In vacanza con Beau e Baudelaire

Un viaggio, in una carrozza speciale, in un luogo speciale
Dal simbolismo all’eleganza sopraffina; dalle realtà impossibili all’odio e amore con il Principe di Galles.

Ormai sono secoli che per vacanze intendiamo spostamenti da una località all’altra, vicino o lontano che sia; quindi, viaggiamo cercando, in questo periodo di stand by, di ritrovare le forze e le idee necessarie dopo un lungo e logorante anno lavorativo; lungo e logorante per chi ce l’ha, solo logorante per chi è disoccupato.

Tra il 1800 e il 1850, mentre si affermava l’industrializzazione e svariati furono i miglioramenti tecnico-scientifici, gli intellettuali intuivano le prospettive negative di una collettività edonista e crudele, e comunicavano lo stato d’animo di dolorosa estraniazione e disagio che provavano.

Da ciò, l’argomento del viaggiare era consueto all’interno delle poesie dei simbolisti e riproduceva l’agognato desiderio di fuga da un ambiente inospitale e insostenibile per cercare un eremo sereno, in luoghi pieni di naturalezza e libertà.

Immaginatevi, pertanto, un viaggio in carrozza, una speciale carrozza, assieme a Baudelaire e George Brummel, più noto come Lord Brummell.

Si parlerebbe di viaggi attraverso mari tropicali e esotiche boscaglie, di raffinati corteggiamenti e di tessuti bellissimi provenienti dal lontano Oriente; itinerari ove abbandonarsi languidamente a suadenti visioni oniriche, e a scoperte originalissime di usi e costumi locali… realtà impossibili nelle distaccate e depravate città industriali, nelle quali dominava, e domina, incontrastata la regina del non sentimento, la noia.

Scriveva, Charles Baudelaire, nella sua poesia Spleen : “Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l’intero giro dell’orizzonte, un giorno nero più triste della notte.”

Spleen, significa letteralmente in inglese “milza”, “bile”; poi, in seguito, il vocabolo si diffuse con il senso di “tedio” , “malinconia”, rabbia, riprendendo, appunto, i vetusti insegnamenti medici che ponevano proprio nella milza la causa scatenante dell’esaurimento nervoso.

E’, ovvio, intuire che il titolo Spleen è puro significato di un male di vivere profondo, di un’ inadeguatezza al ribellarsi all’uggia mortificante.

“ Mio caro Charles, d’accordo, lei è il padre del simbolismo e dello sperimentalismo, amante delle visioni oniriche, talvolta prodotte dal suo eccessivo uso di oppio e alcol, ma perché non discorrere dei bellissimi bazar visitati a Istanbul, quei meravigliosi pizzi e sete che orneranno i miei panciotti e daranno un’estrema eleganza ai miei cashcool: quei lini purissimi che avvolgeranno le mie spalle deliziandomi e deliziando gli altri, quando vedranno tale perfezione? Provi a pensare a questo e vedrà, ne sono sicuro, starà meglio”.

Charles Baudelaire

“ No, prezioso amico, purtroppo, o forse non purtroppo, anzi per fortuna, sento che questa mia irreversibile crisi sia la mesma della società del nostro tempo; della realtà parigina e londinese, dalle quali proveniamo. Io discendo dal Romanticismo, mio caro, dal romanticismo più cupo, più straziante, non quello dei fiori, delle poesie all’adorata di turno; io ho amato solo la mia mulatta Jeanne e, forse, perché mi faceva da infermiera durante la mia falcidiante paralisi. Ho tentato varie volte il suicidio senza per altro portare a termine il mio compito. Ho avuto censure e processi a causa delle mie idee esposte ne I fiori del male, solo perché esprimevo tutto il mio malessere e il tentativo di evadere dalla realtà che mi opprimeva come cappio al collo. Quindi, per favore, non parlarmi d’ indumenti, pizzi e merletti. Eppoi, non hai sempre detto che potrei appartenere anch’io alla vostra ristretta cerchia di dandies?”.

L’evasione di Baudelaire, altro non era che un’illusione letteraria, una leggenda; il vero e solo viaggio fu il puro rimpianto di peregrinare verso destinazioni senza profili e senza denominazioni e al vocabolo venne assegnata, come sempre, la mansione di trasloco e di fuga così da “viaggiare senza vele e senza vapore”.

“ Sai, Charles ti capisco perché anch’io non sono poi quell’ ottimista che molti vedono in me. Alcuni mesi orsono ebbi a incontrare Mallarmé e anch’egli mi espresse il suo profondo desiderio di rompere definitivamente con la realtà che lo circonda, definita da lui come triste e e meschina. Mi disse che amava assaporare finalmente la libertà, sensazione mai provata; a tal riguardo ebbe a donarmi la sua lirica Brezza Marina, che ho trovato molto vicina alle tue idee.

Oggi, più che mai, mi sento profondamente dalla tua parte. Però, allo stesso tempo, non posso non raccontarti il mio odio e amore veso Giorgio IV, principe di Galles, che è un susseguirsi continuo di «oggi alle stelle domani alle stalle», sol perché pur compiendo numerosissimi esperimenti, rivelatisi tutti più che goffi, non riesce a parificare la sua eleganza alla mia. Addirittura ha tentato, dopo averne copiato forme e finiture, di lanciare la moda del gilet aperto; beh, gli hanno urlato « ma stai nella tua magione, non sei mica Beau…».

Beau, era il soprannome di Lord Brummell e significava inimitabile. Non solo nell’agghindarsi, ma anche nella magna eloquentia.

Sempre fornito di battuta pronta e tagliente, tipica del personaggio fuori dagli schemi, da messaggero libero della cultura di allora, da despota del pensiero, il più delle volte assolutamente originale.

I cuori femminili sobbalzavano a tant’uomo, e i suoi giudizi e massime venivano ascoltate ben più volentieri di quelle dei mariti.

Ma Beau, il signore dell’eleganza sopraffina, maestro del dandismo più accentuato, restava con i piedi ben piantati a terra e teneva a dire: “Restate nella società per il tempo necessario a produrre un effetto: quando l’effetto si è prodotto, andatevene”.

Odiava il presenzialismo, la mondanità… sì, non la sopportava, ma ne faceva buon uso.

Rispondeva, quasi sempre, agli inviti -sia a feste che a ricevimenti- sottoponendosi però a scorrerie riguardose quanto rapide; visite dalle quali si licenziava con una battuta, destinata, quando lui non v’era più, a risuonare per diverso tempo nelle conversazioni degli altri invitati.

“ Mio elegante maestro dell’agghindo, noto or ora, da questa eterea carrozza, che di sotto le cosa non è che vadano tanto meglio. In Italia, siamo proprio sopra di essa, non è che a raffinatezza stiano poi così bene.

Il capo del consiglio, tal Gentiloni, sembra un rifugiato politico tanto è banale nel vestirsi e nel disquisire, e certune donne della cassetta magica ( televisione) paiono uscite da una novella dei fratelli Grimm, ove certamente non ricoprono la parte delle belle addormentate .

Sai, credo proprio che il detto “ dopo un Nerone viene un peggiore” sia ben inscenato da questa congrega.

Noto, con stupore, che pure quell’invenzione chiamata sport, laggiù in Italia, è anch’essa in brutte condizioni. Scandali, scommesse, partite truccate, arbitri corrotti, scudetti cancellati. Ma lo sport non è definito da color che son vivi una delle risorse più importanti per lo sviluppo della vita, che svolge un ruolo fondamentale nella formazione, nella crescita ed è una guida educativa molto importante? Mah, valli a capire ‘sti italiani”.

“ Beh, l’Italia è un gran bel Paese, Charles, e ha anche molti pregi che ti vado a elencare, tipo una giustizia veloce e imparziale… perché scuoti la testa? Ah, stai leggendo i giornali dell’italico stivale; capisco.

Ha un servizio sanitario impeccabile, dove i soccorsi arrivano in un batter di ciglia e…

Nemmeno questo è vero… Cos’è quella tavoletta dove si animano le cose!?… Ma senti! È da essa che leggi le notizie.

Non esiste il problema del sovraffollamento delle carceri… Acc… ho capito, sto dicendo un’altra castronaggine.

Quindi se dico che la mafia non esiste più, che le caste sono pura invenzione, che la camorra…”

Cahrles e George se ne tornano con le celestiali carrozze nelle rispettive nuvole, delusi, molto delusi, da ciò che hanno visto, da una realtà che -in fondo in fondo- forse era meglio allora.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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