La fiaba politica di primavera. C’era una volta… E ci sono ancora

Tantissimi, ma non troppi, anni fa, c’era una piccola di nome Laurita Boldrin che, durante il periodo primaverile, andava sempre a trovare, tutta sola, la nonna che abitava in una catapecchia in mezzo al bosco.

Durante il percorso, la piccoletta, era solita incontrare gli animaletti della foresta e dall’emozione di vederli cominciava a piangere, ma così tanto che certune volte con le sue lagrime inondava l’intera campagna.

Stranamente, però, dopo averli osservati e aver singhiozzato per loro, delle povere bestiole non rimaneva che delle sparute ossa, mentre Laurita  proseguiva il cammino con dei leggiadri cappelli di pelliccia e guanti di pelle.

In uno di questi suoi metodici percorsi, incontrò un bel principe azzurro chiamato Matteus, della nobil famiglia dei dè Renzis, al quale fece immantinente gli occhi dolci.

Egli era un esperto di quiz reali, ma aveva fatto sì tanta carriera da diventare un aristocratico fiorentino; nobile, ma non tonto. Gli sguardi languidi della piccola Boldrin non lo toccarono neppur di striscio, in quanto, lui, mirava molto più in alto, e non certo ad accasarsi con cotal piagnona.

Il dè Renzis, allora, decise di prendere l’iniziativa e di dirle a muso duro che non sarebbe mai stata la sua consorte, perché innamorato della procace Ilda la Rossa, un’avvenente, ehm ehm, insomma una piacevole… una simpatica… una donna tutta d’un pezzo, che faceva il boia in una sperduta città non lontana da lì.

La disperata e singhiozzante Laurita, allora, per non sentire le parole del nobil Matteus, ebbe a tapparsi le orecchie, disconoscendo tutto ciò che l’uomo stava dicendo.

Dall’alto di un albero, un gufo della famiglia dei Bianchioni, di nome Albertium, assistette alla scena e rimproverò aspramente la piccola che, però, già se n’era ita via dalla disperazione.

Mentre, abbattuta, stava continuando il suo cammino, incontrò un cacciatore di frodo, tal Denisio Verdin, grande sceriffo della Contea e uomo dal linguaggio sciolto e argutissimo che aveva come aiutante l’eroico Antoine Razzis, ex aiutante minatore del manovale del minatore.

L’omone cominciò a porre tantissime domande alla piccolotta: perché fosse sola per strada, come mai quel cappuccetto rosso, da chi stesse andando e via discorrendo…

Infastidita dal parlar forbito del cacciatore e sceriffo, l’ingenua ragazzina si tappò nuovamente le orecchie infilandoci dentro le sue scheletrite dita, ma stavolta la troppa vigoria del gesto le causò la perforazione dei timpani. Il coraggioso Verdin, alla vista del sangue svenne, mentre Laurita pianse così tanto da inondare il deserto del Sahara e irrigare i campi di riso del sud della Cina…

Passarono i giorni, e finalmente lo straripamento cominciò a ritirarsi, e la piccoletta riprese l’ itinerario interrotto.

Non distante dalla capanna della nonna, incontrò Sir Silvio Lancillotto Berluscotto, il quale in astinenza di dame da 27minuti, iniziò a far la corte alla Boldrin, la quale oramai sorda, piangeva e basta.

Forse disorientata, forse ancora sotto l’effetto del grande dolore, accettò la proposta di Sir Lancillotto, che in un baleno le fece visitare un cespuglio riparato di sua conoscenza.

Dopo, 3minuti esatti, il Cavaliere rimontò in sella e la minuta donnina uscì dagli arbusti con un serafico sorriso sulle labbra…

Orami l’abitazione della nonna era a pochi metri, ma nell’intento di raggiungerla per portarle i funghi raccolti quale regalo di primavera, la nipotina inciampò in qualcosa di ruvido ed enorme… era quel fio del Drago Landini, che appena la notò esalò un respiro infuocato che le bruciò tutti i capelli e i vestiti.

La piccola, indovinate un po’?- riallagò ognove, scatenando un maremoto che fece cambiare traiettoria a tre caravelle destinate in Asia e finite altrove…

Trascorsa una settimana il diluvio si ritirò in buon ordine e la piccolotta tutta arrostita finalmente poté bussare alla porta della nonnina.

“Entra Laurita, entra. Tanto so che sei tu, perché nessun altro conosce questo luogo”.

Cappuccetto eroso (dal fuoco del drago) entrò, e a tal visione, la nonnina Beppina de Grillibus, si lasciò scappare un grido disumano non riconoscendo l’ormai informe e devastata nipote, e così senza batter ciglio prese la spingarda di sotto il letto e le sparò a bruciapelo.

La sera, la vecchina, cenò con i funghi della, per lei, sconosciuta piccolotta, già da ore seppellita dietro la catapecchia.

Senonché, la dolce e gentil nonnina, si sentì colpita da fortissimi crampi allo stomaco, e riconobbe nel cesto dei rimanenti miceti un’amanita phallides…

Si segnò, pregò il Signore, e tra se e se disse “ Allora, era proprio quella deficiente di mia nipote… sennò col cappero che avrei mangiato quei fun…”.

E spirò subito dopo.

Improvvisamente, cominciò a piovere e tutti gli abitanti del posto tornarono a essere felici e a scambiarsi sorrisi…

Ciò avveniva tanti, ma non troppi, anni fa!!!

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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