Calunnie e doppiopetto blu ( il mio romanzo )

Anti prefazione

Odio le prefazioni dei libri e non ne capisco il loro uso sproporzionato.
E’ solo un viscido modo di suggestionare le riflessioni del lettore, esprimendo non tanto una migliore malleabilità del testo ma, fondamentalmente, tentando in maniera inelegante di anticipare un giudizio che, per forza di cose, influenzerà certune categorie di lettori.
Quindi, una manovra subdola di riempire la mente di chi legge con giudizi ineccepibili sui caratteri più importanti del libro.
Addio, dunque, al piacere della scoperta della lettura e via libera alle inammissibili anticipazioni in merito alla trama in cui il lettore amerebbe tuffarsi, alle miriadi di meditazioni filosofiche sulle più recondite prospettive dell’autore con i soliti, pedanti legami ascetici attinenenti altri testi.
Per questo non leggerete la mia prefazione anzi, aggiungo, vi troverete a sfogliare le pagine assolutamente non corrette dei miei scritti, in quanto creati nei momenti più profondi e sentiti e, pertanto, del tutto intoccabili.
Troverete degli errori? Pazienza.
Refusi? Tollerateli…
Sono stati fatti nel momento di massima ispirazione e ho voluto, stavolta, presentarvi il mio libro scevro da ogni ritocco possibile.
Lo so che è una follia, ma che ci volete fare son fatto così!

 

Capitolo 1
Una giornata cominciata male

– Mr. Peter Cummings? Un attimo, prego! Siamo della Polizia del distretto di Hoboken.–
Era una calda, ma ventilata mattina di fine giugno quando Peter si sentì investire da queste poco rassicuranti parole mentre stava salendo a bordo della sua nuova fiammante Aston Martin, color verde bottiglia.
Li guardò profondamente e lungamente negli occhi quei due detective dell’ antitruffa di Hoboken, allorché preso da una sorta di profonda irrequietezza, quasi obbligato da crescente imbarazzo, li invitò ad entrare in casa.
Quella mattina Mr. Cummings, come era solito fare, si era alzato presto per leggere on line le notizie dei quotidiani, immergersi in un bagno “ristoratore” e attendere l’ orario della “vestizione”: il momento in cui esprimeva il massimo di se scegliendo con cura cosa indossare. Un vero e proprio rito che, nelle mattine cupe e senza sole, gli rendeva più piacevole affrontare la giornata: un vero e proprio Prozac versione fashion-style. Quel giorno aveva deciso di “agghindarsi” con un paio di pantaloni grigi della Hachett, una giacca doppiopetto blu di Ralph Lauren dalla quale emergeva una camicia a righe bianca e celeste il cui colletto evidenziava una cravatta di cashmere gray a piccoli pallini rossi. Dal taschino del blazer spuntava la pochette bianca con le iniziali PC, in corsivo europeo, e dalle maniche dello stesso i gemelli d’argento della camicia rappresentanti due elefanti indiani.
Completavano l’ensemble un paio di scarpe a stivaletto di camoscio blu della Shipton & Heneage.
Era sceso al piano di sotto, si era gustato la consueta colazione a base di uova strapazzate con bacon, ciambelle fatte appositamente per lui da Flavour Cakes secondo una antica ricetta fornita dallo stesso Peter che l’aveva trovata da un antiquario italiano. Sorseggiando un succo di mirtillo, aveva iniziato a leggere i giornali, nelle pagine dello sport si soffermò sulle vicende dei Los Angeles Lakers, di cui era appassionato sostenitore, nonostante fosse più comprensibile una simpatia per i New York Knicks, e apprestandosi ad uscire aveva indossato un cappotto di lana e cashmere beige di Gucci.
Peter Cummings aveva 43 anni, alto circa un metro e ottantacinque, capelli biondi e occhi nocciola, volto giovanile: la cornice del suo “vestiario” lo rendeva veramente un tipo originale, insomma una persona che si faceva notare.
Lavorava già da 13 anni come dirigente responsabile del marketing in una grande e famosa industria di personal computer di Hoboken, nella quale era molto apprezzato dal Presidente e proprietario Mr David Harold Roughoaks, un ottuagenario che stravedeva per lui e per la sua personalità.
Peter fin dal primo incontro era piaciuto subito all’ anziano titolare che, a sua volta, si dimostrò, nonostante il ruolo, una persona splendidamente aperta e semplice nei modi, qualche volta forse un po’ arrogante, ma mai con lui. Tutto aveva avuto inizio un pomeriggio primaverile del 1998.
Mr Roughoaks lo aveva accolto con i figli Donald e Elizabeth oltre al genero Steven Mortimer e al direttore del personale Roger Mulligan.
L’ abbigliamento e la personalità e il parlare forbito di Peter avevano colpito l’anziano capitano d’industria, avvezzo al linguaggio rozzo e approssimativo di figli e genero che lo affiancavano nel lavoro.
–Ne riparliamo più in qua – aveva farfugliato litigando con la sintassi – mi lasci pensare, perchè lei è una persona troppo elevata riguardo alla figura di manager che io cercavo. –
Si erano salutati con una decisa stretta di mano e nella stanza di Roughoaks era rimasta solo la scia del profumo Creed, lasciata dall’elegante Peter.

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Calunnie e doppiopetto blu

 

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Autore: massimomelani-italiasenzagiustizia

Con i miei articoli capirete perchè non avere mai a che fare con le toghe italiche è vivere sereni. Parlerò anche di moda, attualità e politica...

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