Com’è possibile vivere in un Paese dove la giustizia risarcisce i criminali e non le vittime che si difendono? E un giorno potrebbe toccare a noi

La vicenda del tabaccaio, quella del benzinaio, quella delle guardie. Storie ormai note a tutti. Bene, nonostante gli assalti subiti da delinquenti di prim’ordine saranno i lavoratori elencati sopra a risarcire i criminali. La legge italiana, è un dato di fatto, favorisce l’uso della prepotenza, dell’aggressività e di chi ricorre comunemente alla forza per nuocere gli altri.

Una delle miriadi di ingiustizie che i tribunali perpetuano contro chi subisce aggressioni; invece di difenderli continua a percuoterli prendendo il posto dei delinquenti. Ieri, dalle pagine de Il Giornale abbiamo letto la vicenda di Enrico Balducci, gestore di una catena di distributori di benzina a Bari, al quale un magistrato ha sequestrato 170milaEuro contraddicendo la richiesta di 1milione di Euro rivendicata dai familiari del ladro che avevano violato uno dei suoi distributori.

Pensate l’assurdità del verdetto: chi ruba, chi penetra nelle abitazioni private per compiere azioni criminali è salvaguardato dalla giustizia italiota. D’ora in poi, se mai dovessimo trovarci in casa un ladro, con tanto di armi a fare minaccioso, dovremo inchinarci e riverirlo come un Messia, altrimenti saranno guai giudiziari per chi subisce.

Per non parlare del caso del veneto Ermes Mattielli, un anziano robivecchi, che ritrovatosi a dover sventare un’incursione di due ladri, ha sparato alla cieca nel buio, ferendoli. Voi cosa avreste fatto? Vorrei chiederlo anche allo stesso giudice che ha condannato Mattielli al risarcimento di 135mila Euro da “regalare” ai due criminali/vittime (per i giudici), con una sequela di precedenti da far impallidire il più incallito dei delinquenti.

Sempre da Il Giornale :” E così il furto sventato è riuscito in tribunale: Mattiello è morto due anni fa lasciando un paio di immobili destinati a finire in eredità a chi aveva cercato di derubarlo, per pagare il risarcimento. C’è poi il caso del tabaccaio del Padovano, Franco Birolo, anche lui condannato in primo grado a pagare 325mila euro ai parenti di un 23enne moldavo che aveva cercato di rapinare il suo negozio di tabacchi. Pochi giorni fa la sentenza è stata ribaltata in appello e Birolo è stato prosciolto, ma l’ultima parola non è ancora scritta. Perché sono possibili ricorsi e anche perché la legge prevede, oltre alla provvisionale stabilita in sede penale, la possibilità di un risarcimento per il «danno da perdita parentale» da stabilire con una causa civile, come nel caso di Balducci.
Una legge con il buco, nel senso che la norma prevede i parametri per determinare il risarcimento pesando «l’intensità del vincolo familiare, della convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza idonea a comprovare l’intensità del legame», spiega l’avvocato Fabio Gaudino. La circostanza che la perdita sia strettamente collegata al fatto che il caro estinto se ne andasse in giro armato a fare rapine come occupazione abituale non conta: se la vittima della rapina viene condannata perché ha oltrepassato i limiti della legittima difesa la famiglia del rapinatore può chiedere il risarcimento. «Nell’attuale assetto normativo non c’è scampo a questo paradosso – spiega Gaudino al Giornale – il giudice ha il potere di agire secondo equità ma non contro la legge». Dunque se il giudice penale può almeno distinguere le responsabilità caso per caso, e può avere lo scopo di frenare la giustizia fai-da-te, qual è lo scopo di premiare i parenti di un rapinatore riconosciuto? E spesso a reclamare ricchi risarcimenti sono proprio i parenti di delinquenti abituali. «Se almeno fossimo condannati a risarcire lo Stato ci sarebbe una logica, ma così…», protesta Balducci, che ha fondato un’associazione di vittime di reati violenti, Nessuno tocchi Abele.

A trovarsi nella condizione di dover pagare ladri e rapinatori o i loro parenti, ci sono perfino membri delle forze dell’ordine, come l’appuntato dei carabinieri Mirco Basconi, che sparò contro le ruote di un Suv rubato che cercava di investire i suoi colleghi ad Ancona. Un 24enne albanese, Korab Xheta, venne ucciso da un proiettile di rimbalzo e il militare si beccò un anno per eccesso di legittima difesa. Il suo caso è ancora aperto e il giudice ha rinviato alla causa civile il risarcimento. Che potrebbe ammontare a 2,5 milioni.”

Sono circa sei anni che parlo d’ingiusta giustizia, di persone che da un momento all’altro precipitano in un abisso di angoscia, di paura, di inconsapevolezza, di stenti finanziari, e che hanno il terrore di non poter risalire verso una vita dignitosa.  L’orco è così potente che si permette di basarsi, in primis, sulla presunzione di colpevolezza, per dare il via alla danza macabra delle investigazioni e della fasi processuali. Persone innocenti che vivono drammi basati su accuse infamanti. Senza nessuna colpa, ma qualcuno le ha querelate.

Anche Rai3 in prima serata si sforza di far emergere questi errori, in maniera tenue, ma almeno ha il coraggio di farlo. Una cosa è certa, però: mai nessuno potrà restituire la serenità di una volta e, quando suonerà il campanello di casa, il terrore l’avrà ancora vinta.

 

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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