un americaneggiante giovane che vuol usare la propria immagine per muovere le folle.

Ma ci vuol ben altro! Lo sai che lo avrei visto bene in un partito di destra? Ha pinocchiamente idee di sinistra, ma quando parla sembra uno che tali idee le combatte.”

“ Giorgio, Matteo Renzi, ai miei tempi, nel PCI, avrebbe avuto ben poche chances, io amavo le prediche ma, molto più, i fatti. Ti ricordi il compromesso con Moro? Non avevo la minima pretesa di essere il verbo del pensiero di Aldo, e in aggiunta, pur stimando la sua levatura, non ne sono mai stato un vero seguace. Però, Moro, aveva fronteggiato la questione comunista assieme al sottoscritto in una maniera e con un obiettivo precisi, che erano di slegare quell’ annodatura positivamente. La sua famosa, ai più, riflessione circospetta, si confaceva con la manifestata volontà di andare più avanti possibile nel rapporto con il Pci. Egli, all’interno della sua visione democratica, che vedeva uno Stato nato dalla Resistenza e dalla società italiana, dal movimento operaio di cui era fondamentalmente formata, non voleva, appunto, escludere il mondo dei lavoratori e, perciò, il PCI lo rappresentava in toto. Dopo la dolorosa scomparsa di Aldo Moro, la Dc si è trasformata, dimostrandosi sempre più intollerante verso noi comunisti e, pertanto, non ha fatto altro che rimandare i tempi di questo compromesso storico”.

“ Enrico, tu lo sai che nel compromesso storico non ho mai creduto e tale mio pensiero l’ho ribadito in più occasioni. Allo stesso tempo, tengo a sottolineare che la mia raffigurazione, di uomo avvolto in un’aura colma di sentimentalismo, paragonabile alla mitologia, conseguenza più del culto che di una vera storicizzazione, predisposizione, non ben vista dalla realtà del dopo MSI, è forse dovuta a un complesso di inferiorità storiografica fino a oggi ben rimarcabile nei cosiddetti partiti di destra.

I comunisti d’oggi, al contrario, in questo sono grandi insegnanti, dal momento che la tua figura è da tempo storicizzata e con un successo, definirei, eclatante.

C’è da sfatare, inoltre, il fatto che ai miei comizi la gente si radunasse esclusivamente per il gusto della mia nobile ‘ars oratoria’, ma perché, in primis, le persone vedevano nei miei messaggi la figura di una persona schietta, pulita, senza le solite false astuzie dialettiche, che –in particolar modo oggi- contraddistinguono gran parte del linguaggio dei politici nostrani. Nessuno, mi ha mai riconosciuto, nel difficile momento storico del’68, come colui che ha fatto di tutto per reprimere gli atti violenti della estrema destra, avviando il cambiamento, poi continuato da Gianfranco Fini, che in seguito però ha ripudiato.”

“ Amico Almirante, so che compagno non lo apprezzeresti, abbiamo vissuto epoche veramente dure, dove gli attentati allo stato, e ai loro rappresentanti, erano cose di ordinaria amministrazione. La strage di Bologna, Ustica, ancora prima il ’68, le brigate rosse, ordine nero, la strategia della tensione, i NAR, i movimenti operai dei comunisti armati, le bombe, le mafie e chi più ne ha più ne metta.

Eppure, abbiamo spesso fatto fronte comune, ci siamo coalizzati, magari con intendimenti diversi, ma abbiamo costruito un fronte collettivo per risollevare le sorti di questo nostro e unico Stato.

Noi abbiamo lottato solo per un ideale: l’Italia!

Oggi, lottano solo per una poltrona, per un incarico che li renda sempre più ricchi e potenti, mentre non si stanno accorgendo che lo Stivale è ormai ricoperto dalla melma del pressapochismo e della slealtà a ogni livello.”

“ Sì, amico mio caro, convengo appieno, nonostante due sigle di partito ci separino idealmente. A presto Enrico”.

“ A presto, Giorgio!”

 

 

In alto la foto di: sx Giorgio Almirante; dx Enrico Berlinguer

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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