Un folle amore chiamato Inter

È dai tempi dei tempi che sentiamo dire che l’amore rende pazzi e la passione fa perdere la testa. Come smentire quanto sopra.

Attenti, però, non mi riferisco ad una donna, ma ad una squadra di calcio. La mia Inter!   Questa passione è una delle caratteristiche umane in cui perdo la mia saldezza psico-fisica, per interessarmi quasi totalmente ad un’altra, pur sapendo che sovente, sì molto spesso, non vengo ricambiato.

Ogni domenica, anzi dal martedì, sono posseduto e non riesco a distaccarmene: Handanovic, Icardi, Miranda, si accasano nella mia mente e non c’è verso di sfrattarli. Sì, sono un fissato, un ansioso ossessionato da quei colori, a volte irruente quando ne parlano male; solo io posso farlo! Penso proprio siano segnali di certuni disturbi della psiche.
E’ proprio vero, perchè in tale sentimento mettiamo moltissimo di noi; le nostre fragilità, passioni, sofferenze, esigenze.  Il calcio è una malattia e quando entriamo nell’ambito dell’amore ci troviamo a camminare in un terreno lastricato di melma, fitto di complicazioni, imprevisti e liti familiari.

Questa è una fissazione che porta ad avere sempre in testa l’altra e i livelli di serotonina sembrano pian piano scemare.
Nondimeno, quando la squadra vince ci sentiamo corrisposti, aumenta vertiginosamente la dopamina che ci rende euforici. Ecco spiegato, a livello nazionale, l’allegria dei tifosi juventini.

L’ Inter è per il sottoscritto una droga. Una fantastica dipendenza quando ne sono ricambiato con vittorie e prestazioni da urlo; un vero tormento quando ciò non accade. Una importante vittoria, insomma, ti crea un’irrefrenabile leggerezza e serenità d’animo e credo duri molto più, rispetto all’effetto della droga.

Dicevo che l’innamoramento si trasforma anche in follia, ma quella positiva, quella creativa,  personale; non quella dell’alcool, delle scommesse e via dicendo. Sono momenti  che ci fanno perdere la testa, il controllo, e ritorniamo bambini. Il calcio è libertà, rende visibile il nostro interno, solitamente del tutto inaccessibile.

E poi c’è la gelosia verso la squadra che vince sempre. Essa può diventare, col tempo, non poco disturbante, depressiva, sospettosa,  diffidente, ossessiva. E, allora, ci sentiamo inadeguati per l’amore che stiamo vivendo e ci chiediamo “ma chi c’è l’ha fatto fare”.
Quindi, dall’euforia del goal-vittoria si ritorna all’angosciosa esperienza della sconfitta. Sì, perchè invidiare così in profondità è una sconfitta dell’anima e della mente.
L’amore non è sempre una bella esperienza, senza dubbio.

Basta poco, tuttavia, per tornare a star meglio: una vittoria, l’antidoto per la depressione del tifoso. Un’immensa spinta energetica che ci riporta al normale amore. Ecco, l’Inter per me è cuore, mente, emozioni e sentimenti dell’anima.  Di cui ho un gran bisogno, ogni giorno di più, di perderne il controllo.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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