Andrei Chikatilo, il necrofilo cannibale che distrusse la grande farsa di Stalin e del Kgb: “Nel paradiso dell’URSS non esiste il male”, dicevano…

L’ URSS era, secondo i suoi leader, un paradiso perfetto.

Tanto perfetto che  durante la Seconda guerra Mondiale si macchiò di un crimine tremendo con l’uccisione di 22mila civili e soldati polacchi, denominato poi lo sterminio di Katyn.

La spiegazione poi fornita fu che detta azione era stata programmata da tempo per ripulire la Russia dal marcio di certe convinzioni polacche, insomma un vero e proprio paradigma di giustizia.

Ma non solo, detto gesto portò a dire i vertici del Governo che tutto era stato fatto per mostrare al popolo che gli unici pericoli dell’ URSS erano stati spazzati via e che da loro non esistevano nè stupratori, nè assassini seriali.

I pezzi grossi della politica e del KGB (fondati nel 1954) assieme a Stalin aggiunsero che ” il famigerato sistema capitalistico era l’unico che poteva produrre tali storture”.

Tuttavia, negli anni ’70 e ’80 (dopo la morte del compagno Stalin avvenuta nel ’53), un soggetto non proprio edificante raggiunse il Paradiso in terra per dargli una notevole scossa emotiva.

Vi riuscì distruggendo le vite di più di cinquanta persone e perpetrando contro i loro corpi tutti i tipi di aberrazioni possibili. Mangiò gli organi sessuali (sia testicoli, uteri, capezzoli) per eiaculare sui corpi mentre affondava la sua lama d’acciaio .

Quel criminale era Andrei Chikatilo . Un uomo che, con la sua malsana ossessione per il sangue e il sesso, mostrò al KGB e al governo sovietico che anche in URSS esisteva il male…e che male!

Il mostro, nacque in Ucraina il 16 ottobre 1936, in un piccolo villaggio.

A quei tempi la carestia, causò milioni di morti e molti cadaveri venivano ammucchiati nei campi e per strada.

Vi era un piccolo, di nome Andrei, che assieme a sua sorella stava ascoltando -nel ventre di sua madre- che il loro fratello Stepan fosse stato rapito e divorato dai contadini del vicinato per via del lunghissimo digiunare.

Sebbene questa sembri una narrazione del mito negativo di Chikatilo, è invece realmente testimoniato che, in quegli anni trenta, la pratica del cannibalismo era utilizzata a livello di sopravvivenza.

A scuola si mostrava molto ritirato e bizzoso, incapace di accettare la propria miopia, (i primi occhiali deciderà di inforcarli al 29mo anno di età, e fino a dodici bagnerà il letto).

Veniva, sovente, umiliato dai suoi coetanei; chiunque poteva offenderlo e dirgli cose malevoli, tanto lui ascoltava silenzioso e sopportava.

Non c’è da stupirsi, quindi, che nel tempo la sua mente potesse essere riempita esclusivamente da ricordi devastanti e terribili.

Più cresceva e più diventava timido con le donne, al punto da distruggere moralmente il suo primo tentativo di sesso, eiaculando dopo pochi secondi il contatto con una giovane. La ragazza appena ricomposta raccontò tutto alle sue amiche e da quel giorno nacquero le prime voci sul suo strano rapporto col sesso.

Nonostante tali problemi, riuscì a sposarsi, e non ottenendo mai l’erezione, poté comunque eiaculare. In una di queste rare occasioni mise incinta la moglie, la quale però restò sempre ferma sull’idea che egli fosse impotente dalla nascita.

Si dimostrò un marito dal carattere taciturno e grande lavoratore, e non ebbe mai ad alzare la voce verso i figli; un rispettato membro del Partito comunista che leggeva i giornali e si manteneva informato.

Alla scuola dove lavorava, i suoi studenti ridevano di lui, e lo chiamavano “l’oca”.

Egli rimaneva impassibile senza curarsi di loro.

Un giorno, però, quando iniziarono a chiamarlo “effeminato” non ci vide più, prese una coperta la gettò addosso a due dei ragazzi irridenti e cominciò a prenderli a calci.

Da allora, per paura di ritorsioni da parte dei genitori, e degli stessi amici dei ragazzi maltrattati, portò con sé un coltello per autodifesa.

Nel 1978, Cikatilo si spostò a Sachty, una piccola città mineraria vicino a Rostov.

Qui, il 22 dicembre dello stesso anno, ucciderà per la prima volta, rivolgendosi a una bambina di nove anni trovata per strada, e convincendola a seguirlo in una baracca di sua proprietà alla periferia della città.

Sapeva come parlare ai bambini, era stato un insegnante e aveva due figli. Una volta lì la spogliò con violenza.

Per inciso, fece un graffio su un braccio della giovane, così da far scorrere il sangue, fatto questo che lo portò, da allora, a impostare un fatale legame tra il sangue e il sesso.

Poi prese un coltello e infierì sullo stomaco dell’adolescente.

Ad ogni pugnalata gli sembrò di essere vicino all’orgasmo, continuando fino all’eiaculazione. Chikatilo stava cercando di soddisfare i suoi bisogni sessuali spinto dalla speranza di diventare come gli altri, ma non ci riuscirà mai.

Il 3 settembre del 1981, ucciderà la sua seconda vittima, Larisa Tkachenko di 17 anni, convinta di andare con lui nei boschi a fare sesso, ma notata l’impotenza dell’ uomo e non riuscendo a trattenere una risata, l’ultima, si sentirà afferrare il collo e di lì a poco perderà i sensi.

L’uomo eiaculerà sul cadavere, dopo averle rosicchiato la gola, tagliato e mangiato i seni con animalesca frenesia.

Da quel momento seppe che avrebbe ucciso e ucciso e ucciso.

I primi due omicidi apparvero, agli inquirenti, pura casualità.

Credettero che in entrambi i casi, le sue intenzioni fossero solo di natura sessuale. Senonché le urla successive, colme di terrore, lo eccitarono da cambiare del tutto intendimento.

Il terzo assassinio fu compiuto ai danni di Biryuk Lyuba, che venne rapita da un villaggio e accoltellata 35 volte nella foresta, con mutilazione degli occhi: questo sarebbe diventato un luogo comune nei suoi omicidi, la mortale firma di Chikatilo.

Il cannibale, ammazzò altre tre persone nel mesmo anno, compresa la sua prima vittima di sesso maschile, Oleg Podzhivaev di 9 anni, il cui corpo non venne mai ritrovato, ma della cui morte si incolpò lo stesso Chikatilo affermando di essere il responsabile e di avergli mangiato i genitali. La stampa, iniziò a mettere il mostro -ogni giorno- in prima pagina, descrivendolo come un serial killer, scrivendo che il modus operandi era sempre lo stesso, che le vittime venivano condotte, di regola, nei boschi, con segni di violenza e sadomasochismo, e dalle quali venivano estirpati i genitali.

Molte di loro erano giovani fuggiti da casa, o ritardati mentali, quindi facili da adescare.

Nel 1984, massacrerà 15 persone.

Chikatilo, selezionerà le sue prede tra la folla delle stazioni ferroviarie e alle fermate degli autobus, e con un pretesto, le convincerà a seguirlo in zone boscose.

In una di queste occasioni gli investigatori notarono che su un cadavere c’erano più coltellate inferte delle altre volte, circa 50-60 contro le 20-30 precedenti.

Tutte però erano state mutilate degli occhi, dei genitali, dei seni… con coltelli affilati e… denti.

La tecnologia russa delle squadre d’investigazione, arcaica di natura, ostacolò l’indagine analitica dell’evento.

Sui giornali non vennero pubblicate le foto dei corpi straziati per non creare il panico, nonostante fosse già ben presente in tutta Rostov. Gli uomini incaricati delle indagini erano l’investigatore Viktor Burakov e il colonnello Fetisov.

I due, per primi, pensarono che l’assassino attirasse le loro vittime nella stazione ferroviaria di Rostov, o in altre vicine. Decisero, perciò, di far monitorate dagli investigatori tali luoghi, alla ricerca di eventuali comportamenti sospetti o di chiunque si fermasse a parlare con ragazzi o ragazze.

Chikatilo, fu scoperto in una di queste stazioni mentre stava cercando di adescare una bambina. Gli inquirenti lo arrestarono e lo portarono al commissariato di polizia. Nella sua borsa venne trovata della vaselina, corda, asciugamani sporchi e un coltello da cucina. Il suo sangue fu sottoposto a controlli accurati. Essi, rilevarono sangue di tipo A… ma il presunto assassino ricercato aveva il tipo AB, dai test sui campioni di liquido seminale trovato sulle vittime. Furono così costretti a rilasciarlo.

Il profilo dell’assassino fu elaborato dal prof. Bukhanovskym, uno dei più emeriti psicologi russi del tempo. Lo denominò assassino X, e concluse che non era un omosessuale, ma un uomo con famiglia e prole, con gravi problemi d’ambientamento sin dall’infanzia. Il killer sadico sarebbe apparso in là con gli anni, come forma di dominazione sulle persone che lo avevano sottomesso sino ad allora.

Anni dopo, Bukarov, contattò l’ex datore di lavoro del mostro di Rostov, e venne a conoscenza che, i giorni nei quali venivano commessi gli omicidi, Cikatilo era assente dal lavoro.

Andrei venne nuovamente fermato. Stavolta trovarono un taglio sull’indice della mano sinistra, e abrasioni sui suoi organi genitali. Il serial killer negò ogni addebito, ma quando gli venne perquisito lo zaino rinvennero un coltello da cucina, tipologicamente corrispondente a quello dell’assassino ricercato.

Chikatilo, passò, dopo alcune ore, sotto stretto -e continuo- interrogatorio da parte del prof. Bukhanovsky. Trascorse due ore e mezzo il mostro crollò, e finì per confessare che da anni non riusciva più a controllarsi, spiegando che era soggetto ad angosciosi attacchi d’ansia che venivano soffocati solo con l’ appagamento sessuale tramite uccisione e mutilazione:

Aggiunse, anche, che trovava d’infinito gradimento il cannibalismo.

Concluse la sua deposizione, con l’ammissione di almeno 53 omicidi. Due giorni dopo, condusse alcuni inquirenti nei luoghi ove erano nascosti i cadaveri di vittime non ancora conosciute alla polizia.

La discrepanza del tipo di sangue è ancor oggi da spiegare. Alcuni dissero si trattasse di una rara malattia del sangue in cui i globuli, piastrine e lo sperma erano di tipi diversi.

La ragione per cui Chikatilo mutilava, con furia selvaggia, gli occhi delle vittime era dovuta al fatto, egli credesse, che le pupille mantenessero, come in una foto, il volto dell’assassino dopo la morte.

Fu processato il 4 aprile 1992 e nonostante il suo atteggiamento insolente durante il processo per passare da pazzo, fu giudicato capace di intendere e di volere. Fu sentenziata, perciò, la pena di morte.

L’esecuzione avvenne con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov il 14 febbraio 1994.  Il giorno prima il Presidente russo Boris Eltsin, negò la clemenza, richiesta dall’ufficio della difesa di Čikatilo.

Da allora la Russia passò dal Paradiso all’inferno.

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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