I magistrati possono continuare a sbattere innocenti in galera senza che la loro carriera subisca contraccolpi

Alcuni lettori, interessati all’ingiustiizia della giustizia italiana, mi hanno chiesto:
” Ma allora quando un magistrato sbaglia, viene punito o no? ”

In un Paese dove ogni anno vengono risarciti circa 1000 vittime sbattute in carcere seppur innocenti, il dilemma si fa sempre più delicato.  Il punto focale è quali siano i procedimenti disciplinari verso quei giudici che hanno danneggiato moralmente e fisicamente cittadini senza colpe.
Ho sempre affermato che l’ultima riforma sancita dal Governucchio di Renzi è solo un pagliativo e certi provvedimenti sono del tutto inefficaci.

Se entrate nel sito errori giudiziari.com capirete che non sono distante dalla realtà.

Infatti, secondo quanto affermato dal Presidente della Sezione disciplinare del CSM, Antonio Leone, parrebbe che la riforma governativa serva veramente a ben poco.

Quest’ultimo ha messo in evidenza che, oggi come oggi, certi procedimenti contro le toghe servano a poco e siano spesso inefficaci. Queste alcune sue parole: “Molti sostengono che se una persona viene prima condannata da un magistrato e poi assolta da un altro magistrato significa che la giustizia funziona. Chi lo dice dimentica che nel frattempo la persona interessata ha subito la galera, in alcuni casi la gogna. E’ inevitabile quindi fare una riflessione sull’operato dei magistrati. Il procedimento disciplinare, così com’è, funziona. Ciò che non funziona è che alla fine il magistrato non paga, perché manca l’efficacia della sanzione disciplinare”.

Personalmente certe dichiarazioni sanno molto di dileggio per non entrare nello scurrile.

Praticamente, la sanzione scatta, ma essa non avrà mai alcun effetto negativo sul reo con la toga. Potrà indisturbato continuare a colpevolizzare, a suo piacimento, persone del tutto estranee ai reati a loro addebitati.

Ancora Leone: “Potrei portare molti nominativi di magistrati condannati in via disciplinare per i ritardi di elaborazione degli atti, ma che non hanno subito alcun effetto negativo sulla loro valutazione di professionalità. Il problema è che non c’è alcun nesso tra sanzione disciplinare e valutazione di professionalità. Ma bisogna avere il coraggio di dire che quando un magistrato viene condannato con una sanzione, quella condanna deve influire sul suo avanzamento di carriera”.

Per riassumere quanto da me scritto in varie occasioni basta leggere il commento del Presidente del Tar della Toscana,Dott. Armando Pozzi: “Una volta magistrato, ti cacciano solo se commetti il più nefando dei delitti”.

Personalmente, ho una paura fottuta della giustizia dal 10 gennaio 2011.

 

 

 

 

 

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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